Codice Oleario

Si può abolire l’olio di sansa

L’olio di oliva tal quale, quello ottenuto dalla miscela di oli di oliva raffinati e vergini, è necessario finché si produce il lampante. Prosegue il dibattito lanciato su Olio Officina Magazine, in relazione alle categorie merceologiche legate agli oli da olive

Stefano Cerni

Si può abolire l’olio di sansa

Dal punto di vista merceologico, ha senso parlare di extravergine (con gli attuali parametri chimico fisici ed organolettici) con possibilità eventualmente di abbassare ulteriormente il limite dell’acidità a 0,5%.
Si potrebbero abbassare anche il numero dei perossidi, ma credo non sia questo un parametro utilissimo per migliorare la qualità del prodotto.

Considerato che la maggior parte della produzione reale di oli vergini a livello mondiale è lampante, va da sè che ha senso mantenere la categoria olio di oliva così come la conosciamo, altrimenti che utilizzo avrebbe questa marea di olio vergine lampante?

Per migliorare la classe merceologica dell’olio di oliva, la legge potrebbe fissare un limite minimo di olio vergine diverso dal lampante che entra in miscela con l’olio raffinato.

Si può abolire invece la classificazione merceologica di olio di sansa di oliva: sia perché se ne fa ormai poco, sia perché di qualità veramente scadente. Inoltre, oggi la destinazione della sansa per scopi energetici può sostituire l’utilizzo alimentare.

Oggi si parla anche di una ulteriore categoria che si affianca all’extra: una sorta di super extravergine.
Io sono totalmente contrario, perché si rischierebbe di creare ulteriore confusione nel consumatore.
Per definire e selezionare la qualità, si può sempre affinare le indicazioni facoltative in etichetta, che consentano al consumatore di selezionare con maggior trasparenza gli oli di alta gamma.

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