Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Cavalcammo al fianco di Tommy

I primi incontri con Mino Milani sono ancora impressi nella memoria. Lettori bambini, le sue parole hanno accompagnato i nostri momenti di formazione letteraria, senza mai abbandonarci, ancora oggi. La domenica significava solo una cosa: la puntata settimanale di Tommy River, malinconico eroe del West che ha segnato una generazione. Ci incontrammo, nuovamente, qualche anno più tardi, dove il periodo della giovinezza era passato da un po’, quando lui, con il suo essere stimolante e sempre attivo, accettò di essere uno dei direttori de “Ilcorsaronero. Rivista Salgariana di Letteratura Popolare”. Questa è una storia di amicizia, di ammirazione e di stima per una figura senza tempo

Claudio Gallo, Giuseppe Bonomi

Cavalcammo al fianco di Tommy

È difficile ricordare Mino Milani: uomo straordinario, scrittore superbo. Amato dai lettori, apprezzato dal mondo editoriale, stimato dai colleghi, pur tuttavia ancora alla ricerca di giustizia nella sua lunga vita.

Chi parla del ruolo da lui avuto nella storia letteraria italiana del Secondo Dopoguerra? 

Lo pensavamo immortale, credevamo la sua forte fibra resistere al di là del tempo.

Effettivamente è ancora con noi, con tanti ricordi, con una produzione sterminata, semplice chiara lineare, ma intensa, vera, in coerenza con l’animo suo, di cui cogliemmo qualità e tratti distintivi della sua identità. 

Il nostro incontro con Mino risale a molti anni fa. Lettori bambini, lo incontrammo sulle rive del Ticino, l’accompagnammo, ragazzini, nelle praterie e nelle pampas, veleggiammo sul mare con la Santa Allegranza nell’alba del Risorgimento italiano e non ci fermammo più. Garibaldi, Anita, Nino, Sacchi… erano con lui condottieri e briganti… Martin Cooper… Eudes… Cina… Selina… Efrem… Udilla… Ferrari… e i suoi romanzi “adulti”… Pavia nel cuore e sulla carta. Le sue lezioni fumettate con Grazia Nidasio, Mario Uggeri, Hugo Pratt, Dino Battaglia, Aldo Di Gennaro, Milo Manara, Attilio Micheluzzi, Sergio Toppi…

Superiore a tutti, per noi, maestro di letteratura scritta e disegnata. Assidui consumatori di fumetti e di libri leggevamo il leggibile.

Uno di noi viveva nel quartiere di San Zeno a Verona; ogni domenica il padre gli dava cinquanta lire per acquistare “Il Vittorioso”, settimanale cattolico di storie d’avventura e dei funambolici disegni di Benito Jacovitti.

Per utilizzare al meglio la gratifica lo zelante chierichetto faceva diffusione militante del periodico, al termine della messa davanti alla basilica.

Il premio era una copia omaggio del foglio. Subito dopo raggiungeva la vicina edicola e acquistava il laico concorrente, “Il Corriere dei Piccoli”.

Copertina de “Il Corriere dei Piccoli”, gennaio 1965, Il dottor Oss illustrato, Mino Milani e Grazia Nidasio (disegni)

 L’altro, a Villaraspa in quel di Monfalcone, aspettava sul ciglio della strada, c’era ancora l’erba, Memo lo strillone, che correva per vie e viuzze, indomito benché zoppo in sella alla bicicletta prima e a uno scoppiettante motorino poi, distribuendo riviste, quotidiani, giornalini… e alla domenica il “Corrierino”.

Leggevamo il “Corrierino” non solo per le tavole del Signor Bonaventura, del soldato Gibernetta o quelle di Bibì e Bibò, di Capitan Cocoricò, di Tordella e dell’Ispettore, di Sor Pampurio.

Attendevamo la puntata settimanale di Tommy River, inquieto e malinconico eroe del West. Meglio di Capitan Miki o del Piccole Sceriffo, meglio persino di quel ranger texano, Tex Willer che avrebbe conquistato schiere infinite di lettori sino ai nostri giorni.

Tommy River, eroe “perdente”, ci conquistò i cuori: sconfitto in guerra per aver militato sul fronte confederato, vinto dal destino che lo privò di ogni affetto. 

Perché Milani è l’avventura e i suoi compagni sono, consentici il presente, Emilio Salgari, Stevenson, London, Curwood, Mason, Haggard, Melville, Sabatini, Rilke e l’amatissimo Joseph Conrad.

Copertina della versione disegnata de L’isola del tesoro di  Robert Louis Stevenson, sceneggiatura di Mino Milani, disegni di Hugo Pratt

Aveva promesso alla nostra piccola e audace rivista, “Ilcorsaronero”, un saggio sul racconto conradiano Il compagno sconosciuto che non ha potuto scrivere.

L’Avventura, termine e concetto assai ampio così Mino la definiva: «davanti alle adventura, come i Latini chiamavano le cose di là da venire, le cose ignote, l’uomo può fuggire o alzare le mani e arrendersi o anche mettersi a piangere: la differenza tra il cuore avventuroso e l’altro cuore sta proprio qui. Il racconto d’avventura è il racconto della risposta dell’uomo all’ignoto, a tutto quanto viene a ferirlo nella dignità, nella coscienza, nella libertà, nella sua idea della vita, o a proporgli un traguardo che gli assicuri gloria o felicità, terrena o celeste, non importa; è il racconto della ricerca di sé stessi, compiuto o per dovere o per caso o per ispirazione o per brama di gloria, non per altro» (Mino Milani, L’autore si racconta, Milano, Franco Angeli, 2009, p. 30).

Anni fa, noi attempati, lui mai anziano, ci venne incontro in jeans e scarpe da ginnastica scendendo di corsa le scale della sua casa in Piazza Ciel d’Oro a Pavia. Lo avevamo incontrato a Verona, prima, al Teatro Filippini e stabilito un appuntamento in futuro.

Mino era vero, senza affettazione alcuna, senza birignao… Fummo da subito amici.

Sulla grande terrazza interna: da sinistra Claudio Gallo, Mino Milani, Giuseppe Bonomi

Accettò fin dal primo numero di essere uno dei direttori de “Ilcorsaronero. Rivista Salgariana di Letteratura Popolare” insieme a Claudio G. Fava, Raffaele Crovi, Darwin Pastorin, e spesso scrisse del suo lavoro, di Salgari, di Stevenson, di London, che tanto apprezzava.

16 maggio 2019. Da sinistra Sergio Pasetto che consegna a Milani la riproduzione della statua di Salgari da lui realizzata all’entrata della Biblioteca Civica di Verona.Questa foto è nella sala riunioni dell’Istituto Alberghiero Berti del Chievo in occasione dell’annuale pranzo salgariano.

Ci trovammo insieme in varie “imprese”: con Castelli nel Sandokan ritrovato di Pratt, di cui era lo sceneggiatore; ci fece omaggio in Cuore di tigre (antologia di scrittori che omaggiarono Salgari, curata da Gallo e Crovi) di un racconto, l’ultima avventura di Tommy River con Minehaha, protagonista della saga western salgariana.

Sandokan tavole ritrovate del Sandokan  di Hugo Pratt e Mino Milani (sceneggiatura) edizione francese per Casterman, 2009

Scrisse l’introduzione alla nostra biografia di Salgari, impegno rinnovato per la nuova versione in uscita da Oligo, e un’altra, non meno brillante introduzione, all’Isola del tesoro in un libro che propone l’ultimo saggio dello scrittore scozzese, My first book.

Foto dello studio di Milani. Alle pareti la grande libreria di Milani

Foto dello studio di Milani. Alle pareti la grande libreria di Milani

Fu presente, attivo. Stimolante e stimolatore, a incontri, seminari, pranzi salgariani, a un mitico viaggio a Lucca, a una tavola rotonda in quel di Pescantina. Gli conferimmo meritamente sia il Premio Salgari, giuria degli esperti, sia il premio “Ilcorsaronero”.

Per noi era importante, almeno un paio di volte all’anno, recarci a Pavia a casa sua “per far bisboccia”.

Saletta da pranzo che guarda sul giardino interno

Mino in cucina spadellava talentuosamente un risotto eccellente di cui Roberto Fioraso ha svelato la segreta ricetta (cipolle soffritte e crude, olio extra vergine, salsa di soia, parmigiano, pepe, capperi sotto sale) accompagnato dal Bonarda, di sua produzione, a cui aggiungevano l’Amarone e il Valpolicella Classico Superiore che gli portavamo dalla Valpolicella.

Non mancavano salumi, formaggi, sottaceti, verdure, noci, mandorle e nocciole. Si parlava di letteratura, di cinema, di editori, di ricordi di vita sui quali diffondeva il suo malinconico ottimismo nel suo salotto o nel suo studio circondati dai libri e dai suoi ricordi ben esposti, e da immagini storiche del suo mondo, di quello vissuto e di quello amato;

«Lo studio di Milani si affaccia sulla piazza silenziosa, non vi passano autobus, vetture strombazzanti, motocicli fracassoni; può leggere e scrivere in tranquillità, che anche il gatto di casa è rispettoso nei suoi confronti. Librerie fino al soffitto, che ospitano il meglio del meglio (ve lo garantisco), e pur costretto a essere discreto ho spiato quei volumi: storia, letteratura, viaggi, i suoi tanti lavori, il Battaglia, e su di un tavolinetto accostato alla finestra alcuni fumetti. In una bacheca c’è posto per i soldatini, ma sui ripiani delle scaffalature ci sono oggetti e oggettini di vario genere, talmente tanti che nonostante la curiosità non ho avuto modo di “appuntarmeli”. Vi dirò che ascoltare quando racconta ti assorbe tutta l’attenzione, e le poltrone attorno al tavolinetto centrale, impreziosito da nettare alcolico in acconci contenitori, si mutano in oasi rasserenanti. Comunque ecco il quadretto, opera del grande Di Gennaro, che ritrae Conrad, c’è la foto di London, lo splendido Tommy River dell’inimitabile Mario Uggeri, e un bel ferro di cavallo, scaramantico o forse ricordo di un destriero montato da Milani? E foto: parenti? amici? Persone tutte care ché egli conquista i cuori, e ne è ricambiato. La sua scrivania è massiccia, con il Pc, la lampada verde, la poltrona dallo schienale rosso, e accanto il tavolo con la stampante. E non mancano i riconoscimenti per il suo lavoro: dal Premio Andersen del 1993 a quello nazionale di narrativa per ragazzi della Comunità Montana dell’Alto Crotonese per Un angelo probabilmente del 2005; lo Yellow Kid del Salone Internazionale dei Comics di Lucca, premio all’autore del 1971; la targa Lignano Sabbiadoro per la Cultura Premio Ernest Hemingway 1990 [e la riproduzione della statua di Salgari, premio “Ilcorsaronero”,  posizionata innanzi all’entrata della Biblioteca Civica di Verona]. E non mancano i ritratti dei Padri della Patria (che bello ritrovarli) in casa di Mino, silenziosi ma interessati a quanto scrive Milani di loro, sono anch’essi suoi amici, ché egli ha saputo conoscerli e presentarli nella loro umanità, rifuggendo dalla retorica risorgimentale così come dal banale revisionismo odierno» (Giuseppe Bonomi, A casa di Mino, “Ilcorsaronero”, n. 24, gennaio 2016, pp. 35-36)

Studio di Milani, piazza San Pietro Ciel d’Oro. Primo tavolino di lavoro di Milani senza pc

Studio di Milani, piazza San Pietro Ciel d’Oro. Secondo tavolino di lavoro di Milani con pc

Anche noi, come Tommy River, torneremo a casa in una Valle Segreta, ci troveremo per sempre nel suo studio con un buon bicchiere di vino a parlare senza tregua di Avventura, di Letteratura, di Vita.

Che la terra ti sia lieve, caro Mino, vero patriota, tu che amavi l’Italia con tutto te stesso. Grazie…

Mino Milani

In apertura,  Copertina Romanzo di Mino Milani, Tommy River e lo scozzese, Milano, Mursia, 1964. Illustrazione di copertina di Mario Uggeri

Claudio Gallo
Giuseppe Bonomi

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josè pellegrini

josè pellegrini

23 febbraio 2022 ore 10:46

Mi avete fatto rivivere molti ani della mia vita . Sono stata collega di Moino , abbiamo lavorato una difronte all'altro.Un'avventura di Tommy River nacque in una valle dell'Appennino Tosco Emiliano dove ho una casa a cui Mino ha dedicato una straordinaria filastrocca , un bene prezioso per me . Lo studio , i libri, la sua affabulazione , la mirtillossvistulina ( un segreto fra noi...).E l'emozione di veder disegnare lo straordinario team degli illustratori.Grazie per avermi restituito una parte del mio mondo professionale e la grande stagione del Corrierino !

josè pellegrini

josè pellegrini

23 febbraio 2022 ore 11:59

Chiedo scusa per gli infausti refusi. Tastiera traditrice ...

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