Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Lettera al Presidente delle Ferrovie. Lettre au President des chemins de fer

Daniela Marcheschi

Lettera al Presidente delle Ferrovie. Lettre au President des chemins de fer

Un racconto di PAOLO CODAZZI, sia nella versione in lingua, sia nella traduzione in francese.

LETTERA AL PRESIDENTE DELLE FERROVIE

Caro Presidente, mi conceda il tono affettuoso e confidenziale conoscendo che pure lei è originario della terra dove sono nato, e dove ancora vivo, nel paese dimenticato da Dio e dagli uomini di Rocciamalumba. Nonostante tutte queste dimenticanze, e forse per un errore o una necessità di tracciato, al tempo della costruzione della ferrovia che unisce il nostro bel capoluogo di regione con la città dove lei è nato, fu inopinatamente prevista una stazione a pochi chilometri da Rocciamalumba che avrebbe collegato alla ferrovia non solo il mio paese ma anche l’altro, Vicoperduto, distante circa cinque chilometri. Il progetto, uno dei primi del nuovo Stato Unitario, fu considerato ambizioso per l’impervio territorio interessato ma, nonostante la temerarietà dell’iniziativa, realizzato al termine nei dieci anni previsti e con risultati complessivi che ai nostri tempi non sono davvero credibili. Quindi, nonostante tutto, abbiamo una stazione ferroviaria (e un capostazione a mezzoservizio con l’altra stazione di Rio Asciutto), dove però soltanto due, tre convogli al giorno sostano per i pochi abitanti che utilizzano il treno, preferendo, gli altri, la comodità dell’auto o del servizio di corriera molto più frequente sia per recarsi nel capoluogo sia per altre città della regione. Nessun altro passeggero osa scendere nella nostra stazione ignorando le bellezze paesaggistiche, i ruderi di un castello medievale, una cisterna romana di una villa del secondo secolo a.c. della quale, purtroppo, è rimasta, appunto, solo la cisterna, ma che recenti indagini archeologiche hanno ipotizzato la presenza di ulteriori reperti edilizi che meriterebbero di essere scoperti dal manto di terra e detriti che li nasconde. Tuttavia molti sono i motivi che giustificherebbero una visita turistica a Rocciamalumba o anche a Vicoperduto dove, certamente saprà, vi è un ossario della Prima Guerra Mondiale che custodisce i resti di molti caduti della nostra regione per l’estremo atto unitario del nostro amato Paese, immolati nel sacrificio della Prima Guerra Mondiale, scomparsi in paesi ignoti nell’ultimo sfortunato conflitto europeo.

Ma non le scrivo per documentarla su notizie delle quali sarà sicuramente adeguatamente informato, la disturbo per una richiesta che a mio parere consentirebbe un minimo di attenzione ai due paesi vicini e sicuramente potrebbe tonificare la vita economica della zona notoriamente legata e condizionata dalle scarse risorse agricole e dalla quale, ad ogni stagione, le corriere portano via un altro scaglione di nostri figli: alcuni per il servizio di leva, altri per università lontane. E lei sa che un’alta percentuale di questi nostri figli per un motivo o un altro difficilmente ritorna al paese da cui sono partiti, preferendo insediarsi, a volte in condizioni di indigenza insopportabili e che nei loro borghi di origine non dovrebbero subire, in località del centro o del nord dove, apparentemente, la vita è considerata migliore, mentre qui trovano condizioni di vita dignitosa molti extracomunitari naufragati sulle nostre coste o, spesso, fuggiti o espulsi dal cinismo delle grandi metropoli del nord.

Io sono uno dei pochi tornati sia dal servizio di leva, svolto in una città vicino ai laghi, sia dal corso universitario frequentato nel capoluogo di regione dove attualmente insegno latino in un istituto magistrale. Ma ogni sera ritorno al mio amato paese con uno di quei pochi treni che hanno il coraggio di fermarsi nella nostra stazione.

Appunto in questa stazione, peraltro ben indicata da invisibili cartelli, di quelli azzurri con il nome della località scritto in bianco che dovrebbero consentire di verificare al viaggiatore distratto dove il treno si sia fermato, o più spesso, da dove stia transitando, oltre questi cartelli moderni di recente collocazione, con il nome non più in stampatello bensì in un corsivo di dubbio gusto (mi permetto di sottolineare), ve n’è un altro, posto in testa all’edificio fatiscente della stazione (che, mi creda, caro Presidente meriterebbe opere di restauro essendo, peraltro, prezioso elemento di edilizia ottocentesca di cui restano ben pochi esemplari), di quelli, credo, in uso a partire dagli anni cinquanta: lettere bianche in stampatello attaccate su sfondo quadrato nero, che per l’incuria del tempo e degli uomini ha perso alcune lettere della denominazione. Attualmente un viaggiatore che non notasse i cartelli più recenti, il che è possibile data la loro illeggibilità, e vedesse soltanto quello, appunto, diciamo antico, leggerebbe il nome della località in Amalum.

E molti lo hanno letto proprio in questo senso, non avendo poi avuto il conforto di correggere il nome con la vista degli altri cartelli, oppure pensando all’antico nome di questa località. E questo equivoco inaspettato, modificando di fatto la denominazione del paese in un nome vagamente di origine latina, incuriosisce…e molto!

Ebbene, lei non ci crederà, ma da quando il nome della nostra località è erroneamente letto per Amalum molti sono i turisti che scendono dal treno e decidono di visitare i paesi, e molti di più sono coloro che ritornano in auto o in corriera per la stessa ragione riversando, oltre alla loro gradita presenza che ravviva le due località, un consistente ritorno economico (per usare un termine ormai in uso anche nei rapporti sentimentali, mi conceda la digressione).

I due paesi, similmente agli individui che ritrovano serenità nella vita con un intervento di rinoplastica o di chirurgia estetica, sono come rinati: molte le attività turistiche avviate anche da figli dei figli che sono tornati ai paesi di origine; nel frattempo altre scoperte archeologiche e la valorizzazione di ulteriori bellezze paesaggistiche hanno arricchito il potenziale godibile da un turista che era, e a maggior ragione lo è adesso, di notevole interesse.

Caro Presidente, a nome mio personale, come Presidente della locale Proloco (che associa nella sua attività promozionale entrambe le località), e a nome degli abitanti dei due paesi, con il tacito consenso della autorità pubbliche che avrebbero esse stesse dovuto formulare questa richiesta ma che per motivi che mi sono rimasti oscuri hanno deciso di non inoltrare direttamente, le chiedo di non correggere il vecchio cartello e di uniformare al nome attualmente leggibile di Amalum tutti gli altri e più moderni cartelli (magari con il classico stampatello), in modo che la località possa continuare a beneficiare dei vantaggi che questa inopinata casualità gli ha concesso.

Naturalmente a nome di tutto il Popolo dei due Paese le garantisco che la collettività è disposta ad assumersi tutti gli oneri economici necessari per soddisfare la nostra richiesta, nel caso che questo potesse essere motivo di ostacolo per l’Amministrazione da lei presieduta.

Certo che vorrà accogliere la supplica di un suo conterraneo, da Amalum, la saluto fraternamente…

LETTRE AU PRESIDENT DES CHEMINS DE FER

Cher Président, si je me permets ce ton de confidence affectueux, c’est parce que vous êtes originaire de cette terre brûlée par le soleil et l’histoire où je suis né, et où je vis encore, dans ce village oublié de Dieu et des hommes de Rocciamalumba.

Mais malgré tous ces oublis, peut-être dus à un malentendu avec les techniciens inexperts du roi de Savoie, fort efficaces à tracer des routes selon les canons classiques de la civilisation romaine mais pas encore compétents quant aux problématiques inhérentes aux chemins de fer, ou bien aux nécessités d’un tracé que le temps a effacées, il fut décidé à l’époque où l’on réalisa la voie ferrée qui raccorde notre beau chef-lieu de région à la ville où vous êtes né, la construction inopinée d’une gare à quelques kilomètres de Rocciamalumba, afin de relier non seulement mon village mais aussi le village voisin, Vicoperduto, à seulement cinq kilomètres, accroché sur l’autre colline de cette chaîne de reliefs égarée qui, âpre et inattendue, émerge de la plaine où les fruits de notre terre poussent, ignares de leur tragique destin : dans le meilleur des cas pressés et emprisonnés dans des emballages en plastiques, ou bien entassés et détruits à même le sol pour des raisons d’ordre économique que les paysans, tout en continuant à se consacrer entièrement à leurs cultures, ne parviennent toujours pas à comprendre.

Ainsi, en dépit de tout cela, nous avons une gare ferroviaire (et un chef de gare à mi-temps avec l’autre gare de Rio Asciutto) où cependant seulement deux ou trois convois par jour font halte pour les rares habitants qui prennent le train, les autres préférant la voiture, plus pratique, ou bien le service d’autocar bien plus satisfaisant, soit pour se rendre au chef-lieu, soit dans d’autres villes de la région. Aucun autre voyageur n’ose descendre à notre arrêt, ignorant tout des beautés du paysage, des ruines d’un château médiéval, des restes d’une citerne romaine à proximité d’une villa du second siècle av. J.C, dont malheureusement il ne reste justement plus que la citerne, mais où de récents sondages archéologiques ont révélé la présence d’autres vestiges de constructions qui mériteraient qu’on les débarrasse du manteau de terre et de gravas qui les camoufle. Et pourtant, de nombreuses raisons pourraient justifier une visite touristique à Rocciamalumba mais aussi à Vicoperduto, où, vous le savez certainement, on trouve un ossuaire de la Première Guerre Mondiale qui conserve les restes de nombreux morts de notre région à travers cet ultime acte unitaire envers notre pays bien aimé.

Je ne vous écris pas pour vous informer de ces sujets que vous connaissez certainement déjà fort bien, mais je me permets de vous déranger pour vous adresser une demande qui selon moi pourrait attirer un tant soit peu d’attention sur les deux villages voisins et certainement dynamiser la vie économique de la zone, de toute évidence liée et conditionnée aux rares et inutiles ressources agricoles et d’où les autocars emmènent au loin à chaque saison un nouveau groupe de nos enfants : certains vers le service militaire obligatoire, d’autres vers des universités lointaines et d’autres encore, las de survivre, vers les cités du Nord à la recherche d’un travail. Et vous savez bien qu’un important pourcentage de ces enfants qui partent, pour un motif ou un autre, a peu de chances de revenir au village d’où ils sont partis, préférant s’installer, parfois dans des conditions d’indigence intolérable qu’ils n’auraient jamais à subir de par la solidarité dans les bourgs où ils sont nés, dans des localités du centre ou du nord, ou même en dehors de l’Italie, où l’on considère que la vie est apparemment bien meilleure. Et si ici, chez nous, l’existence paraît acceptable à de nombreux extracommunautaires qui vivent dans des conditions que nous jugeons insupportables, nous devons croire dans les espérances de nos enfants.

Je suis un des rares à être revenu tant du service militaire, que je fis dans une ville du nord près des lacs où j’appris entre autres choses à nager, que de ma formation universitaire dans la capitale de la région, où j’enseigne actuellement le latin dans un institut magistral. Mais chaque soir je reviens vers mon village bien-aimé en empruntant l’un de ces rares trains qui ont l’audace de s’arrêter dans notre localité.

Justement, dans cette gare, d’ailleurs fort bien indiquée par des panneaux, de ces panneaux bleus avec le nom du lieu écrit en blanc qui permettent au voyageur distrait de vérifier à quel arrêt vient de stopper le train, ou le plus souvent, par lequel il vient de transiter, en plus de ces panneaux modernes installés récemment, avec le nom non plus en lettres capitales mais rédigé dans une écriture cursive d’un goût douteux (je me permets de le souligner), il existe un autre panneau sur la façade de l’édifice délabré de la gare (qui, croyez-moi, Cher Président, mériterait des travaux de rénovation), de ceux déjà en usage dans les années cinquante : des lettres blanches capitales fixées sur des carrés noirs, qui, à cause de l’incurie du temps et des hommes, ont perdu certaines lettres de la dénomination. A l’heure actuelle, un voyageur qui ne prêterait pas attention aux panneaux plus récents et verrait seulement celui, dont, justement, il est question, pourrait lire le nom de la localité comme Amalum.

Et nombreux sont ceux qui l’ont lu de cette manière, n’ayant pu corriger le nom à la vue des autres panneaux : et cette équivoque inattendue, modifiant de fait la dénomination du village en un nom vaguement d’origine latine, suscite la curiosité... et pas qu’un peu !

Et bien, vous ne me croirez pas, mais depuis que le nom de notre localité est lu par erreur Amalum, nombreux sont les touristes qui descendent du train et décident de visiter les villages voisins, et encore plus nombreux sont ceux qui reviennent pour la même raison en voiture ou en autocar, suscitant, au delà de leur appréciable présence qui ravive les deux localités, un important retour économique (pour utiliser un terme désormais en usage jusque dans les rapports sentimentaux, si je peux me permettre cette digression).

Les deux villages, à la manière des individus qui retrouvent la sérénité dans leur vie grâce à une intervention de rhinoplastie ou de chirurgie esthétique, sont comme réveillés d’une longue torpeur : on voit de nombreuses activités touristiques créées par les fils des fils qui sont revenus dans leurs villages d’origine ; entre temps, de nouvelles découvertes archéologiques et la valorisation d’autres beautés naturelles ont enrichi le potentiel offert aux touristes, qui était, et l’est aujourd’hui davantage encore, d’un remarquable intérêt.

Cher Président, en mon propre nom, mais aussi comme Président de l’Office de Tourisme local (qui réunit à travers son activité de promotion les deux localités), et au nom des habitants des deux villages, selon l’accord tacite des autorités qui auraient dû elles-mêmes formuler cette demande, mais qui pour des raisons qui me sont demeurées obscures ont décidé de ne pas le faire directement, je vous demande de ne pas corriger l’ancien panneau et d’adopter le nom actuellement lisible d’Amalum sur les autres panneaux plus modernes (peut-être en lettres capitales classiques), de façon à ce que la localité puisse continuer à bénéficier des avantages que ce hasard inopiné lui a apporté.

Naturellement, au nom de toute la population des deux villages, je vous garantis que la collectivité s’engage à prendre en charge tous les frais économiques nécessaires pour satisfaire notre demande, au cas où ceux-ci pourraient représenter un obstacle auprès de l’administration que vous présidez.

Je ne doute pas que vous accueillerez favorablement la supplique d’un de vos concitoyens, depuis Amalum, je vous salue fraternellement...

Paolo Codazzi è nato a vive a Firenze, ha pubblicato alcuni libri di poesia, Il primo viaggio (Selezione Premio Viareggio), l’inventore del semaforo (finalista premio Campana, finalista premio Camaiore), oltre ai romanzi Come allevare i ragni, Caterina, IL cane con la cravatta, Il destino delle nuvole e il recente La farfalla asimmetrica per l’editore Tullio Pironti, ottenendo anche per questi romanzi signiificativi riconoscimenti. E le raccolte di racconti Nei mattatoi Comunali, Segreteria del caos.

Fondatore della rivista letteraria Stazione di Posta e del Premio Letterario Chianti, ha collaborato e collabora con quotidiani e periodici.

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