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La crisi dell’Europa

Pochi sanno che l'Unione europea non ha mai voluto riconoscere le associazioni europee, perché teme le formazioni sociali intermedie. L’attuale Ue vuole controllare tutto e tutti attraverso un potere economico e politico invasivo. Per uscire dal guado sarebbe bene abbandonare l'idea di integrazione livellatrice e omologante e realizzare una interazione tra le culture fondata sulla reciprocità e il mutuo aiuto

Alfonso Pascale

La crisi dell’Europa

E' illusorio pensare di evitare i conflitti fra Leviatani (gli stati nazionali europei) costruendo una sorta di super-Leviatano europeo. Rimarremo dentro la stessa logica hobbesiana che concepisce la società partendo dal presupposto "homo homini lupus". Se non ci liberiamo di questo pregiudizio non faremo nessun passo avanti.

La crisi dell’Unione Europea è l'esito di una insofferenza delle popolazioni nei confronti di un potere, quello dei burocrati di Bruxelles, che cercano di integrare l’Europa costruendo una sorta di super-Stato, anziché cercare di realizzare una federazione di Stati che lasci il massimo delle libertà a ciascuno di essi e unifichi gli interessi comuni.

Quali sono questi interessi comuni da unificare? Innanzitutto l'interesse a relazionarsi insieme verso il resto del mondo per promuovere lo sviluppo delle aree da cui provengono le migrazioni. L'altro interesse comune è la pace interna ed esterna, attraverso una maggiore solidarietà e cooperazione interna e la costruzione di partnership con altri Stati o organismi sovranazionali.

Per realizzare una siffatta unità europea, un criterio di governance globale non può che essere la sussidiarietà. Questo significa che ciascuno deve agire in modo da aiutare l’altro a fare ciò che l’altro deve fare. Non sostituirlo, ma capacitarlo.

L’Europa potrà diventare Unione politica se sarà una rete di reti di relazioni fra soggetti di società civile che creano una cittadinanza europea dal basso e sono sostenuti da un sistema politico (l’Unione) che agisce in modo sussidiario verso di essi. Non si può non vedere che oggi avviene del tutto il contrario..

Pochi sanno che l'UE non ha mai voluto riconoscere le associazioni europee, perché teme le formazioni sociali intermedie. L’attuale UE vuole controllare tutto e tutti attraverso un potere economico e politico invasivo. C'è un intento non detto nell'idea di super-Stato con una moneta unica che attraversa trasversalmente le culture politiche di tutti i raggruppamenti: in un super-Stato si applicherebbe esclusivamente la norma del voto democratico; cioè la regola secondo la quale il più forte imporrebbe la sua volontà.

Una federazione fondata, invece, anche sul principio di sussidiarietà tutelerebbe le singole comunità politiche. Le quali creano beni relazionali per sé, ma li rendono disponibili e fruibili per altri, a patto che essi accettino le regole del rispetto reciproco e della responsabilità verso la socialità che costituisce il tessuto di quella comunità. Si tratta di abbandonare l'idea di integrazione livellatrice e omologante e realizzare quella di interazione tra le culture fondata sulla reciprocità e il mutuo aiuto.

Alfonso Pascale - 16-07-2015 - Tutti i diritti riservati

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