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Le agricolture sociali creano valori

E’ ormai scientificamente provato che talune peculiarità proprie del contesto rurale e del ciclo produttivo agricolo permettono di migliorare le condizioni di salute e di perseguire percorsi più efficaci di apprendimento, autostima e partecipazione

Alfonso Pascale

Le agricolture sociali creano valori

In tutta la penisola sono alcune migliaia le esperienze in cui attività agricole e servizi alla persona si integrano e generano valore economico e altri valori: beni relazionali inclusivi, legami comunitari e civili. Sono pratiche che innovano i modelli tradizionali di welfare e creano nuovi mercati civili, locali e globali.

Tali iniziative riguardano l’inserimento socio-lavorativo di persone svantaggiate mediante le assunzioni, i tirocini e la formazione; l’organizzazione di servizi terapeutici e riabilitativi; le attività sociali rivolte all’infanzia, quelle educative per i minori in difficoltà, quelle con gli anziani e quelle di accoglienza e integrazione di migranti.

 

Si creano reti locali

Quando si progetta una fattoria sociale o un orto sociale si promuove innanzitutto un percorso partecipativo. Non è, infatti, sufficiente la volontà di una singola persona. Occorre mettere insieme competenze e professionalità di una pluralità di operatori: agricoltori, tecnici agricoli, educatori, psicologi, psicoterapeuti, ecc.

Le attività da organizzare spesso interagiscono coi servizi sociali territoriali e riguardano i bisogni delle persone, delle famiglie e della comunità locale. Tutti questi soggetti vanno coinvolti fin dall’inizio nella progettazione dell’iniziativa.

Si tratta, dunque, di promuovere un percorso partecipativo per costruire una rete, la cui dimensione varierà a seconda del contesto locale, cioè delle risorse agricole che si rendono disponibili, dei bisogni che si vogliono soddisfare, delle competenze che si mobilitano. L’iniziativa può essere assunta da chiunque abbia in testa un’idea progettuale e la condivide con altri.

 

Si valorizzano le peculiarità della campagna

E’ ormai scientificamente provato che talune peculiarità proprie del contesto rurale e del ciclo produttivo agricolo permettono di migliorare le condizioni di salute e di perseguire percorsi più efficaci di apprendimento, autostima e partecipazione.

In campagna le attività si svolgono all’aperto, interagendo con organismi viventi, e comprendono non solo la produzione di un bene ma anche la sua valorizzazione ed eventuale vendita in un rapporto diretto con il consumatore.

In un’azienda agricola i ritmi lavorativi non sono stressanti. E’ la natura a dettare i tempi! Gli ordinamenti produttivi sono versatili e le tecniche di produzione sono di vario tipo.

Nel pianificare le attività di coltivazione e di allevamento, quelle di lavorazione, trasformazione, confezionamento e commercializzazione dei prodotti, nonché i servizi da erogare in una fattoria sociale, le scelte tengono conto di queste peculiarità, per poterle valorizzare al massimo.

Sono i processi produttivi a essere adattati alle persone da inserire e non viceversa. E in tal modo si recuperano o s’introducono processi e tecniche più sostenibili dal punto di vista ambientale.

 

Si innovano i modelli di welfare

Nelle fattorie sociali i disabili psichici passano dalla condizione di essere curati a quella di prendersi cura di qualcuno o di qualcosa. Essi non sono portatori di bisogni ma di storie. Non sono utenti od ospiti o beneficiari, ma ortolani o addetti alla vendita secondo il compito loro affidato. Essi si vedono in un rapporto di reciprocità, che esprime maggiore dignità. Non si sentono assistiti, ma soggetti all’interno di un contratto di mutuo vantaggio; e quindi sperimentano più libertà e più eguaglianza.

Nelle agricolture civili non c’è soltanto il mutuo vantaggio tra l’impresa e la persona coinvolta, ma anche il vantaggio per la società e per le istituzioni e il contenuto affettivo del dono-gratuità, non codificabile in nessuna norma o contratto.

 

Le forme sono molteplici

Le agricolture civili assumono la forma imprenditoriale, a carattere familiare o in cooperativa, ma prendono anche la forma della cittadinanza attiva.

Si tratta degli orti urbani e delle attività di piccoli produttori non professionali (hobby farmer’s). Sono combinazioni diversificate e originali di apporti lavorativi e professionali, motivazioni delle persone coinvolte e risorse inusuali del territorio. La loro gestione – per essere efficiente ed economicamente sostenibile - dovrebbe essere sempre affidata al coordinamento di soggetti imprenditoriali.

 

Si creano nuovi mercati civili locali e globali

La fase di progettazione di una fattoria sociale riguarda non solo l’organizzazione dell’offerta di beni e servizi ma anche la strutturazione della domanda. Si tratta di promuovere i gruppi di acquisto solidale (G.A.S.) e i gruppi interessati all’utilizzo dei servizi alla persona, nonché la stipula di accordi quadro con istituzioni pubbliche e private per rifornire mense collettive.

Strutturare la domanda di beni e servizi significa, dunque, creare mercati civili che garantiranno la sostenibilità economica del progetto. Si tratta di intercettare gruppi e istituzioni disponibili a sostenere le attività della fattoria sociale, diventando in modo stabile consumatori dei prodotti e utenti dei servizi. Ciò permetterà di compensare gli eventuali costi aggiuntivi per inserimenti lavorativi rispettosi della dignità umana e per servizi sociali non sempre e non del tutto sostenuti dal pubblico.

Rivitalizzare e creare mercati locali è importante, ma occorre farlo sempre con dinamicità e in modo innovativo, soprattutto ora che, nei paesi emergenti, entrano in scena milioni di cittadini che stanno modificando la propria dieta alimentare ed esprimono bisogni sociali nuovi e differenziati.

Le tecnologie digitali oggi fanno miracoli nel permettere la costruzione di relazioni intense tra territori di regioni e paesi anche molto lontani.

Ogni prodotto umano che comprendiamo e di cui godiamo diventa immediatamente nostro, quale che sia la sua origine. La lezione che ci viene dalla storia del Mediterraneo è di pensare i sistemi alimentari non come realtà semplici, dettate dalla “natura” dei luoghi, bensì come costruzioni complesse, legate a culture, stili di vita che i diversi popoli hanno imparato a condividere, a modificare, a contaminare, a creare giorno dopo giorno.

Le agricolture civili potrebbero favorire questa modalità come un percorso utile di confronto e integrazione delle diverse culture esistenti nel mondo.

 

Alfonso Pascale - 23-09-2013 - Tutti i diritti riservati

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