Codice Oleario

Al mondo dell’olio manca una visione

Il tema di fondo è la percezione dell’olio extra vergine di oliva da parte del consumatore. Tutto si gioca sulla percezione. Il successo poggia non sul valore in sé, ma sul valore percepito. Si può e si deve lavorare in tale direzione, ha affermato il direttore del Ceq Mauro Meloni. Che ha aggiunto: “Le aziende devono uscire da una logica competitiva sul prezzo prettamente commerciale e cominciare a ragionare in termini di prospettive e di visione del settore”

Olio Officina

Al mondo dell’olio manca una visione

A Olio Officina Festival 2020, la mattinata di venerdi 7 febbraio era stata dedicata a celebrare i 60 anni dall’introduzione in commercio della categoria merceologica olio extra vergine di oliva. Tra i vari relatori vi è stato anche Mauro Meloni, il direttore del Ceq, il Consorzio di garanzia dell’olio extra vergine di qualità. Molto interessante e pieno di utili spunti il suo intervento, che riportiamo a beneficio di chi ci legge.

 MAURO MELONI

Occorre lavorare facendo non solo una comunicazione corretta ma facendo una comunicazione insieme, non in maniera isolata. Quello della comunicazione è un problema serio di tutti gli operatori del settore oleario, ma non c’è, probabilmente, in questo settore, un leader come invece accade in altri settori e che come tale possa assumersi tale compito.

Èchiaro, di conseguenza, che le aziende debbano uscire da una logica competitiva sul prezzo prettamente commerciale e cominciare invece a ragionare in termini veramente di prospettive, di visione del settore, di quello che dovrà essere da qui a dieci anni, cercando di ragionare di come dovrà essere percepito il prodotto.

Gli spagnoli, per fare un esempio stupido, mi pare che abbiano una visione molto chiara. Loro sanno benissimo di voler occupare quel mercato che fino a oggi hanno occupato in seconda linea, fornendo prodotto ai confezionatori. Oggi, invece, loro hanno una visione chiara: parlano di olio d'oliva in giro per il mondo.

Ho visto recentemente a Bruxelles la presentazione di una slide chiarissima sulla loro strategia, in cima c’è “Olive Oil from Spain”, sotto ci sono le attività promozionali pagate dalla Commissione europea. Ovviamente, quando andiamo in questi eventi degli spagnoli, cosa mangiamo? I migliori extra vergine che ci sono sul mercato, però si parla di olio di oliva.

La loro è una strategia chiarissima, no? Io ti faccio assaggiare il migliore olio che ho e poi lo chiamo olio d'oliva e voglio sostituirmi a coloro che stanno sul mercato.

Diciamo che “il vento è propizio solo a colui che sa dove andare”, come sosteneva Seneca.

Io credo che dobbiamo chiarirci bene su questo concetto: se noi vogliamo cambiare il posizionamento del prodotto e la percezione che ha il consumatore, dobbiamo lavorare su un modello diverso di comunicazione. Soprattutto dobbiamo fare cose, facendo cose, convincendo il consumatore, gli operatori si adegueranno, i ristoratori coglieranno questo aspetto, la distribuzione probabilmente darà uno spazio diverso all’olio.

Oggi la Gdo gli dà uno spazio in funzione del valore che noi assegniamo al prodotto. Non è un caso che nel vino la Gdo abbia cambiato molto l'atteggiamento e l’investimento della distribuzione fatto negli anni non è stato fatto come iniziativa propria, ma perché è stato ereditato ovviamente un valore, una percezione che è cambiata grazie alle enoteche, grazie alla ristorazione e così dopo anche la Gdo si è adeguata e ha sfruttato l’occasione per avere una differenziazione degli scaffali.

Tutto ciò può avvenire anche con l’olio extra vergine di oliva, ma nel momento in cui eredita una situazione come quella attuale dell’olio sugli scaffali, non è il protagonista.

I protagonisti dobbiamo essere noi, è questo che mi sento di dire. Dobbiamo cambiare la percezione che si ha del prodotto

 La foto di apertura è di Gianfranco Maggio. Quelle interne sono di Sara Marcheschi. Tutte le foto qui pubblicate sono proprietà intellettuale di Olio Officina ©

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