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La canapa alimentare

Si attende che il nuovo governo sciolga ogni esitazione, in modo da consentire al settore di muoversi senza le esitazioni dell’ultimo periodo. È dal 2017 che si attendono risposte, in attesa di unregolamento che fissi regole e imponga limiti chiari. Per il cibo si usano prevalentemente i semi o i derivati, che non contengono Thc, se non in tracce per eventuali contaminazioni con le infiorescenze. La normativa però non è completa

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La canapa alimentare

Il convegno si è svolto dopo gli ultimi interventi normativi limitanti gli usi delle infiorescenze di canapa. Presenti le organizzazioni agricole, Assocanapa, Federcanapa e diversi coltivatori.

Il presidente di Federcanapa, Beppe Croce, ha evidenziato le criticità che ancora affligge la coltura in Italia e annunciato la preparazione di un dossier che la federazione sta elaborando sui punti ancora aperti della legge sulla produzione di canapa in Italia e del suo utilizzo anche in campo alimentare. Purtroppo, è dal 2017 che i coltivatori stanno aspettando il regolamento relativo per fissare regole e limiti chiari.

Infatti, la legge 2 dicembre 2016, n. 242, che regola la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, non è stata seguita dal decreto attuativo, bloccando di fatto il possibile sviluppo del settore, anche nell’alimentare. Anche interventi di altri relatori presenti tra cui Glenda Giampaoli, direttrice del museo della canapa di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), hanno rilevato che al momento i prodotti alimentari a base di canapa consentiti sono maggiormente quelli tratti dai semi. Il comparto però potrebbe svilupparsi molto, anche sotto forma d’integratori, se solo ci fossero limiti e paletti chiari nella normativa.

“La legge del 2016, ha spiegato Croce, cita espressamente l’uso alimentare. L’impiego dei semi di canapa negli alimenti era già stato autorizzato da una circolare del Ministero della Salute del 2009. Al momento quello è il punto di riferimento. Così per il cibo si usano prevalentemente i semi o i derivati, che non contengono Thc, se non in tracce per eventuali contaminazioni con le infiorescenze.

La normativa però non è completa: restiamo appunto in attesa di un regolamento che precisi quali sono i livelli di Thc consentito nelle varie categorie di utilizzo della canapa. L’auspicio è che il nuovo Governo possa finalmente affrontare la questione”. La normativa pur carente mantiene alcune produzioni come tisane, birra, prodotti con infiorescenze, ai limiti di una legge che ancora manca a dettare limiti chiari.

Anche in questo caso, una fotografia del numero di produttori ed estensione delle coltivazioni non esiste. Si calcola circa 3-4000 ettari di coltivazioni frammentate, ma non esiste un registro nazionale, c’è solo quello degli iscritti all’agenzia per le erogazioni in agricoltura.

La quarta edizione dell’European Cannabis Report di Prohibition Partners (​​principale fornitore mondiale di approfondimenti sul mercato della canapa), pubblicata a gennaio 2019, afferma che l’Europa è destinata a diventare il più grande mercato legale di cannabis del mondo nei prossimi cinque anni. Solo negli ultimi 12 mesi, l’industria europea della cannabis è cresciuta più che negli ultimi sei anni. La ricerca stima che il mercato europeo della cannabis varrà fino a 123 miliardi di euro entro il 2028. A fronte delle criticità in Italia Euromonitor International in un recente report sulla Cannabis legale prodotto nel 2019, si aspetta che raddoppieranno le vendite globali di alimenti confezionati in Cbd nei prossimi due anni.

 

 

Si ringrazia per la notizia Marcello Ortenzi

OO M - 07-10-2019 - Tutti i diritti riservati

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