Corso Italia 7

Rivista internazionale di Letteratura – International Journal of Literature
Diretta da Daniela Marcheschi

Una classe fuori dal tempo, per questo di ogni tempo

La Classe incarna tutto ciò che è la scuola oggi, caratterizzata da forti contrasti e dalla solitudine in cui molti giovani versano. I sei ragazzi protagonisti, sospesi per motivi disciplinari, si trovano in un’aula con un professore che attraverso la sua materia, la storia, vuol far superare quelle barriere colme di razzismo e non inclusione che separano gli studenti dallo “Zoo”, l’immenso campo profughi nei pressi dell’istituto. Non sarà facile, ma Albert, l’insegnante ancora carico di passione, riuscirà a lavorare con i giovani che progressivamente abbandonano quell’alone di aggressività e pigrizia. Stupore ed emozione per il pubblico del Teatro del Giglio, che ha accolto lo spettacolo con grande entusiasmo

Mariapia Frigerio

Una classe fuori dal tempo, per questo di ogni tempo

In un’aula desolata, fuori dal tempo, ma proprio per questo valida in ogni tempo, sei ragazzi, sospesi per motivi disciplinari (tre maschi e tre femmine), qui riuniti per un recupero crediti, si confrontano con l’insegnante quarantenne, straniero di terza generazione.

Il “non luogo” dell’azione fa pensare a Calais, come lo “Zoo”, l’immenso campo profughi a poca distanza dalla scuola, rimanda alla sua tristemente nota “giungla” e al bellissimo film Welcome (2009) di Philippe Lioret.

È un lavoro, quello messo in scena, che si basa su contrasti, contrasti forti, come quello tra il professore ancora carico di passione e un preside, emblema della burocratizzazione della scuola, il cui unico interesse è che i sei allievi recuperino i crediti, per adempiere all’obbligo scolastico e diplomarsi il prima possibile.

C’è inoltre il contrasto tra gli studenti di questa scuola periferica professionale e lo “Zoo”, perché, in un istituto degradato in ogni suo aspetto, il razzismo e la non inclusione nascono proprio dalla mancanza di cultura.

C’è infine il contrasto tra chi abita lo “Zoo” e chi vi fa costruire intorno un muro invalicabile.

La Classe, foto di Mariapia Frigerio

Ma i contrasti sono anche all’interno della classe e sarà Albert, il professore, a superarli, disubbidendo ai consigli del Preside e ritornando alla sua materia che è la storia. E proprio per la sua materia proporrà agli allievi la partecipazione a un concorso europeo sui giovani e l’Olocausto.

Impresa non facile con ragazzi che lo sentono “atemporale”, fino a che le foto crude dei reclusi nello “Zoo”, finite in mano a Talib, uno di loro, non farà capire che il termine “Olocausto” ha più valenze e che esistono campi di sterminio (in senso lato) anche ai tempi nostri.

Così questi alunni aggressivi e pigri, senza autocontrollo né disciplina troveranno nelle foto di Talib e nel loro lavoro collettivo materiale per il riscatto.

A sostenere come lo straniero sia sempre visto, conformisticamente, come unico nemico non mancherà un finale a sorpresa.

Veniamo ai giovanissimi e bravissimi interpreti dei sei ragazzi (oltre al professore Andrea Paolotti e al preside Claudio Casadio, dai quali ci si sarebbe aspettati una maggiore incisività).

Federico Le Pera è Nicolas il violento capo-branco. Valentina Carli è la sua ragazza Arianna, bella, fragile e sofferente.

Caterina Marino dà con estrema bravura tutte le insicurezze a Maisa, la ragazza musulmana, impaurita dal mondo.

Edoardo Frullini è Vasile, lo zingaro ribelle, ma con il desiderio di cambiare la sua situazione.

Andrea Monno è il nero Talib, spacciatore seriale, il più desideroso del gruppo a voler uscire dal bassofondo in cui è finito. Giulia Paoletti è l’ebrea Petra, la più composta tra le ragazze, forse la più consapevole della possibilità di un futuro diverso.

I riferimenti a film e a spettacoli teatrali precedenti sono molteplici.

Imprescindibile è Nemico di classe di Nigel Williams (1978) messo in scena nel 1983 dalla compagnia Teatro dell’Elfo con la regia di Elio De Capitani (al momento sulle scene con un eccellente Moby Dick alla prova) con, all’epoca sconosciuti, Paolo Rossi, Claudio Bisio, Antonio Catania oltre allo stesso De Capitani.

Senza dubbio l’autore di La classe, Vincenzo Manna, merita di essere considerato uno dei drammaturghi più interessanti a livello europeo per questo lavoro, nato da duemila interviste a giovani tra i sedici e i diciannove anni sulla relazione con i diversi.

Belle e suggestive le scene di Alessandro Chiti, i costumi di Laura Fantuzzo, le musiche di Paolo Coletta, il disegno luci di Javier Delle Monache, tutte riunite dalla regia di Giuseppe Marini.

Il pubblico del Giglio ha reagito con stupore ed emozione; ma ancora c’è chi ignora quale sia l’ambiente scolastico odierno? E quanto siano abbandonati e soli i ragazzi, anche quelli che ufficialmente vivono in una famiglia in apparenza ineccepibile?

Le chiamate sono state numerose e con entusiasmo visibile sia nel pubblico che negli attori.

In apertura, La Classe di Vincenzo Manna, regia di Giuseppe Marini. Da sinistra Claudio Casadio, Andrea Paolotti. Foto di Federico Riva

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