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La mosca spiegata ai bambini

Sarà una olivagione decisamente più favorevole alla Bactrocera oleae. Il dittero Tefritide infeudato alle specie del genere Olea, è il protagonista principale della campagna olearia da poco iniziata. I tanti esemplari in circolazione nelle campagne italiane, da sud a nord, stanno facendo una grande scorpacciata di olive. Gli agricoltori però le odiano, dicono che sono ingorde

Maria Carla Squeo

La mosca spiegata ai bambini

Le ali sono trasparenti e iridescenti, presentano una piccola macchia scura in alto. A osservarle bene, gli occhi sono di colore verde tendente al bluastro. L’addome è castano chiaro con evidenti macchie più scure. Il torace è invece grigio tendente al bluastro con lo scutello di color avorio.

La femmina della mosca ha il ruolo principale. Il suo apparato ovopositore determina i successo della presenza massiccia di mosche.

Gli olivicoltori sono un po’ stanchi di questa lotta infinita. La presenza del dittero è recente, risale intorno alla fine della prima metà dell’Ottocento, e ora, in questo anno 2016, la presenza delle mosche nei campi olivetati sta ormai dominando la scena. In molti ricordano il disastro capitato nel 2014. Siamo più o meno a quei livelli di presenza.

La mosca delle olive si chiama così proprio perché si concentra in via privilegiata sulle drupe dell’olivo. Anche quelle dell’olivastro vengono in verità prese di mira. Evidentemente il frutto piace. Le mosche olearie ne sono ghiotte. C’è più di una generazione di mosche. Nel corso delle loro vita si danno da fare per nutrirsi della bontà delle olive. Sono frutti nutrienti, gustosi.

Le mosche diventate adulte possono vivere anche alcuni mesi. Si cibano senza sosta, preferendo alimenti più zuccherini, senza trascurare nemmeno il polline, ma non si tirano indietro davanti ad altri cibi. Le olive, però, sono la loro beatitudine.

La femmina delle mosche fa girar la testa ai maschi, come spesso succede anche a noi umani. Già dopo qualche giorno dallo sfarfallamento, la mosca femmina emette un feromone che attira i maschi. È tutta una questione di sesso. Chiamatela pure seduzione, se volete.

Le femmine, sempre loro, scelgono con ogni cura le olive nelle quali deporre le uova. È tutta una questione di stimoli. La vista e l’olfatto giocano un ruolo importante. Loro, le femmine della mosca, non si tirano mai indietro. Sono anzi capaci di individuare il frutto più accattivante. Preferiscono di gran lunga le olive più grandi. Mica sono sceme. Tutte le femmine, di qualsiasi specie vivente, si sanno imporre. Troppo intelligenti. Per questo vanno rispettate tutte le femmine del mondo, di tutte le specie viventi. Sono loro il futuro.

Per loro la campagna del FertilityDay, tanto voluta dal ministro della Salute Lorenzin non serve. Pensate che la produzione quotidiana di uova per femmina è di 10, e a volte addirittura di 20 al giorno. Se le condizioni sono a loro favorevoli, le femmine della mosca olearia non si tirano certo indietro. Mica sono stupide. Ne approfittano. Fanno il bene della loro specie. La loro condizione di generatrici di nuove mosche quando sono nel momento d’oro, come per l’olivagione 2016, può complessivamente giungere a una produzione di alcune centinaia di uova.

È sempre la femmina della mosca la protagonista. Il maschio è solo di supporto, magari canta una serenata alla femmina, chissà, per deliziarla.
La femmina, sempre all’opera, perfora l'oliva che ha scelto con ogni cura. Se ci fate caso e andate in campagna tra gli olivi, noterete che la puntura forma subito dopo una macchia sull’oliva, dai contorni netti, dal colore brunastro. No ci si può sbagliare. Si nota anche una forma triangolare della puntura del frutto. Pensate un po’. Dovete sapere che le tracce si lasciano sempre. Basta avere occhi per vedere.

Abbiamo messo in evidenza come le deposizioni di uova possano essere anche più di dieci al giorno. è vero, ma le femmine della mosca sono intelligenti. Scelgono altrettante olive per deporre le uova. Un solo uovo per oliva, dunque. Anche perché la femmina della mosca non è stupida. Mentre perfora l’oliva e depone l’uovo, pensa anche ad aspirarne il succo stesso dell’oliva. Capite benissimo che tutte le femmine di tutte le specie sono multitasking. Troppo brave! In più c’è da osservare che con questa sua voglia di suggere succo dalle olive, la femmina della mosca contribuisce a marcare l’oliva producendo delle sostanze repellenti. Avete capir come sono brave le femmine? Pensano a tutto loro.

Poi è il tempo della larva. Questa a sua volta entra nel cuore del frutto e scava una galleria via via sempre più grande, gradatamente
crescente. C’è tutto un meticoloso lavoro dietro a ogni mosca che vedete circolare negli oliveti, non pensate che vengano così per nulla, solo per perdere tempo. Lavorano sin da subito, si danno un gran da fare. Attraverso la galleria che la larva ha creato, si apre la via di sbocco per quando la mosca diventerà adulta e volteggiare in aria festosa, fischiettando giuliva ai contadini che invece sbuffano di rabbia.

La mosca delle olive non è pigra. Se le condizioni sono ideali, allora può mettere a segno dalle 2 alle 5 generazioni nel corso dell’anno. Come si fa a non rimanere colpiti dalla loro dedizione? In fondo, sì, è vero, noi le detestiamo, ma anche loro amano le olive, così come noi esseri umani. Perché arrivare a odiarle. Bisogna conviverci. L’olivo no è forse il simbolo della pace. Ci sono olive per tutti, di solito le piante di olivo sono generose. Non ditelo però agli agricoltori, loro non vogliono dar confidenze alle mosche. Le odiano, dicono che sono ingorde, ma come si fa a non accettare la convivenza. I frutti della natura sono per tutti, o non è così che ha voluto che sia il Creatore?

 

 

Le illustrazioni sono di Valerio Marini

 

Maria Carla Squeo - 04-10-2016 - Tutti i diritti riservati

Maria Carla Squeo

Si è occupata di organizzazione di eventi, tra cui le edizioni del grande happening Olio Officina Food Festival a Milano, in qualità di assistente alla direzione e coordinatrice. Collabora con il progetto Olio Officina sin dal suo esordio nel novembre 2010.

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