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Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Glenn Gould tra fuga e leggenda

Non è uno spettacolo, ma un omaggio al grande pianista canadese. Così il lucchese Marco Brinzi apre L’arte della fuga e per tutta la sua durata incarnerà il protagonista alla perfezione, che indossando sciarpa e cappello per difendersi dal freddo vero e immaginario, fa rivivere al pubblico la sua essenza, le sue manie. Ma sa far arrivare agli spettatori anche il forte amore che il compositore provava per gli animali, come per il suo setter Nick che lo aiutava a gestire l’ansia. Tante emozioni diverse e imprevedibili hanno conquistato il Teatro San Girolamo di Lucca, che ha voluto rendere omaggio al suo giovane concittadino restituendo applausi interminabili

Mariapia Frigerio

Glenn Gould tra fuga e leggenda

Glenn Gould e Thomas Bernhard: un binomio per certi aspetti inscindibile e Il soccombente si può considerare il capolavoro che, attraverso una riscrittura romanzata, ci dà un’interpretazione filosofica dell’eccezionale – da molti considerato addirittura il più grande – pianista del ‘900.

Se Glenn Glould è stato il pianista eccelso di cui si è detto, Thomas Bernhard è stato lo scrittore le cui opere Harold Bloom, nel 1994, annovera, con la sua trilogia sulle arti (’83-’85), in particolare con Antichi maestri, tra quelle del Canone Occidentale.

Così nel romanzo, che è un ininterrotto monologo, Gould è uno dei tre allievi di Horowitz a Salisburgo, continuamente definito dagli altri due come «il migliore».

Nulla di tutto ciò nello spettacolo L’arte della fuga che, realizzato dal Teatro del Giglio in collaborazione con Lucca Classic Music Festival 2022, si apre con sonate in flauto traverso di Bach.

Poi squilla un cellulare… Momento di suspence tra gli spettatori: si ha l’impressione che provenga dal pubblico, motivo che crea un certo fastidio. 

Invece è parte della messinscena…

Ascoltiamo così la voce dell’operatore che offre giga illimitati e Marco Brinzi inizia una discussione sull’attore dichiarando che questo non è uno spettacolo, ma un omaggio al grande Glenn.

E per farlo si circonda di personaggi secondari (sempre da lui interpretati) che hanno avuto la sorte, per un motivo o per l’altro, di incontrarlo. Tra questi l’addetta alle pulizie del teatro di Los Angeles, il musicologo che elenca i 19 figli di Bach più quello morto, un direttore di palcoscenico…

Poi c’è il vero protagonista, Glenn Gould, il grande pianista canadese, che Marco Brinzi riesce far rivivere davanti al pubblico con le sue manie e le sue idiosincrasie, indossando un cappello e dei guanti di lana, una sciarpa e un cappotto con cui si difendeva dal freddo vero e immaginario; narrandoci di come gestiva l’ansia con un setter di nome Nick, del suo amore per gli animali, dai pesci di nome Haydn, Chopin, Bach fino alla cocorita di nome Mozart.

Glenn Gould - Marco Brinzi

Glenn Gould è visto come un grande antiaccademico che il 10 aprile del 1964 terrà a Los Angeles il suo ultimo concerto, dopo aver deciso, a soli 32 anni e al culmine della sua fama, di liberarsi dalle leggi del mercato, isolandosi completamente mantenendo con il mondo musicale contemporaneo solo rapporti filtrati dalla tecnologia. 

Ecco che allora il monologo di Andrea Cosentino L’arte della fuga di cui Gould è esperto, con la regia di Caterina Simonelli e l’interpretazione del lucchese Marco Brinzi, diventa a tutti gli effetti fuga dal pubblico, dal mercato dello spettacolo, per una ricerca più approfondita della sua arte, del suo lavoro, di sé stesso. 

Quasi un percorso surreale nella sua vita, che parte dalla scelta del pianoforte Steinway CD 318, quello dei suoi anni migliori, alla sedia “pigmea” emblematica del suo modo di suonare come fosse aggrappato alla tastiera.

Pianoforte e sedia ora conservati alla Library and Archives di Ottawa.

Marco Brinzi ha la capacità di coinvolgere il pubblico facendolo passare con rapidità attraverso emozioni diverse e imprevedibili con rara maestria e sicurezza, forse frutto di una grande scuola alle spalle come quella del Piccolo Teatro di Milano.

E Lucca, nel sofisticato Teatro San Girolamo, rende a questo suo giovane concittadino il dovuto omaggio applaudendolo ripetutamente.

 

Si ringrazia per le foto, all'interno e in apertura, Fondazione Orizzonti 

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