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L’ulivo è cosa seria

Non solo: è investito anche da un’aurea di sacralità. Per Ivana Artocchi sporcarsi le mani con la terra appartiene a un culto antico attraverso cui annullare di colpo il fardello del tempo. A Patti, la varietà più diffusa è il verdello, tipica della fascia tirrenica messinese

Nicola Dal Falco

L’ulivo è cosa seria

Terre di Passo Cedro – L’immagine di un passo non implica automaticamente l’idea di possesso anzi suggerisce, nel sentire comune, quella opposta di passaggio, di spostamento da un luogo ad un altro con in più un ostacolo da superare. In questo caso, invece, il passo è, fa parte, di un uliveto, quanto di meno transitorio possa esistere al mondo.

Il rovesciamento di senso: Terre di Passo Cedro, coltivate a ulivi, è il risultato di una scelta. Lasciare le cose com’erano o assegnare un diverso destino al passo che dal golfo di Patti tenendo sempre in vista le Isole Eolie, risale verso monte Pignatara e piano Guastelli. Il primo, ricoperto ancora di querce e sugheri, il secondo, adibito a pascolo.
Un tempo, proprio da qui, da passo Cedro, s’inerpicava, partendo da Tindari, la via consolare Valeria.

Quando ho parlato per la prima volta con Ivana Artocchi era intenta a piantare asparagi selvatici in un boschetto che si riprendeva appena da un incendio e quando le ho chiesto di inviarmi delle foto dei suoi ulivi, sono arrivati dei ritratti, corpo e anima di piante che hanno trovato più che una olivicoltrice una sorella. È forte la sensazione che per lei sporcarsi le mani con la terra appartenga ad un culto antico attraverso cui annullare di colpo il fardello del tempo, uscire dalla falsa presunzione del presente, tenendosi stretta il passato e, di conseguenza, più vicina al futuro.

Per Ivana Artocchi, il passo simbolico è stato quello di abbandonare l’archeologia per dedicarsi all’agricoltura, occupandosi senza risparmio dell’uliveto del bisnonno. Un vero e proprio cambio di vista: da ciò che è rimasto sotto a ciò che spunta fuori e si sforza di vivere.

Un progetto iniziato nel 2011 e che, oggi, lei stessa riassume così: «l’uliveto ha una superficie di quattro ettari e mezzo. La varietà più diffusa è il verdello, tipica della fascia tirrenica del Messinese. La pianta, giunta a maturità, ha un aspetto vigoroso e forma dei rami tendenzialmente penduli. Le foglie sono piccole, di colore verde pallido, affastellate come avviene nell’olivastro. L’oliva verdello non è grande, di forma oblunga e provvista di lenticelle. La produttività, pur se costante, non supera il tredici per cento. Inoltre, essendo più resistente rispetto ad altre varietà, non viene attaccata dalla mosca olearia. Gli alberi nel mio uliveto sono circa cinquecento. Non utilizzo nessun tipo di pesticida.

«L’olio prodotto dalle olive verdello – continua Artocchi - ha caratteristiche sensoriali diverse a seconda del tipo di raccolta: se si raccoglie prima (entro ottobre) l’olio è fruttato, persistente, sa di erba fresca o di foglia di pomodoro/carciofo. Risulta piccante, deciso e raspo al palato. Se, invece, si raccoglie più in là (fino a novembre) si presenta con un fruttato floreale (alcuni vi individuano l’oleastro o la ginestra) leggero, ma persistente. In generale, viene apprezzato dai consumatori che preferiscono oli dolci e leggeri».

L'Ulivo è cosa seria
Ivana Artocchi

 


Sotto la protezione di Atena

Due parole non di circostanza vanno spese per l’etichetta di Terre di Passo Cedro. Innanzitutto, il disegno, di cui è autrice la stessa Artocchi. Un tratto libero, spontaneo, ma misurato, che riesce nel breve giro di un cerchio a riunire due immagini speculari, sovrapponendo la dea uccello all’albero che le appartiene.

Il dono dell’ulivo è un dono particolare, in cui la personalità di Atena, la longevità della pianta, l’aurea bontà del frutto segnano un punto di inizio per la civiltà mediterranea. L’ulivo si carica così di un doppio significato in cui il senso della durata, il continuo avvicendarsi delle generazioni che si succedono, passando letteralmente tra gli anelli concentrici del tronco, dà radice alla speranza, alla ragione, tenendo a bada tutte le paure.
Questa spremitura di emozioni e concetti, corroborata dall’uso dei colori (giallo per la profondità delle emozioni, rosso per ciò che guida la speranza e verde azzurro per gli sforzi della ragione) sta dentro ad ogni bottiglia di buon olio e tanto più nella forma compatta, raccolta, delle bottiglie di queste Terre di Passo Cedro.

L’olio è un extra vergine di oliva ottenuto direttamente da olive raccolte a mano ed estratto attraverso procedimenti meccanici a ciclo continuo e a freddo entro dodici ore dalla raccolta. La produzione è limitata. L’uliveto si trova a trecento metri di altezza sul livello del mare.

 

Contrada Moreri Soprani
Patti (Messina)
ivana.artocchi@email.it
tel.320.7026232

 

Nicola Dal Falco - 15-06-2014 - Tutti i diritti riservati

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