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L’autenticità e l’esperienza

Figlia di olivicoltori da due generazioni, Laura Barnaba, laura in economia aziendale, crede in un agricoltura multifunzionale. “Una grave pecca delle nostre aziende agricole – dice – è la mancanza di equilibrio tra le aree funzionali: vedo tanti sforzi dedicati alla produzione, non altrettanti a commercializzazione, marketing, controllo di gestione e formazione”

OO M

L’autenticità e l’esperienza

Laura Barnaba, 30 anni, pugliese di Monopoli, si è laureata nel 2009 in Economia aziendale con 110 e lode. Poi ha frequentato un Master in “Qualità e certificazione di prodotto e di processo agroalimentare”, con stage formativo presso l’ufficio Marketing di Olitalia. Dal 2012 è operativa nell’azienda agricola di famiglia, che si occupa di produzione di olio da olive e ortaggi. Ha realizzato la vendita diretta del prodotto con il brand “Sorelle Barnaba” e ha in cantiere l’apertura di un agriturismo.

Quali sono i tratti migliori della sua personalità? Credo che nelle auto definizioni ci sia sempre poca obiettività. Posso dire cosa mi sento dire spesso: determinazione, passione, onestà intellettuale

E le virtù che coltiva abitualmente? Cerco di coltivare la pazienza. E’ una virtù fondamentale in tutti i settori della vita.

Quali sono invece i suoi limiti, le pecche maggiori, gli impulsi più incontrollati del carattere? Anche qui riferisco quanto mi viene rimproverato spesso: permalosità, rigidità su alcune cose che mi sembrano importanti, anche quando in fondo sarebbe meglio soprassedere.

I vizi invece ai quali non intende rinunciare per niente al mondo o, pur volendo, non riesce a rinunciare? Il vino è un vizio?

Un ricordo della sua infanzia che ancora le torna in mente? I capocanali. In Puglia si chiamano così le feste che organizzava il datore di lavoro con tutti i dipendenti per festeggiare la fine della campagna olearia. Si faceva in primavera, nelle prime serate calde. Era una festa: la fisarmonica, i canti, i balli, il vino, il buon cibo… E’ una tradizione che si è persa ma che vorrei riprendere.

Ora si passa al lavoro. Da quanto, e perché, si occupa di olio? Sono figlia di olivicoltori da due generazioni. Quindi dovrei dire da sempre. In realtà ho iniziato a studiare il settore da qualche anno. Prima di tutto con la tesi di laurea in economia aziendale, nel 2009; successivamente ho frequentato un master in Toscana sulla qualità e le certificazioni di prodotto e di processo nelle aziende agroalimentari. Dopo qualche esperienza lavorativa fuori casa, ho iniziato a lavorare nell’azienda di famiglia dal 2012.

Crede davvero nel suo lavoro? C’è ancora in lei un senso di sano senso di entusiasmo e passione a motivarla? O qualcosa la turba e la impensierisce? Ci credo molto e sento il dovere morale di doverci credere. Ereditare qualcosa è un privilegio. Ereditare qualcosa di imperfetto e instabile in un periodo difficile come questo è una bella sfida. Alterno momenti di grande entusiasmo e fiducia ad altri di pessimismo. E questo mi fa sentire sempre viva.

Se il comparto olio di oliva non naviga in buon acque, come è ormai evidente (avendo perso valore l’olio extra vergine di oliva, e diventando di fatto, a parte le eccezioni, un prodotto commodity), lei cosa si sente di fare per reagire allo stato di immobilismo e incertezza attuali? Ha soluzioni per cambiare il corso degli eventi? I prodotti agricoli italiani, in generale, non potendo competere sui mercati internazionali con la leva del prezzo devono necessariamente “elevarsi” e per farlo devono raccontare la loro storia con la qualità ma anche con la comunicazione e le certificazioni. Una grave pecca delle nostre aziende agricole è la mancanza di equilibrio tra le aree funzionali: vedo tanti sforzi dedicati alla produzione, non altrettanti a commercializzazione, marketing, controllo di gestione e formazione.

A proposito di olio extra vergine di oliva, cosa mette al primo posto: la qualità o l’origine? Non c’è una scala di importanza. Si deve puntare alla qualità totale come ci insegnano gli esperti di product management. All’origine e alla qualità aggiungo la genuinità e la sicurezza alimentare.

L’olio da olive è un prodotto agricolo. Se tuttavia l’agricoltura è confinata in un ambito di marginalità, intravede una possibile occasione di riscatto per tale prodotto? C’è un dato importante. Ad oggi il consumo mondiale di olio di oliva è limitato rispetto agli altri grassi vegetali per una questione di abitudini alimentari. Ma le caratteristiche chimiche dell’olio, in particolare dell’extra vergine, in relazione ai benefici sulla salute del consumatore potranno certamente allargare questa fetta di mercato. Il consumatore medio è sempre più attento agli aspetti salutistici ma è necessario informarlo adeguatamente. Questo è il compito delle istituzioni e delle aziende.

Se ci crede nei sogni, qual è allora quello che non ha ancora realizzato e che con ostinazione e instancabile coraggio insiste nel coltivare? Ho iniziato un percorso con il resto della mia famiglia: stiamo effettuando il passaggio dalla vendita del prodotto sfuso alla vendita diretta con massima valorizzazione del prodotto, migliorando tutti i processi dal campo alla presentazione del prodotto finito. Ancora, vogliamo realizzare la cosìddetta multifunzionalità aziendale: punteremo sulla ricettività turistica aprendo un agriturismo nella nostra masseria. A breve sarà pronto il nostro sito internet attraverso cui potrete conoscerci meglio.

In tutta confidenza: crede sia possibile realizzare il suo sogno, o è una pura utopia che va comunque coltivata pur di sopravvivere alle proprie aspirazioni? Mi piace fare sogni realizzabili. Più che sogni li chiamo obiettivi. Se non li raggiungerò è perché ho sbagliato qualcosa. O nella definizione degli obiettivi, o nella definizione della strategia per raggiungerli.

Ciascuno di noi ha uno o più miti ai quali si affida per un proprio personale punto di riferimento. Qual è o quali sono i suoi? Non ho dei miti di riferimento in particolare. In generale guardo con ammirazione tutte quelle persone che lavorano con passione e onestà.

I libri (o, nel caso, il libro) che ritiene siano stati fondamentali nella sua formazione? Me ne vengono in mente subito due. Resisto dunque sono dello psicologo dello sport Pietro Trabucchi, che spiega come l’uomo sia nato per affrontare grandi difficoltà e stress per cui deve allenare la propria naturale resilienza, cioè la capacità di adattarsi agli eventi. Tema di grande attualità in questo contesto socio-economico. E l’altro, di marketing: Autenticità: ciò che i consumatori vogliono davvero. Un saggio di due famosi consulenti statunitensi che delineano l’identità del consumatore post-moderno, ponendo l’accento su due importanti elementi che valorizzano l’offerta di un prodotto: l’autenticità e l’esperienza nel consumo. Credo che si sposino a pennello con la strategia da utilizzare nella valorizzazione dell’agroalimentare “made in Italy”

Ancora una domanda, e si chiude: si può salvare l’Italia? C’è ancora spazio per la speranza? L’Italia andrà avanti ma non ci salveremo tutti. Come dice Einstein, “la crisi è la più grande benedizione  per le persone e le nazioni, perché la crisi porta progressi. La creatività nasce dall’angoscia come il giorno nasce dalla  notte oscura. E’ nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie. Chi supera la crisi  supera sé stesso senza essere superato”. Quindi rimbocchiamoci le maniche, e proviamoci!

 

 

 

OO M - 12-10-2014 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

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Gavino Lo Giudice

23:49 | 13 ottobre 2014

Ereditare qualcosa è un privilegio. Ereditare qualcosa di imperfetto e instabile in un periodo difficile come questo è una bella sfida.
É proprio così, ed è bellissimo leggerlo. e la sfida per me sta nel capire quanto alta o profonda sia la civiltà di questo credo, abbiamo il dovere e il piacere di fare qualità e diffonderla sia col nostro prodotto che con le nostre esperienze dirette.
Avendo una sola vita è certamente meglio viverla bene e farla vivere bene.
É bello sapere che hai Iniziato nello stesso anno del mio inizio come produttore di EVO DOP.
Da ex fotografo di viaggi, a 50 anni ho fatto una scuola di olivicoltura in Umbria e sono tornato in Sicilia, nel Belice, ad amministrare l'oliveto ereditato.
Sin dall'inizio ho pensato alla mia gratitudine per questa fortuna e con l'entusiasmo simile a quello che avevo a 23 anni quando ho cominciato a fare il fotografo, ho iniziato a rispettare le mie olivesse (danno frutti quindi sono femmine) con la loro fisiologia e ho finito per fare olio di qualità. Ci sono riuscito investendo molto in pubblicità e nel mio lavoro diretto, facendo esattamente il contrario dei miei confinanti. Mi piacerebbe conoscere la vostra azienda.
Con profonda stima.
Gavino

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