Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Il mondo classico spiegato ai marziani

Ritornare ai classici. Fare una lezione completa del nostro passato a una specie sconosciuta si tradurrebbe nella perfetta occasione, per ognuno di noi, di ripercorrere i momenti cruciali della cultura occidentale. E ciò significherebbe scavare a fondo per giungere alla comprensione dei veri connotati delle epoche storiche che ci hanno preceduto, per realizzare, infine, che l’antichità non è mai stata esattamente quello che credevamo fosse

Anna Ferrari

Il mondo classico spiegato ai marziani

Cominciamo con una banalità.

Per secoli la cultura occidentale si è nutrita di stimoli e suggestioni provenienti dal mondo classico, nel quale ha visto incarnati i propri valori e dei modelli indiscutibili da seguire.

Ha avuto davanti a sé un piatto ricchissimo di delizie di ogni tipo e se ne è nutrita a occhi chiusi, senza mettere in discussione la bontà della ricetta.

 Spesso anzi quella ricetta l’ha ripetuta, imitata e riproposta, con esiti talvolta discutibili ma più spesso apprezzabili e apprezzati.

Per noi, abituati a vedere l’arte in particolare e il mondo in generale attraverso il filtro che, consapevolmente o meno, ci siamo costruiti in secoli di classicismi e neoclassicismi, l’antichità greca e romana è il punto di partenza dal quale tutto deriva e grazie al quale tutto si capisce.

Immaginiamo, però, che un marziano venga a farci visita sulla Terra.

Un marziano ha occhi diversi dai nostri e non si è formato leggendo i nostri libri, visitando le nostre città, i nostri musei e i nostri siti archeologici; non sa nulla di Pericle e di Platone, del Partenone o della pittura pompeiana.

Se dovessimo fargli da ciceroni nel nostro mondo, come potremmo spiegargli le origini della nostra cultura, a prescindere dal fatto che dovremmo prima fargli capire che cosa si intenda per cultura, che cosa sia un cicerone, e perché sia bene conoscere qualcosa del passato per orizzontarsi nel presente?

In questi ultimi anni gli studiosi del mondo classico si stanno ponendo questi interrogativi, cercando di attrezzarsi per accogliere i marziani.

Non perché un’invasione aliena sia data per imminente (anche se, in questi anni imprevedibili, dopo la crisi economica, la pandemia e la guerra alle porte dell’Europa non ci stupiremmo più di nulla), ma perché una rilettura del mondo antico sembra diventata indispensabile. Per almeno due ragioni. 

In primo luogo, infatti, si sta operando uno scollamento sempre più vistoso, tanto nei programmi scolastici quanto nella cultura comune, tra quel passato e il mondo di oggi, al punto che un po’ marziani, a guardar bene, lo siamo tutti: a tutti noi serve più che mai un cicerone che ci aiuti a riordinare le tessere di un mosaico, quello della nostra storia, apparentemente rimescolate e che spesso non siamo più in grado di interpretare.

In secondo luogo, gli studiosi del mondo antico si stanno rendendo conto in modo sempre più evidente che l’antichità non è mai stata esattamente quello che credevamo che fosse: le interpretazioni che si sono sovrapposte nel tempo le une alle altre l’hanno imprigionata in un guscio attraverso il quale non riusciamo più a vederla per quello che era. 

Si tratta dunque di sfrondare l’epoca classica di molte stratificazioni per ricuperarne i veri connotati e per riuscire quindi a ricostruire con essa un rapporto diretto, l’unico che può aiutarci a capire il presente e a essere un po’ meno marziani ed estranei a noi stessi.

Si tratta, soprattutto, di riuscire a non applicare gli schemi mentali di oggi a società così lontane e diverse.

La discussione è particolarmente attuale se si pensa che proprio in questi mesi è in corso – soprattutto nei dipartimenti di Classics delle Università degli Stati Uniti – una sorta di revisione dei programmi dei corsi, con l’intento di escludere dall’insegnamento, o limitare fortemente, tutte quelle pagine della storia antica (che sono indubbiamente tante) dove si vedono affiorare il pregiudizio di genere, il razzismo e altri orientamenti discriminatori inaccettabili.

Lo scopo è sicuramente nobile e condivisibile: evitare che si possano accampare illustri precedenti per giustificare atteggiamenti deprecabili, oggi purtroppo assai diffusi ma inammissibili in qualsiasi prospettiva li si guardino.

La domanda però è: davvero la soluzione sta nel cancellare d’un colpo intere pagine che, lo si voglia o no, fanno parte della storia?

Non sarebbe meglio, invece, affinare lo spirito critico con il quale a quelle pagine si guarda, e far maturare gli anticorpi perché l’infezione di quelle idee non si sviluppi mai più?

Forse questo secondo procedimento ha qualcosa di ingenuamente utopistico, ma la discussione in corso rivela che probabilmente il problema si dovrebbe affrontare agendo sul come e non sul cosa: marcando cioè nettamente le distanze da un atteggiamento che occorre conoscere, ricostruendone le origini, per combatterlo consapevolmente.

Il cosa è dato e non si può cambiare, ma sta a noi deciderecome affrontarlo e inquadrarlo nella storia. 

In questa prospettiva si muove il dibattito tra gli studiosi di antichistica di oggi.

E può essere istruttivo seguirne gli sforzi, perché non si tratta di argomenti per soli addetti ai lavori: passo dopo passo, se sapremo spogliarci dei luoghi comuni che ci tengono prigionieri, ci accorgeremo che i nostri antenati greci e romani erano molto diversi da come ce li siamo figurati. Molto più lontani da noi di quanto credessimo.

Ma proprio per questo, probabilmente, molto più interessanti.

In questa rubrica cercheremo di rendere conto di qualcuno dei diversi aspetti della discussione, nella speranza di poter dare un piccolo contributo perché i marziani, davanti al nostro mondo e a ciò che dai nostri antenati greci e latini abbiamo ereditato, si sentano un po’ meno spaesati.

In apertura, foto di Olio Officina©

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