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Una bottiglia d’olio, tanti sacrifici

Il primo maggio 1988 mio marito mi portò ad annaffiare le piccole piantine di ulivo appena piantate. Fu amore a prima vista. Fare il proprio lavoro con amore – ci confida Silvana Cutrale, dalla Sicilia – arricchisce noi stessi, la società e ci rende uomini liberi. Qualsiasi prodotto che arriva dalla terra se è fatto bene è degno di riscatto

L. C.

Una bottiglia d’olio, tanti sacrifici

Silvana Cutrale vive dall’età di sei anni a Buccheri, nel cuore dei Monti Iblei, in provincia di Siracusa, ma è nata in Svizzera, dove i genitori emigrarono per lavoro.
Dopo la maturità al Liceo Scientifico, poteva benissimo proseguire gli studi. Il desiderio era di frequentare la facoltà di Psicologia a Padova, ma c’è sempre qualcosa che cambia anche le scelte del cuore. La potenza dell’amore. “Sì – ammette – per amore cambiai rotta: mi iscrissi ad un corso per contabile amministrativo per aziende, e all’età di 22 anni mi sono sposata”.

L’olivicoltura è entrata nella sua vita come fosse una “magica avventura”. Tutto iniziò quando conobbe il marito, produttore di olio da tre generazioni e stagionatore di formaggi. “Nel tempo – ci confida – affiancandolo nel suo lavoro, imparai a conoscere meglio il suo mondo, e ne rimasi affascinata, talmente tanto, che adesso è diventato il mio mondo, dove riesco ad esprimere con molta spontaneità la mia passione e professione”.

Dal 1998 al 2006 è stata responsabile di una azienda creata da giovani pieni di idee e progetti. “Nata con l’obiettivo di puntare sull’unicità di una produzione agricola quale era quella del nostro paese, Buccheri: l’olivicoltura”.

Non è stato facile. “Dopo anni di incomprensioni, litigi e delusioni, arrivò inevitabilmente il divorzio”. L’esperienza olivicola l’ha chiusa definitivamente nel 2008, ma da lì in avanti ha iniziato un nuovo percorso, collaborando con “un’altra azienda olivicola, diciamo di famiglia”, tiene a precisare. Vi collabora come consulente esterno, in qualità di addetta alle vendite per l'estero, collaborazione che in qualche modo dura tutt'ora”.

Nel frattempo nel 2004 aveva avviato con altri soci un piccolo caseificio, soci, anche in questa esperienza, “che si sono persi per strada”. Sembra non sia facile, in Italia, e nel sud in particolare, portare avanti un percorso che veda insieme più soggetti. “Così, alla fine, e ormai da 7 anni, io e mio marito siamo rimasti soli a gestire l'azienda. Il nostro futuro prevede l’ingresso in campo di nostro figlio, attualmente sta studente di tecnologie alimentari a Firenze e che sta già mostrando interesse per l'azienda di famiglia”.

E oggi? “Oggi mi occupo a tempo pieno del nostro piccolo laboratorio artigianale per la trasformazione del latte, della parte amministrativa e del marketing, coltivando comunque il mio primo amore conosciuto in campagna 27 anni fa, perché i nostri ulivi fanno parte della nostra vita, della nostra storia d'amore legato ad un albero che porta, da allora, il mio nome”.

“Sono convinta – prosegue Silvana Cutrale – e oggi ancora di più, che se non lavori con amore e passione non regge niente, proprio come il matrimonio! Fare il proprio lavoro con amore arricchisce noi stessi, la società e ci rende uomini liberi”.

 

Quali sono i tratti migliori della sua personalità?
Sono una persona sincera, sensibile, molto positiva e che non si arrende mai di fronte alle difficoltà.

E le virtù che coltiva abitualmente?
La Fede e "l'abitudine" di dedicare agli altri il mio tempo, soprattutto agli anziani, portando loro un sorriso, un abbraccio e il più grandi dei doni: Gesù.

Quali sono invece i suoi limiti, le pecche maggiori, gli impulsi più incontrollati del carattere?
Perdono, ma non dimentico; e conservo tutto. Non tollero le bugie, la falsità e i tradimenti in tutti i sensi. Non mi fido mai due volte, chi esce dal mio cuore difficilmente riesce ad entrarci nuovamente.

I vizi invece ai quali non intende rinunciare per niente al mondo o, pur volendo, non riesce a rinunciare?
Se è un vizio, mangiare un bel piatto di pasta. Amo la pasta davanti a qualsiasi altro piatto.

Un ricordo della sua infanzia che ancora le torna in mente?
La parte più bella della mia infanzia è legata alla Svizzera; amavo rotolarmi giù negli immensi prati verdi e ridere a crepapelle.

Ora si passa al lavoro. Da quanto, e perché, si occupa di olio?
Mi occupo di olio da quasi 27 anni, da quando conosco mio marito e il suo uliveto! Il primo maggio del 1988 mi portò ad annaffiare le piccole piantine di ulivo appena piantate, non fu amore a prima vista, ma fatto sta che mi innamorai!

Crede davvero nel suo lavoro? C’è ancora in lei un senso di sano senso di entusiasmo e passione a motivarla? O qualcosa la turba e la impensierisce?
Credo sempre in quello che faccio altrimenti non lo farei ! Ciò che ancora riesce a motivarmi è la passione; l'entusiasmo è il segreto per andare avanti nei momenti più difficili che non mancano mai.

Se il comparto olio di oliva non naviga in buon acque, come è ormai evidente (avendo perso valore l’olio extra vergine di oliva, e diventando di fatto, a parte le eccezioni, un prodotto commodity), lei cosa si sente di fare per reagire allo stato di immobilismo e incertezza attuali? Ha soluzioni per cambiare il corso degli eventi?
L'unica strada è quella di continuare, instancabilmente, ad educare consumatori e chef alla conoscenza e all'utilizzo degli oli e istruirli a guardare bene dentro la bottiglia: non c'è solo olio ma una storia lunga di lavoro e sacrifici di gente umile che va rispettata.

A proposito di olio extra vergine di oliva, cosa mette al primo posto: la qualità o l’origine?
La qualità senza dubbio, che poi sia espressione della sua origine arricchisce sicuramente la cultura legata al territorio.

L’olio da olive è un prodotto agricolo. Se tuttavia l’agricoltura è confinata in un ambito di marginalità, intravede una possibile occasione di riscatto per tale prodotto?
Qualsiasi prodotto che arriva dalla terra se è fatto bene è degno di riscatto. Bisognerebbe per ogni prodotto esaltare i pregi e le qualità e non confrontarlo mai con altri, tale da essere unico per essere se stesso nella sua diversità.

Se ci crede nei sogni, qual è allora quello che non ha ancora realizzato e che con ostinazione e instancabile coraggio insiste nel coltivare?
Vedere i miei figli quando saranno grandi, amare il proprio lavoro e farlo bene per se stessi, per la propria dignità e per essere degli uomini liberi.

In tutta confidenza: crede sia possibile realizzare il suo sogno, o è una pura utopia che va comunque coltivata pur di sopravvivere alle proprie aspirazioni?
I sogni si realizzano se non smetti di sognare. E' quando smetti di sognare che inizi a morire.

Ciascuno di noi ha uno o più miti ai quali si affida per un proprio personale punto di riferimento. Qual è o quali sono i suoi?
Nessuno, sulla terra.

I libri (o, nel caso, il libro) che ritiene siano stati fondamentali nella sua formazione?
Ritengo in generale che leggere sia fondamentale per la nostra formazione. Ho letto tanti libri ma ne ricordo uno in particolare letto ai tempi del liceo, è Vivere Amare Capirsi di Leo Buscaglia, una bella lezione di vita.

Ancora una domanda, e si chiude: si può salvare l’Italia? C’è ancora spazio per la speranza?
Lascio sempre spazio alla speranza, altrimenti sarebbe la fine; forse dovremmo iniziare ad ascoltare di più gli altri e a mettere il nostro "io" da parte.

L. C. - 26-05-2014 - Tutti i diritti riservati

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