Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Marie e le altre

Daniela Marcheschi

Doppio taglio al Teatro S. Girolamo di Lucca

[di Mariapia Frigerio]

Basterebbe conoscere la sua formazione al Teatro Stabile di Genova, poi le sue partecipazioni al Franco Parenti, diretta da Andrée Ruth Shammah, dove affianca Giorgio Albertazzi, Michele Placido, Moni Ovadia fino a uno dei più apprezzati allestimenti de I monologhi della vagina di Eve Ensler, per capire che Marina Senesi è un’attrice dalla solida preparazione.

Attrice, ma anche autrice teatrale e radiofonica, che da qualche anno si dedica al teatro di narrazione e al Docu/Teatro.

Ed è proprio un esempio di Docu/Teatro quello che il 28 novembre 2016 è andato in scena (dopo il debutto al Franco Parenti di Milano) al Teatro S. Girolamo di Lucca. Lo spettacolo - scelto dalla Commissione Pari Opportunità RAI per rappresentare la Giornata contro la violenza sulle Donne - ha un “cast” tutto al femminile: Marina Senesi adattatrice e interprete del monologo, tratto dalla ricerca di Cristina Gamberi, musiche originali di Tanita Tikaram e regia di Lucia Vasini.

Il titolo è sintomatico: Doppio taglio: come i media raccontano la violenza sulle donne. Ma, forse, è qualcosa di più, qualcosa di simbolico che potrebbe alludere al “taglio” di chi viene ridotta in fin di vita dalla violenza maschile: “taglio”, che si raddoppia nell’offesa dei media che, più o meno esplicitamente, fanno ricadere tale colpa sulle donne stesse. Perché i media è così che ci propongono questi casi, con la donna che, in qualche modo, si è cercata la violenza...

In una scena desolata, tra tinozze strabordanti di ritagli di giornali, si muove e lavora a bagnare carta e a ridurla a cartapesta (di cui si vedono maschere appese a un filo: quelle che, pirandellianamente, la società impone alle donne?) una donna, che ci racconta di come tutto fosse partito da Marie Trintignant…

Sullo sfondo, intanto, viene proiettata l’immagine della figlia del grande attore francese. Che cosa stupisce la nostra narratrice? Il fatto che la violenza mortale sia stata subita da una donna benestante, di famiglia colta, lei stessa regista. Ma ancor di più il “taglio” che ne diede la stampa dell’epoca. Marie aveva comunque avuto figli da padri diversi…

Si passa poi al caso Pistorius, atleta sudafricano, condannato per aver ucciso la sua compagna “un’attrice di serie B”… Di nuovo proiezione di immagine sullo sfondo con lettura degli articoli più significativi e dal “doppio taglio”. Un’attrice di serie B, appunto.

La lettura degli articoli che interpretano, in una visione tutta al maschile, questi femminicidi è fatta – con vero colpo d’ala della regia – da voci fuori campo maschili, quelle di Filippo Solibello e Marco Ardemagni. Si passa poi alla cronaca di violenze su donne meno note. In un crescendo di emozione mista a rabbia.

Quale il messaggio? Cambiare il punto di vista. Capire che è dentro le parole d’uso comune, veicolate dai mass media, la gravità: la violenza sminuita, banalizzata, non riconosciuta.

Efficacissimo il finale con la proiezione di un volantino, in cui un uomo, colorato di azzurro, sullo sfondo di un castello fatato (un principe azzurro!), rivolto in primo piano verso il pubblico sta alzando un pugno per picchiare. E la domanda stampata in grande: “È il tuo principe azzurro?”.

Dopo più di un’ora di religioso silenzio, il pubblico di uno strapieno S. Girolamo ha ripetutamente applaudito e acclamato la Senesi.

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{Le foto sono di Mariapia Frigerio}

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