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Sperare è un dovere di tutti

Nino Centonze è impegnato, in Sicilia, sul fronte del turismo rurale e della produzione d’olio. Senza sogni e obiettivi – dice – non si va da nessuna parte, ma sognare significa anche ponderare e, allo stesso tempo, considerare l’evolversi delle situazioni intorno a noi. Ho la responsabilità – conclude – di consegnare ai posteri uno dei paesaggi “archeo olivicoli” più rari al mondo

L. C.

Sperare è un dovere di tutti

Il siciliano Nino Centonze, produttore d’olio da olive, è nato a Mazara del Vallo nel gennaio1969. Dopo aver conseguito la maturità classica e studi di giurisprudenza presso l’università di Palermo non terminati, ha studiato marketing e comunicazione, conseguendo un diploma a Perugia, nel 1989. Poi ha trascorso un anno e mezzo fuori dall’Italia, tra Bruxelles e Londra.

Ora gestisce, insieme al padre Giacomo e alla moglie Mariella, l’azienda agricola e agrituristica “Case di Latomie”. Non una realtà tra le tante, giacché vanta, al suo interno, le latomie lasciate dai greci nell’800 a.C. E’ lì che si trovano i suoi oliveti ultrasecolari. La gran parte degli alberi è ubicata sul tufo calcareo, dando luogo così a uno tra i paeseggi “archeo olivicoli” più belli al mondo.

L’espressione “più belli del mondo” è di Nino Centonze. E gliela concediamo, perché la bellezza, quanto è tale, viene sempre percepita come unica e di conseguenza esclusiva.

C’è anche una grande novità, ammette: “stiamo finalmente ultimando il nostro bellissimo frantoio aziendale”. E anche qui, la parola bellissimo colpisce. Staremo a vedere, ma la promessa di un frantoio bellissimo incuriosisce. Perché incuriuosisce? Perché funoira si è pensato a costruire frantoi molto funzionali, giustamente, ma “bellissimi” ancora no. Solo funzionali. Quindi siamo proprio curiosit di saper se il “bellissimi” è un’accezione che rimanda a qualcosa da ritenere “bellissimo” in quanto cporrrispondente alle grandi attese, o “bellissimo” proprio perché “bellissimo” come dovrebbe essere essere un frantoio ma finora non è.

 

Quali sono i tratti migliori della sua personalità?

Sono una persona molto consapevole ma allo stesso tempo sono stato educato a non ostentare e prevaricare, quanto invece ad ascoltare molto gli altri.

E le virtù che coltiva abitualmente?

La infinita passione con la quale affronto le sfide che mi pongo e la capacità di perseguire gli obiettivi che mi prefiggo di raggiungere.

Quali sono invece i suoi limiti, le pecche maggiori, gli impulsi più incontrollati del carattere?

In assoluto sono una persona che ha difficoltà a delegare la rappresentanza di se stesso ad altri. La pecca maggiore è che per il lavoro ho sempre sacrificato molto la mia famiglia e i miei figli. Raramente perdo la pazienza, ma, se la perdo, urlo…

I vizi invece ai quali non intende rinunciare per niente al mondo o, pur volendo, non riesce a rinunciare?

Un mio vizio è sicuramente quello di non accettare regole che non siano determinate da me stesso. Ad esempio non mi alzo mai allo stesso orario, e anche quando ci provo non ci riesco.

Un ricordo della sua infanzia che ancora le torna in mente?

La spensieratezza delle meravigliose estati trascorse a Selinunte, con la mia “banda” di amici.

Ora si passa al lavoro. Da quanto, e perché, si occupa di olio?

Praticamente da sempre, in quanto sono nato tra l’abbraccio di quasi otto mila ulivi secolari. Prima però non imbottigliavamo, ma lasciavamo l’olio in frantoio. La necessità di imbottigliare è stata conseguenziale alla realizzazione dell’agriturismo di famiglia - le Case di Latomie - nell’anno 2000. La continua e crescente richiesta di acquisto da parte degli ospiti in azienda mi ha imposto l’etichettatura del prodotto. E da lì è nato tutto…

Crede davvero nel suo lavoro? C’è ancora in lei un senso di sano senso di entusiasmo e passione a motivarla? O qualcosa la turba e la impensierisce?

Senza sogni e obiettivi non si va da nessuna parte, ma sognare significa anche ponderare e allo stesso tempo considerare l’evolversi delle situazioni intorno a noi. Da parte mia l’entusiasmo è sempre al massimo, ma ho anche imparato che non sempre quello che ci entusiasma è realizzabile. Quello che più mi turba, in questo momento, non è tanto l’economia, ma quello che succede nel mondo in generale.

Se il comparto olio di oliva non naviga in buon acque, come è ormai evidente (avendo perso valore l’olio extra vergine di oliva, e diventando di fatto, a parte le eccezioni, un prodotto commodity), lei cosa si sente di fare per reagire allo stato di immobilismo e incertezza attuali? Ha soluzioni per cambiare il corso degli eventi?

Il suggerimento che do’ – per lo meno a tutti i miei conterranei siciliani – è senz’altro di avere tutti una propia etichetta. Ciò, secondo me, è il primo passo in assoluto. Poi bisogna assolutamente cercare di internazionalizzarsi, il più possibile.

A proposito di olio extra vergine di oliva, cosa mette al primo posto: la qualità o l’origine?

Entrambe vanno necessariamente di pari passo, anche se la qualità è un risultato molto più complesso da ottenere e mantenere, in quanto dipende da una importante serie di azioni che iniziano sul campo e finiscono a come si sceglie di trasportare il proprio prodotto per consegnarlo ai clienti.

L’olio da olive è un prodotto agricolo. Se tuttavia l’agricoltura è confinata in un ambito di marginalità, intravede una possibile occasione di riscatto per tale prodotto?

L’olio è uno degli alimenti più dotati di fascino intrinseco al mondo. Io lo definisco un miracolo e così voglio pensare che sia. Nient’altro di succedaneo potrà mai sostituirlo senza esserne sconfitto…

Se ci crede nei sogni, qual è allora quello che non ha ancora realizzato e che con ostinazione e instancabile coraggio insiste nel coltivare?

Sicuramente il mio sogno più ricorrente è quello di seguire una azienda (la mia) che funzioni bene sotto tutti gli aspetti e che diventi sempre più bella dal punto di vista paesaggistico. Ho la responsabilità di consegnare ai posteri uno dei paesaggi “archeoolivicoli” più rari al mondo, appunto le mie “Latomie”. Vedere per credere…

In tutta confidenza: crede sia possibile realizzare il suo sogno, o è una pura utopia che va comunque coltivata pur di sopravvivere alle proprie aspirazioni?

Ci credo, eccome, e, giorno dopo giorno, faccio sempre qualcosa al riguardo.

Ciascuno di noi ha uno o più miti ai quali si affida per un proprio personale punto di riferimento. Qual è o quali sono i suoi?

Mio padre è ed è sempre stato il mio mentore. La personalità che invece mi ha sempre affascinato sin da ragazzino, più di tutte, è sempre stato l’avvocato Giovanni Agnelli.

I libri (o, nel caso, il libro) che ritiene siano stati fondamentali nella sua formazione?

Non ne ho uno in particolare, ma quello che più mi piace è (l’immensa) Divina Commedia di Dante.

Ancora una domanda, e si chiude: si può salvare l’Italia? C’è ancora spazio per la speranza?

L’Italia sarà quello che noi italiani faremo in modo che sia. Sperare è un dovere. Per tutti. Dobbiamo però tutti fare la nostra parte, innanzitutto smettendola di lamentarci e lavorando.

L. C. - 30-08-2014 - Tutti i diritti riservati

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