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Sequestri d’olio inesistenti

Tanto clamore mediatico e poi il nulla di fatto. Sembra che qualcuno abbia piacere a suscitare allarme. Resta da chiedersi a chi giova destabilizzare l’economia italiana. Ciò che stupisce, è che in questo gioco alla demonizzazione del comparto oleario siano coinvolte le stesse istituzioni. Il lato increscioso, è che le notizie risultate clamorosamente false non vengano di fatto smentite. Si tratta solo di errori?

Luigi Caricato

Sequestri d’olio inesistenti

Partiamo da una notizia Ansa diffusa in data sabato 24 gennaio 2015. Il titolo: “Stoccaggio irregolare olio, maxisequestro”. Sommarietto: “Duemila tonnellate nel brindisino. Controlli Nas, sospesa attività”.

La notizia è stata ripresa dalla quasi totalità di testate, on line e cartacee, non sappiamo se in tv, ma poco importa. L’obiettivo era comunicare. Far sapere. Mettere a conoscenza il lettore/consumatore di una anomalia. Non un sequestro banalissimo, ma un maxi sequestro. Con la sospensione dell’attività. Presuppone qualcosa di grave. In tanti non potevano che ricamarci sopra. Ormai le notizie più battute dalle agenzie sono quelle che risultano più eclatanti.

Leggiamo, sempre dall’Ansa: “Un sequestro di 2.000 tonnellate di olio d'oliva è stato eseguito in un deposito nel brindisino dai carabinieri del Nas di Taranto. Secondo quanto accertato il prodotto, del valore complessivo di sei milioni di euro, era stoccato in cisterne prive di autorizzazioni e in assenza dei requisiti igienico-sanitari in uno stabilimento nei pressi di Fasano. La Asl di Brindisi ha emesso provvedimento di sospensione dell'attività. L'olio sequestrato sarà ora sottoposto ad analisi”.

Una persona estranea alle dinamiche che muovono simili notizie, legge allarmata: si preoccupa, si chiede legittimamente se c’è da fidarsi. Poi, sui social monta l’indignazione. E anche qui ci ricamano sopra. In molti pontificano.

Noi, come è nostra consuetudine, non abbiamo riportato la notizia, sia perché ci interessano poco le notizie di cronaca, preferendo piuttosto gli approfondimenti, e sia, in ogni caso, al di là di tutto, perché non ci fidiamo molto di quanto viene comunicato (anche per vie ufficiali) da qualche tempo a questa parte.

In più occasioni abbiamo espresso forti dubbi sulla bontà di tali comunicazioni. Sono dispacci tesi per lo più a mettere in luce il brillante lavoro delle forze dell’ordine, o degli organismi di controllo. Il pretesto di questo eccesso smodato di comunicazioni, non è fornire una notizia, ma mettere in luce ed elogiare i soggetti che presiedono a tali operazioni.

In una Italia che gioca male le sue carte, bravissima a farsi male da sola, è facile scivolare sul fronte della comunicazione. L’occasione di questa falsa notizia, che ho potuto direttamente appurare, la dice lunga sulla superficialità con cui vengono diramate informazioni così delicate, con una negligenza mista a improvvisazione.

Il dubbio è sempre in agguato. In materia di oli da olive si parla e si scrive sempre di frodi e sofisticazioni, ma non si conosce la reale entità del fenomeno: si dice, si dice, ma poi di fatto quanto del detto e comunicato coincida con la realtà, offrendo numeri certi è sempre molto incerto.

Quante, tra le notizie date, corrispondono al vero? Il dubbio francamente ci assale. Nessuno può garantirci che una notizia sia vera.

Nel caso specifico, riportato dall’Ansa, si è trattato di un errore. Grave. II giorno immediatamente successivo si è potuto smontare tutto il castello in aria. Maxisequestro? Macché.
Il deposito indicato nella nota stampa diffusa dalle agenzie erano in realtà silos in acciaio inox.
Non era stato nemmeno prelevato alcun campione da sottoporre ad analisi.
Non era stata sospeso l'esercizio dell’attività, come invece risulta dalla falsa notizia.

Per ciò che concerne il deposito in cui era immagazzinato l’olio, questo è tuttora dotato della necessaria autorizzazione sanitaria.
Non vi è stato pertanto alcun sequestro, e, di conseguenza, il riferimento a un maxisequestro di duemila tonnellate d’olio è stata espressione della libera fantasia della talpa che ha fornito la falsa notizia alla giornalista, poco più che ventenne che l’ha redatta per l’Ansa.

In sostanza, si trattava di dieci silos in acciaio, su cui c'erano tutte le autorizzazioni sanitarie prescritte a nome del proprietario degli stessi. Poichè tali silos erano stati dati in locazione, i controllori hanno richiesto la dia, quindi un'autorizzazione, a nome anche dell'affittuario.

E’ emersa subito la stranezza della questione, in quanto la richiesta era quanto meno assurda e incongruente, visto che gli stessi silos erano impiegati anche come deposito per conto del Ministero delle Politiche agricole, e, in quanto affittuari quest'ultimi, non richiedevano alcuna dia a proprio nome, basandosi espressamente sulla dia del proprietario del deposito.

La richiesta di una dia, è stata infine risolta con un banalissimo timbro. Siamo insomma ai limiti del grottesco, tra burocrazia e nonsenso.

Intanto i giornali, famelici di brutte notizie, ci hanno potuto ricamare sopra, come solitamente avviene in tali casi, inventando di sana pianta altre storie, parallele, che nemmeno la talpa stessa (almeno, si spera) avrà mai comunicato ai giornali. Tutto qui.

Non è una storia edificante per il Paese, anche perché fa insorgere un grande dubbio su quanto comunemente si legge, si ascolta o si vede sui media.

Resta un terribile interrogativo che si impone con estrema urgenza: a chi giova tutto ciò? Chi ne trae vantaggio?

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato

Luigi Caricato - 17-02-2015 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

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Luigi Caricato

11:37 | 19 febbraio 2015

E' con grande dolore, caro Romano, che da lungo tempo ormai assisto impotente a questo degrado delle istituzioni.

Non c'è più il senso del rispetto. Tutto è diventato una rincorsa a mettersi in mostra, senza curarsi del Paese, di chi vi abita e di chi vi lavora.

Analizzando tutti i comunicati stampa istituzionali, emerge un quadro desolante. Io mi illudo ancora di assistere a un'Italia diversa - e ancora non capisco a chi giovi questo discredito continuo.

Romano Satolli

18:09 | 18 febbraio 2015

Luigi, quello che hai scritto lo avrei scritto anche io pari pari. Altri tempi quando al Ministero dell'Agricoltura, il SRF dipendeva dalla Tutela Economica dei Prodotti Agricoli e le notizie di azioni, anche eclatanti, non venivano date alla stampa, per non danneggiare, per colpa di uno, migliaia di aziende oneste. Oggi conta solo apparire: i nomi dei poliziotti, fino a quello del commissario che ha coordinato l'azione, il nome del Procuratore per un fatto che comporta farsi vedere anche di persona sui TG. Hai poi notato che ogni operazione (ormai sono in concorrenza, tra NAS, , NOC, NOE,ICQRF, e via verbalizzando, indicano anche il valore del sequestro? Anche nel caso di Brindisi, che, avevo capito, trattavasi di una cretinata. Che bisogno c'è di indicare il valore in euro? Lo stesso fa la GdF quando sequestra i beni per la scoperta di evasioni. Perchè non ci dicono, invece, quanto e quando ha incassato realmente lo Stato dai miliardi di euro indicati nelle operazioni? Possibile che dobbiamo sempre essere considerati degli allocchi a quello che ci dicono dai giornali e dalla TV? Credo che ormai siano pochi i cittadini che credono alle balle che, partendo dal capo in testa, arrivano giù giù fino allo sprovveduto ed inetto cronista di paese.

Emanuele Aymerich

10:13 | 18 febbraio 2015

Devo dire che la notizia mi aveva puzzato sin dall'inizio, in quanto priva di elementi fondamentali per capire la reale gravità del fatto. Non c'era nessuna accusa di contraffazione e chi lavora nel settore sa bene che pure se ci fossero stati una chiusura dell'attività o un sequestro potevano essere dovuti a volte a motivi assurdi o insignificanti. Certo, chi non è del settore avrà abboccato come un salame.

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