Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Sono andato a letto con Vasco

Il racconto. Fate presto a dire Vasco qui e Vasco là, voi che non ci siete stati assieme, dico proprio assieme nello stesso letto. Sgranate pure gli occhi, eh; fate oh con la bocca, pensate un po’ che razza di scoop ci farebbe quel tale che scrive sul giornale. Prosegue la pubblicazione di alcuni stralci tratti dalla nuova raccolta di racconti, Il maiale e lo sciamano, edita da La nave di Teseo e dal 3 dicembre in libreria

Roberto Barbolini

Sono andato a letto con Vasco

 Per gentile concessione dell'Autore, riportiamo uno dei racconti, quello che da' il titolo al volume. La prossima settimana ne presenteremo un altro, l'ultimo. Buona lettura.

                

SONO ANDATO A LETTO CON VASCO

Fate presto a dire Vasco qui e Vasco là, voi che non ci siete stati assieme, dico proprio assieme nello stesso letto. Sgranate pure gli occhi, eh; fate oh con la bocca, pensate un po’ che razza di scoop ci farebbe quel tale che scrive sul giornale: una bomba del genere alla vigilia del concertone del primo luglio a Modena, Moodena Paark per la precisione, e alé, gli raddoppia la tiratura. Non ci credete? Eppure questo è poco ma sicuro: sono andato a letto con Vasco. Proprio lui, Vasco Rossi. Non l’ho mai raccontato a nessuno e non so neanche io perché solo stasera, col fegato spappolato dal magone, sento il bisogno di vuotare il sacco.                     Adesso la fate facile, ma una volta a noi ragazzi di montagna per istruirci ci mandavano a scuola dai preti. Beati voi che andate giù in città, chissà che meraviglia ci dicevano gli zucconi che restavano felici a tirar sassi con la fionda agli uccellini e a raccogliere le castagne lassù nei boschi. Marameo! Altro che ritrovarci come le star a bere del whisky al Roxy Bar: giù in città d’inverno faceva un freddo boia e nel collegio dei Salesiani, in quelle camerate fredde come la morte, ci venivano i geloni peggio che a casanostra. Il mondo intero sembrava capovolto. I fresconi di cittàche d’estate venivano su da noi a prendere il fresco, gli stessi che sfottevamo chiamandoli balugani, chi mai l’avrebbe detto: erano proprio loro a prenderci di mira. Con la nostra faccia da contadini e quell’andatura montanara che ci fa oscillare da destra a manca come marinai sulla tolda della nave mentre infuria la tempesta, giù in pianura non gliela davamo mica a bere: gli altri scolari ci riconoscevano a vista e se la godevano un mondo a tormentarci.                                                                                                       

Adesso – pensavo – i balugani siamo noi, e non era una sensazione piacevole. Perché sarà anche vero, caro Vasco, che apparteniamo tutti alla stessa generazione di sconvolti che non ha più santi né eroi. Ma se permetti, oltre agli sconvolti in mezzo a noi ci sono sempre stati anche parecchi stronzacchioni. E Alfredo era uno di questi. Fra sgambetti, scherzi cattivi e scappellotti sul coppetto, la mia vita in collegio si faceva ogni giorno più invivibile. (…)                                                                                                         Se poi è successo quello che è successo, la colpa è tutta d’Alfredo. Qui non c’entrano i suoi discorsi seri e inopportuni, c’entran le dure nocche che mi bussavano sulla testa crocchi pesanti ogni volta che m’ incontrava in corridoio. Un giorno m’ha beccato al cesso mentre facevo la pipì e approfittando che c’avevo giù le braghe me le ha suonate di santa ragione con quelle sue mani grandi, mani senza fine prese a prestito da qualcuno più grande di lui, che mi han- no fatto vedere le stelle. In quel mentre è entrato il prete ma da vero giuda ha fatto finta di niente: è andato a lavarsi le mani come Ponzio Pilato e in un amen se l’è filata via. (…)

È a questo punto che entra in scena Vasco. “Ma non vi vergognate,” gli fa, “a prendervela con uno più piccolo?” E mi mette una mano sulla spalla. Nessuno aveva il co- raggio di guardarlo in faccia, neppure Alfredo che, tutto mogio, teneva gli occhi bassi senza tentare discorsi furbie inopportuni: Vasco era già il Komandante che sarebbe diventato. Tu adesso vieni con me, diceva quella mano silenziosa, e guai a chi osa toccarti. Neanche lui mi ha toccato, intendiamoci. Mi ha solo imprestato metà del suo letto: se non ci si aiuta fra noi di montagna...

 La foto di apertura è di Gianfranco Maggio per Olio Officina

Roberto Barbolini

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