16 Dicembre 2018 - direttore LUIGI CARICATO - redazione@olioofficina.it

accedi - registrati - pubblicità - sostieni

società > sociale

Le città rischiano di esplodere

La nostra società versa in una condizione in cui non pare esserci alcun barlume solidaristico nell’intervento pubblico e tale stato di cose si è adesso aggravato con la recente crisi economica e finanziaria. Emergono sempre più le nuove forme di povertà. Si tratta a volte di una povertà percepita, indotta dalla paura di arretrare nella scala sociale. Spesso sono forme di povertà dovute alla mancanza di prospettive

Alfonso Pascale

Le città rischiano di esplodere

Con la globalizzazione, la conclusione del ciclo fordista dell’economia e la nuova rivoluzione tecnologica, le modalità con cui lo Stato ha esplicato i doveri di solidarietà si sono frantumate e non ci sono più le condizioni per ripristinarle nelle vecchie forme. La nostra società versa, dunque, in una condizione in cui non pare esserci alcun barlume solidaristico nell’intervento pubblico e tale stato di cose si è adesso aggravato con la recente crisi economica e finanziaria. Emergono sempre più le nuove forme di povertà. Si tratta a volte di una povertà percepita, indotta dalla paura di arretrare nella scala sociale. Spesso sono forme di povertà dovute alla mancanza di prospettive per superare la povertà stessa, a orizzonti che progressivamente si chiudono sempre di più.

Rivitalizzare lo spirito comunitario in tali condizioni è diventato più difficile perché le appartenenze particolaristiche si sono frantumate e prevalgono sui vincoli di appartenenza di tipo territoriale. E la difficoltà a ricostruire legami sociali fraterni e doveri solidaristici è strumentalizzata politicamente dai populismi e dagli amministratori delle città che cavalcano in modo spregiudicato il disagio urbano, drammatizzando il disordine che deriva dall’atomizzazione delle funzioni e dalla distruzione dello spazio pubblico, adottando metodi manipolatori e costruendo messaggi eticamente inaccettabili.

In mancanza di veri e propri programmi urbani per la sicurezza che poggino su interventi co-progettati dalle amministrazioni pubbliche e le comunità di cittadini, si utilizza il modello esplicativo della “finestra rotta” come un supporto giustificativo alla strategia della “tolleranza zero” ai fini dell’organizzazione del consenso sociale. Una finestra rotta di un edificio se non prontamente riparata determinerebbe la vandalizzazione di un’altra finestra; una cabina telefonica danneggiata inviterebbe a distruggerne altre, e così via. Insomma, il degrado produrrebbe degrado e l’azione vandalica si diffonderebbe rapidamente rendendo ben presto quel territorio inospitale, pericoloso e insicuro.

Ma tale modello esplicativo della genesi e diffusione dell’insicurezza nella città si è rivelato scientificamente erroneo: se è possibile verificare che una cabina telefonica vandalizzata favorisce la distruzione di altre, non è possibile trovare convincente verifica che la presenza di edifici abbandonati con le finestre rotte e altre forme di degrado definisca un territorio urbano insicuro o più insicuro di altri. Il diffondersi del degrado urbano non ha effetti di moltiplicatore sui livelli di sicurezza oggettiva. La strategia della “tolleranza zero” che si è voluta ricavare da questo modello è servita solo a enfatizzare la paura del contatto con la miseria e coi diversi, ma è del tutto inefficace per affrontare il degrado urbano.

Con l’aumento della disoccupazione soprattutto giovanile, le città rischiano di esplodere. I figli e i nipoti di coloro che migrarono dalle campagne centro-meridionali del paese nelle aree urbane, stanno sviluppando un loro modo peculiare di vivere la crisi. Essi stanno subendo un arretramento dei livelli di benessere fino a rasentare la soglia di povertà. La condizione di profonda incertezza rispetto al futuro fa sì che queste persone sviluppino una tipica avversione verso i deboli: non perché c’è in loro il senso del nemico, ma per paura di cadere nello stesso livello. Allora, attraverso l’aggressione al nero, al nordafricano, al bengalese, si stabilisce una distanza rispetto al pericolo di una contaminazione da contatto. È la reazione a questo rischio e a quello di cadere al loro stesso livello. L’avversione contro il più debole è, poi, il bisogno di sfogare le frustrazioni che provengono dalle sfere della società in cui non si può arrivare, calpestando coloro che stanno sotto: creando, cioè, dei capri espiatori. Un rancore verso l’alto che si sfoga verso il basso. È una distorta ricerca di dignità. Su questi sentimenti fanno leva i movimenti populisti per incanalare la violenza verso gli immigrati e la protesta verso le istituzioni considerate le principali responsabili dell’afflusso di stranieri nei quartieri multietnici della città. E nel vuoto che si è creato tra istituzioni e cittadini si sono incuneate nuove mafie che vedono interagire gruppi criminali, spezzoni di pubblica amministrazione e di terzo settore e movimenti xenofobi nella gestione di servizi sociali verso gli ultimi.

Per affrontare seriamente l’insicurezza urbana – come ci insegna Maurizio Fiasco – bisogna incominciare a sperimentare nuove modalità di intervento che poggino su strategie definite in modo razionale e con un approccio interdisciplinare e assumano, come dato strutturale di cui tener conto concretamente: l’emotività delle persone e delle comunità, la percezione dell’insicurezza (processo psichico che elabora e connota simbolicamente le impressioni della realtà ricevute attraverso gli organi di senso), la paura personale di essere vittime di un atto criminale (fear of crime), la preoccupazione sociale per la criminalità che minaccia l’ordine sociale e il “mondo giusto” (concern abourt crime).

In tale ambito, la promozione della coesione di vicinato e della sussidiarietà tra le comunità di cittadini può svolgere sia una funzione di pressione verso le amministrazioni pubbliche perché si dotino di programmi efficaci, sia un’azione propedeutica a strategie pubbliche da implementare in percorsi partecipativi dal basso, sia una qualche difesa preventiva di ulteriore erosione del capitale sociale nei quartieri urbani. In questo modo, si soddisfa il bisogno avvertito in modo latente tra i residenti delle città di una relazione tranquillizzante tra la domanda soggettiva di sicurezza e il servizio dell’offerta di sicurezza.

 

 

La foto di apertura è di Luigi Caricato e riprende un particolare di un murales a Castelfranco Veneto

Alfonso Pascale - 06-07-2015 - Tutti i diritti riservati

COMMENTI

Per poter commentare l'articolo è necessaria la registrazione.
Se sei già registrato devi effettuare l'accesso.

ULTIMI
DIXIT
SAGGI ASSAGGI
Riviera Garda Classico Chiaretto

Riviera Garda Classico Chiaretto

Non solo per l’olio, il Garda è altrettanto apprezzato anche per i suoi vini, il chiaretto in particolare fa la sua bella figura. Come per esempio quello prodotto da Il Roccolo, profumi fruttati e floreali, gusto fresco, fine e sapido

RICETTE OLIOCENTRICHE
Felafel con hummus ai tre oli

Felafel con hummus ai tre oli

Un piatto tipico della cucina libanese, egiziana, greca, siriana, turca e israeliana, che unisce i popoli e le tradizioni alimentari del Mediterraneo e del Medio Oriente, riproposto per l’autunno che verrà da Oleificio Zucchi. Cosa ha di speciale questa ricetta oliocentrica? Una perfetta combinazione tra olio di semi di sesamo, olio di semi di arachide e, immancabile, l’olio extra vergine di oliva

EXTRA MOENIA
Esiste un turismo esperienziale. L’olivicoltura ligure ne è pienamente coinvolta

Esiste un turismo esperienziale. L’olivicoltura ligure ne è pienamente coinvolta

A Genova è stato presentato il nuovo libro di Umberto Curti, incentrato su una forma nuova e del tutto inedita di turismo, molto utile per chi intenda valorizzare al meglio il territorio. L stesso tema sarà affrontato sabato 2 febbraio a Milano, in occasione di Olio Officina Festival

GIRO WEB
Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Nuovo sito web per la Cia Agricoltori Italiani

Una veste grafica rinnovata, accessibilità da mobile, integrazione con i social media e contenuti interattivi sempre aggiornati: ecco le principali caratteristiche del nuovo portale che offre news sulla Confederazione, ma anche su agroalimentare, ambiente, consumi e ricette degli Agrichef

OO VIDEO

Il racconto di Olio Officina Festival 2018

A Milano, dall'1 al 3 febbraio 2018, con tema portante "Io sono un albero". Le emozioni attraverso le immagini di una tre giorni interamente dedicata all'olio da olive e ai condimenti

BIBLIOTECA OLEARIA
L’olivo nell'area mediterranea

L’olivo nell'area mediterranea

Olive Tree in the Mediterranean Area. A Mirror of the Tradition and the Biotechnological Innovation. La tradizione, l'innovazione biotecnologica. È su questi piani che si delinea il volume di cui è autrice principale, e curatrice, Anarita Leva. È un libro che si prospetta davvero interessante per l'industria vivaistica, nonché per quella agrobiotecnologica e cosmetica, oltre che a tutti coloro che sono sempre più legati alla crescente domanda di prodotti naturali e al richiamo dei polifenoli intesi come antiossidanti e stabilizzanti naturali degli alimenti

VISIONI

Non rispondere è sempre una risposta

Cees Nooteboom