Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Paolo Febbraro: Poesie tradotte

Corso Italia 7

Paolo Febbraro: Poesie tradotte

Alcune poesie di Paolo Febbraro – tratta da Il bene materiale (2008), Il secondo fine (1999) – nelle traduzioni in inglese, francese e spagnolo a opera di Geoffrey Brock, Marco Sonzogni, Theodore Ell, Martin Rueff ed Emilio Coco.

Fiaba e morale

È caduto lo sciatore

morto in alto nella neve.

A valle, in primavera

dalla casa più nera

getta nel fiume greve

la sua lenza il genitore.

Fable and Moral

He fell and died, the skier,

high up there in the snow.

And now, spring having come,

his father leaves his home,

dark in the valley, to throw

a hook in the heavy river.

Traduzione di Geoffrey Brock, da «Poetry», Volume cxcix, number 6, March 2012

(da Il secondo fine, 1999):

Disse la voce:

«Sono colui che tolse

il senno a Kant

e gli occhi a Omero.

Fui io che volli incerti

i tratti

al padre di Amleto,

son io la febbre irresponsabile

che colse Alessandro,

il sogno felice

che scatenò Attila

e lo sguardo traverso

che tradì Orfeo.

I piani di battaglia

sussurrai

al vincitore di Waterloo,

Leonardo tormentai

col più folle degli amori.

Con sfavillio di fuoco

persi nel buio

ad Alessandria

secoli di parole,

corsi

sulle trentatré lame

che vollero rosse e famose

le idi di marzo.

Per invidia ho operato

con fredda intelligenza.

Ora me ne vado

in un luogo né bianco né nero

al riparo da ogni profumo

e da ogni pensiero».

«Dèmone, vipera, serpe,

debole amante del nulla,

a te sia dato, infido,

l’irrevocabile oblio».

«Non chiamarmi diavolo,

uomo. Sono Dio».

The voice said:

“I am the one who sent

Kant insane

and Homer blind.

It was I who willed

undefined

the features of Hamlet’s father,

I am the reckless fever

that seized Alexander,

the happy dream

that let loose Attila

and the backward glance

that betrayed Orpheus.

I whispered

the battle plans

to the victor at Waterloo,

I tormented Leonardo

with the most deranged love.

With twinkling of fire

I lost to the darkness

in Alexandria

centuries of words,

I ran

along the thirty-three blades

that willed the Ides of March

red and famous.

Out of envy I have worked

with cold intelligence.

Now I am going away

to a place neither white nor black

sheltered from every scent

and every thought.”

“Demon, viper, serpent,

weak lover of nothing:

irrevocable oblivion

be granted you, perfidious one.”

“Do not call me devil,

man. I am God.”

********

«Non vi saranno altre voci.

Già sorge il sole e cancella

nell’aria i resti dell’incubo

che pure fu cena, parole e mani.

Altri giocheranno sulla rima

capovolta fra sepolcro e ascensione,

fra morte propria e sua resurrezione.

Voi liberatevi dalla salvezza.

Risorge a tempo il sole e vi cancella

con bianche dita l’aspra tenerezza».

“There will be no other voices.

The sun is already rising and erases

from the air what is left of the nightmare

that was, too, supper, words, hands.

Others will play on the overturned

rhyme between sepulchre and ascension,

between one’s death and the resurrection.

Free yourselves from salvation.

Timely, the sun is rising and with white

fingers erases tart tenderness from you.”

********

E all’ultima porta,

al penultimo passo,

quando ancora il pensiero

se spunta ha un dove per ritornare,

un attimo prima che il cielo

si sveli per sempre o si copra

non lo daresti un seme

della tua eternità

per ritornarci sopra,

non cercheresti il fiato

per poche parole diminuite

tipo buongiorno quattro tre sì d’accordo mi

sentite?

And at the last door,

at the last step but one,

when thought, if it comes up,

still has somewhere to go back to,

a moment before the sky

forever reveals or covers itself,

wouldn’t you give one seed

of your eternity

to go over it again,

wouldn’t you search for breath

for a few diminished words

like good morning four three yes right can you

hear me?

Traduzione di Marco Sonzogni e Theodore Ell, da «Samgha», www.samgha.me

(da Il secondo fine, 1999):

Una biografia

Rispondeva con la logica

alle superstizioni

e ai razionalismi

con incantesimi.

Sui problemi si sedeva,

come ad affrontarli con la parte

di sé più filosofica. Ignorando

la religione non sdegnava

la (altrui) religiosità.

Si tenne fino all’ultimo

in levità e rigore,

fu sempre largo e attento,

castissimo e in una parola

impuro. Tre giorni prima

di andare cambiò progetti

e umore così che a morire

fosse l’altro.

«Il répondait par la logique

aux superstitions

et aux rationalismes

par des enchantements.

Il s’assayait sur les problèmes

come pour les affronter avec la part

de son être la plus philosophique.

Ignorant

la religion il ne dédaignait pas

la réligiosité (celle des autres).

Jusqu’à la fin il s’est tenu

en légéreté et en rigueur,

il fut toujours large et attentif

le plus chaste et, en un mot,

impur. Trois jours avant

de mourir, il changea de projet

e d’humeur de telle sorte que ce fut l’autre

qui mourut».

********

(da Il bene materiale, 2008):

A Roma

a Giampiero Neri

«Mi aveva avvertito, mio fratello,

l’archeologo. Sondaggi geofisici,

dicevano, carotaggi. Per la Metro.

Pressione, resistenza, e se là sotto

si potrà scorrere. Insomma: terra

di riporto, aria rappresa, poltiglia

di cocci. Umido, acre, dentro lo scavo

l’odore di faccende, un invernale

sapore di provviste. La chimica

spiegava il decadimento; nel budello

si scopriva, più volte decantato,

il pavimento del tempo. Basta.

Scavo sospeso. Affermano, comunque,

che tornassi in superficie illeso».

À Rome

pour Giampiero Neri

«Il m’avait prévenu, mon frère,

l’archéologue. Sondages géophysiques,

disaient-ils, carottages. Pour le métro.

Pression, résistence; et si là, en dessous,

on pourra rouler. En somme: terre

de remblai, air condensé, purée

de debris. Humide, âcre, à l’interieur des fouilles

l’odeur de petites affaires, un goût

hivernal de provision. La chimie

expliquait la décadence; dans le boyau

on découvrait, maintes fois décanté,

le pavement du temps. Stop.

Fouilles suspendues. Ils affirment, pourtant

que je revins à la surface indemne».

********

Serie di sogni

Sono perfetto, bellissimo

non sarò mai più bello così

indistinguibile dai miei panni

A un tratto perdo sangue dal naso

a un tratto lo perdo da anni

La mia fotografia gira per strada

di striscio, di sbieco lì mi presento

sto fermo ovunque io vada

poche chances ch’io esca

molto rischio ch’io cada

Gatti – spargono la città di pozzi

mi trivellano in cerca d’odio

non si fermano ai surrogati,

vene purissime d’oro,

stanchi d’essersene separati

Ed è una serie di sogni

è un elenco di vie con il nome

col nome che non le sostituisce

nomi intrecciati in nodi

mentre l’elenco impazzisce

Un’estate di bassi fondali

un inverno di gradini

dov’è che vorresti salire?

scendi al riparo dei mali

La pioggia allaga il piazzale

congiura nelle mie scarpe

ecco distanza e profondità

freddo l’ascensore risale

mai che l’angoscia si affidi

che il lampadario s’infogni…

Ma è una serie di sogni

che mulina cangiante

è l’ombra mancante

al vetro illuminato

è l’acqua smarrita

nello scheggiato bicchiere

la nottola collocata

dentro un milione di sere.

Suite de rêves

Je suis parfait, je suis le plus beau

je ne serai jamais aussi beau

mes vêtements me collent à la peau

à un moment je saigne du nez

à un moment je saigne depuis des années

Ma photographie se ballade dans les rues

de biais, de guingois je me présente là

je suis immobile où que mes pas me portent

il y a peu de chances que je sorte

il y a de grands risques que je tombe.

Chats – ils répandent leurs puits dans la rue

ils me criblent à la recherche de la haine

ils ne s’arrêtent pas aux succédanés

très pures veines d’or nu,

ils sont las de s’en séparer.

Et c’est une suite de rêves

c’est un liste de rues aver leur nom

avec leur nom qui ne les remplace pas – non;

des noms emmêlés dans des nœuds

annuaire sans trêves.

Un été de bas-fonds

un hiver d’échelons

où donc voudrais-tu monter?

descends à l’abri des maux profonds.

La pluie inonde la place

conjuration dans mes chausses

entre distance et profondeur

l’ascenseur remonte de glace

et si jamais l’angoisse se confiait

et si le lampadaire s’enfonçait…

C’est une suite de rêves

c’est un moulin chamarré

l’ombre absentée

au verre illuminé

l’eau disparue

dans le verre brisé

la chouette se situe

dans un million de nuitées.

Traduzione di Martin Rueff, da «Po&sie», numéro 110, Paris, Éditions Belin, 2005

(da Il secondo fine, 1999):

Lucifero

«Volare intorno

in rigoroso cerchio

in omaggio alla luce

ma un giorno

vedere laggiù d’oro

una mela, e sotto

un bambino più bello

di me addentarla

con un desiderio semplice

e incomprensibile

scoprire che la luce

fugge e ritorna, che l’alba

è rossa

e che il tramonto

è rosso

sapere che l’acqua

è specchio e il fuoco

lingua

Ricordo appena

che caddi»

Lucifer

«Volar alrededor

en riguroso círculo

en obsequio a la luz

pero un día

ver allí abajo de oro

una manzana, y abajo

un niño más hermoso

que yo morderla

con un deseo sencillo

e incomprensible

descubrir que la luz

huye y vuelve, que el alba

está roja

y que el ocaso

está rojo

saber que el agua

es espejo y el fuego

lengua.

Recuerdo apenas

que caí».

********

(da Il bene materiale, 2008):

«Non lo affermo in principio.

Ingenuamente plurali,

avete il travaglio dell’io

e del predominio. Non sono mali

diversi: vi salva l’ipocrisia.

La guerra non è insostituibile

se non è sterminio,

perfetta nostalgia».

«No lo afirmo en principio.

Ingenuamente plurales,

tenéis los trabajos del yo

y del predominio. Non son males

distintos: os salva la hipocresía.

La guerra no es insustituible

si non es exterminio,

perfecta nostalgia».

Traduzioni di Emilio Coco, da Jardines secretos. Joven Poesía Italiana (Antología), Madrid, Sial, 2008

Paolo Febbraro, nato nel 1965 a Roma, è poeta e saggista. In poesia ha pubblicato la silloge Disse la voce (Guerini e associati 1993) e i volumi Il secondo fine (Marcos y Marcos 1999), Il Diario di Kaspar Hauser (L’obliquo 2003), Il bene materiale (Scheiwiller 2008) e Fuori per l’inverno (Nottetempo 2014).

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