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L’olio è buono ovunque sia fatto bene

Il grande sogno è che si riesca a far crescere la conoscenza del prodotto extra vergine. Nell’ambito personale, è la coesione Per Maria Flora Monini occorre investire in pubblicità. Non solo sulla marca, ma sulla cultura di prodotto a beneficio dell’intera categoria.

L. C.

L’olio è buono ovunque sia fatto bene

Maria Flora Monini, spoletina Doc, è nata e cresciuta tra le colline della cittadina umbra dove vive tuttora, all’ombra degli ulivi di famiglia. Dal 1989 è alla direzione della Comunicazione e Immagine dell’azienda di famiglia, curandone tutti gli aspetti, dalla produzione delle campagne pubblicitarie alla pianificazione dei mezzi, dai rapporti con le agenzie creative e media, dall’organizzazione delle sponsorizzazioni agli eventi di relazioni pubbliche. Dal 1991 ha assunto la gestione della società insieme a suo fratello Zefferino.
Nel 2002, dopo 14 anni di alleanza con la Findim, holding della famiglia Fossati proprietari della Star, i fratelli decidono di ricomprare la quota del 35% ceduta nel 1988: "l'olio di famiglia" è di nuovo totalmente nelle mani della Monini.


I tratti migliori della personalità. Generosità, lealtà, sincerità, tenacia, creatività.

Le virtù coltivate abitualmente. La giustizia.

I limiti, le pecche maggiori, gli impulsi più incontrollati del carattere. Sono schietta, ostinata e impulsiva, non riesco ad essere un pochino più diplomatica.

I vizi ai quali non si intende rinunciare o, pur volendo, cui non si riesce a rinunciare. Ahimè, il fumo…

Un ricordo dell’infanzia. La prima gara di sci a tre anni, al Terminillo.

Da quanto, e perché, si occupa di olio. Direi fin da bambina, con un papà sempre al lavoro, l’unico modo per essergli vicino era andarlo a trovare in ufficio… Poi, dopo varie esperienze di studio e lavorative, ho scelto la strada che faceva parte delle mie radici. Così, da trenta cinque anni lavoro in azienda.

Se crede per davvero nel proprio lavoro? Se vi è ancora un senso di sano entusiasmo e passione, o se vi è qualcosa turba e impensierisce. Credo fortemente nel mio lavoro. La passione prima e l’entusiasmo poi di vedere dei risultati mi danno sempre una grande carica, mi fanno ancora emozionare come una ragazzina.

Il comparto olio da olive non naviga in buon acque. Eccezioni a parte, l’olio extra vergine di oliva è diventato di fatto un prodotto commodity. Cosa sia possibile fare, per reagire allo stato di immobilismo e incertezza attuali. Se vi siano soluzioni per cambiare il corso degli eventi. Perseguire la qualità e i prodotti di nicchia. Investendo su adv, non solo sulla marca, ma sulla cultura di prodotto a beneficio della categoria intera.

A proposito di olio extra vergine di oliva. Al primo posto, la qualità o l’origine? La qualità. L’olio è buono ovunque sia fatto bene.

L’olio da olive è un prodotto agricolo. Restando l’agricoltura confinata in un ambito di marginalità, se sia concretamente possibile intravedere l’occasione di un riscatto per tale prodotto. Si, ma con una visione che deve essere sempre mirata al miglioramento di filiera e all’ottimizzazione dei processi in campo e in trasformazione.

Se si crede nei sogni, qual è quello non ha ancora realizzato ma che con ostinazione e instancabile coraggio insiste nel coltivare. In ambito lavorativo il mio sogno è che si riesca a far crescere la conoscenza del prodotto extra vergine. Ahimè, nonostante viviamo in un Paese dove l’olio è uno dei prodotti basilare nella cucina e nella nostra alimentazione, ancora ci sono molte persone – anche tra chi fa informazione - che non sanno la differenza tra olio di oliva ed olio extra vergine di oliva. In ambito personale, il mio sogno è la coesione.

Se sia possibile realizzare il proprio sogno, o se sia una pura utopia che va comunque coltivata pur di sopravvivere alle proprie aspirazioni. Sì, la tenacia mi fa affermare che sì, i miei sogni li porto avanti, fino alla fine.

Un o più miti ai quali ci si affida, per un proprio personale punto di riferimento. Quale, quali. Coco Chanel e Madre Teresa di Calcutta.

I libri (o, nel caso, il libro) fondamentali nella propria formazione. Il gabbiano di Jonathan Livingston, Il piccolo principe, Lettera ad un bambino mai nato, L’Alchimista

Se sia possibile salvare l’Italia. Se vi sia ancora spazio per la speranza. Sì, se ognuno di noi capisce che non esiste un ritorno al passato, ma solo un futuro. Un futuro nuovo che fa del passato un tesoro per non commettere gli stessi errori. E questo è un cambiamento. Se cambiamo nella speranza di un nuovo futuro e non nella speranza di tornare al passato. Ho fatto mio un proverbio africano: il momento migliore per piantare un albero era 20 anni fa, il secondo momento migliore è adesso. Per me la speranza è l’ultima a morire.

L. C. - 27-01-2014 - Tutti i diritti riservati

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