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Società nazionali, società europea

Diario europeo. Quando in un Paese membro si tengono importanti e rilevanti elezioni, l’Unione Europea in quanto tale ha qualcosa su cui interrogarsi, su cui riflettere, da comprendere, da mettere in campo? Nel pensiero che ha di se stessa, nel suo disegno strategico e nelle sue politiche? Ecco la domanda che ci si pone oggi

Mario Campli

Società nazionali, società europea

In Francia, domenica scorsa il primo turno e nella prossima domenica 13 dicembre il ballottaggio: elezioni regionali, con evidenti valenze politiche. Domenica 20 dicembre, elezioni politiche in Spagna. E così via.

Cominciamo col chiederci cosa intendiamo con: “Unione europea in quanto tale”.

Se Europa, infatti, fosse soltanto una “macchina” amministrativa o una sorta di elenco della spesa o anche, e soltanto, un insieme di Regole, la riflessione potrebbe finire qui; prima di iniziare.

Ma Europa è: “ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa”. Ed è: “ Desiderando intensificare la solidarietà tra i loro popoli, rispettando la storia, la cultura e le tradizioni”. Ed è anche: “Decisi ad istituire una cittadinanza comune ai cittadini dei loro paesi”. E anche: “Decisi a portare avanti il processo di creazione di un’unione sempre più stretta fra i popoli dell’Europa”.

Europa, quindi, è una Comunità di destino. Dunque, di fronte al pronunciamento delle Democrazie nei propri Stati membri e dei popoli dei Paesi membri, DEVE interrogarsi, riflettere, studiare, analizzare e pensare se e come modificare la “offerta” politica e, persino, il suo stesso “modo di essere Unione”.

Scrive Jurgen Habermas : “Con la richiesta che le persone imparino a distinguere fra il ruolo di appartenere a un ‘popolo europeo’ e quello di ‘cittadino dell’Unione’, veniamo a toccare la questione centrale circa il giusto concetto costituzionale per questa insolita comunità federale. Per questo non è sufficiente l’informazione in negativo che l’Unione non si possa definire né come Confederazione di Stati né come uno Stato federale. (…)Con la introduzione della cittadinanza dell’Unione, con l’esplicito rinvio a un interesse europeo per il bene comune e con il riconoscimento dell’Unione come personalità giuridica, i Trattati sono diventati il fondamento di una comunità dotata di una Costituzione politica”.

Certo: è assolutamente necessario e prioritario che le Istituzioni della UE (e i suoi dirigenti eletti dai popoli europei e/o designati dagli Stati membri) VIVANO conseguentemente questi profili politici e istituzionali. Forse non è ancora così!!

E, tanto per fare un semplice esempio: è assolutamente irrilevante che un presidente del Parlamento (eletto dai cittadini e dalle cittadine dell’Unione) si limiti a “dichiarare” e/o a commentare ad un giornale questi “eventi” politico-strategici. DEVE fare di più: chiedere all’Assemblea parlamentare - non per stigmatizzare la scelta libera e, si spera, consapevole di una parte rilevante dei cittadini europei della Francia – per interrogarsi su cosa chiedono questi elettori ed elettrici? Successivamente: chi fa cosa (Francia e/o Europa). Così si costruisce una comunità di destino!

L’Unione ha diritto istituzionale a porre queste domande dinanzi alla cittadinanza europea dei 28 Stati membri: sia per le ragioni sopra ricordate sia a nome e per conto dei popoli degli altri Paesi membri.

Nel “programma” del Front National ci sono scritte cose di questo genere: ritorno della pensione a 60 anni, la nazionalizzazione delle imprese che operano su un mercato globale di cui la Francia è parte, l’uscita dall’euro e/o dall’Unione europea, e altre “amenità”. Nello stesso tempo risulta evidente che esso si cala in una situazione di: operai e ceti medi impoveriti, immigrati di prima generazione non ancora inseriti nelle dinamiche del sistema economico e sociale, giovani disoccupati (francesi, anche quando sono immigrati, di seconda e terza generazione), pensionati insicuri e spauriti. Certo: un programma ed un’offerta politico-sociale fraudolenti, che pretende di saper leggere – meglio dei partiti tradizionali – la crisi della classi popolari europee. E,forse, ci riesce!

Europa non ha nulla da dire? (e non per obiettare e/o fare la lezione sulla insostenibilità di questi programmi: il compito di costruire una diversa offerta politica spetta agli altri partiti della Francia!)

Lo specifico compito di Europa sta nell’individuare quelle politiche e quelle riforme che spostano a livello europeo la risposta comune a questioni politico-sociali-strategiche, liberando le società nazionali (dei membri) di quella pressione socio-politica che non può trovare – su quel piano- una risposta adeguata.

Questo deve fare Europa, senza attendere che queste risposte vengano dai Governi degli Stati membri. Sia la Difesa comune (per risparmiare risorse per la sicurezza), sia parti del Welfare (una assicurazione europea contro la disoccupazione nei periodi di recessione renderebbe possibile una svolta verso un sistema europeo di Welfare; e una simile assicurazione creerebbe una identità condivisa e spazzerebbe via le querelles pseudo identitarie prima dai salotti degli intellettuali e poi via via anche dalle piazze e dalle periferie delle nostre città).

E’ urgente prendere sul serio – costruendo in fretta, e con la meticolosità che sappiamo essere una caratteristica degli staff europei, due/tre short list di riforme e politiche da spostare al livello europeo e anche di quelle che possono tornare a livello delle società nazionali e degli Stati, con precisi calcoli di costi/benefici – lo slogan (minaccia/opportunità) della campagna del Governo di Gran Bretagna per il suo prossimo referendum sull’appartenenza all’Unione: “Europa quando necessario, nazionale quando possibile”. E’ una sfida che bisogna assolutamente raccogliere! Lo deve raccogliere il Parlamento europeo. Lo deve raccogliere la Commissione europea. Lo deve raccogliere il presidente del Consiglio europeo (il cui mestiere non è propriamente quello di spedire le convocazioni – di tanto in tanto – dei capi di Stato o di Governo dei Paesi membri).

Europa, non mandare a chiedere per chi suona la campana; essa suona per te!

Mario Campli - 10-12-2015 - Tutti i diritti riservati

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Mario Campli

Ha studiato teologia, filosofia e sociologia. Ha ricoperto l’incarico di dirigente nazionale della Confederazione Italiana Coltivatori, di presidente del Consorzio Nazionale Olivicoltori e dirigente centrale della Lega Nazionale Cooperative e Mutue (Legacoop). E’ autore di molti libri, tra cui “Agricoltori europei” ed “Europa. Ragazzi e ragazze riscriviamo il sogno europeo”, nonché, con Marcello Vigli, di “Coltivare speranza. Una Chiesa altra per un altro mondo possibile”.

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