Codice Oleario

C’è chi si inventa il kit salva olio pur di scuotere i consumatori

Passano i decenni ma non passano certo le predilezioni verso il sempreverde tema “frodi e sofisticazioni”, tra i refrain più gettonati del settore oleario. Comunicare il prodotto in termini positivi comporta tanta fatica e molte idee, che evidentemente scarseggiano. Sembra infatti che gli operatori del comparto agricolo non abbiano più la capacità di trasmettere una cultura di prodotto. Si ricorre a stratagemmi dozzinali al solo fine di evitare di impegnarsi in progetti più strutturati e compositi

 

Olio Officina

C’è chi si inventa il kit salva olio pur di scuotere i consumatori

Un comunicato stampa diffuso da Assoproli Bari, in sinergia con l’Associazione Consumatori Utenti, non lascia adito a dubbi.  Si preferisce scuotere anziché sensibilizzare i consumatori.

L’olio extra vergine d’oliva – sostengono – è, insieme al vino, il prodotto più soggetto a contraffazioni e sofisticazioni. Da qui l’idea di un “pratico kit per aiutare i consumatori a riconoscere praticamente difetti e alterazione del prodotto, sostenerli nella scelta di un vero olio extra vergine di qualità e preservarli da frodi e contraffazioni”. Il messaggio, dunque, si può sintetizzare in questo breve virgolettato.

Ora, sappiamo bene che in un Paese come l’Italia ci sia tanto malaffare, le cronache lo dimostrano con evidenza, quindi non c’è motivo di negare possibili frodi e sofisticazioni, anche in ragione del fatto che la criminalità non è pura fantasia, ma realtà; tuttavia, riteniamo che creare una sana cultura di prodotto partendo da simili presupposti sia la strada peggiore da seguire. È un errore che noi riteniamo gravissimo.

Il kit – recita il comunicato stampa – è “composto da 1 bottiglietta di olio extra vergine di oliva di qualità e 3 bottigliette di oli con difetti”; e, per dare manforte all’iniziativa, vi è pure “un QR code che rimanda a un videocorso online utile a far comprendere le differenze tra i quattro prodotti”.

Vi sembra la giusta soluzione? Mettere a confronto tre oli difettati e sgradevoli con un olio eccellente è davvero il criterio più appropriato per sensibilizzare i consumatori ad acquisire maggiore consapevolezza? 

Il testo della nota diffusa agli operatori dell’informazione prosegue sostenendo che “l’obiettivo è quello di formare i consumatori alla qualità per contrastare il consumo di oli spacciati per extra vergine ma che in realtà contengono imperfezioni importanti”.

Il kit, per chi fosse curioso di riceverlo, sarà disponibile in tutti i frantoi aderenti ad Assoproli e viene distribuito agli abbonati di un periodico scandalistico che si auto proclama “leader nell’informazione contro le truffe ai danni dei consumatori”.

Non citiamo il nome di questa rivista perché riteniamo che l’informazione debba svolgersi in modo del tutto diverso, senza creare disorientamenti e confusioni. 

Pasquale Mastrandrea, che di Assoproli Bari ne è il presidente, in questo comunicato stampa sostiene che “dobbiamo impegnarci direttamente, come mondo della produzione, per far capire ai consumatori quali sono i profumi e i sapori di un vero olio extra vergine di oliva, di qualità, a differenza di un olio che è extra vergine solo in etichetta”.

È una storia vecchia e più volte ascoltata, questa. Ha senso riproporla senza inventarsi qualcosa di nuovo?

Interviene sulla proposta del kit salva olio anche il presidente di Oliveti d’Italia Nicola Ruggiero, il quale, nel virgolettato dichiara esplicitamente che “educare e promuovere il consumo di un olio di qualità è il passo per dare valore a tutta la filiera dell’olio extravergine d’oliva italiana, composta da tanti bravi produttori e ottime aziende che puntano al meglio. Abbiamo il dovere – aggiunge – di compiere queste azioni culturali per far capire cosa è davvero un extra vergine e quali sono i benefici per la salute e per l’organismo”.

Noi non siamo d’accordo, su questo stile comunicativo.

Educare è una parola che implica complessità, e non si può certo ridurre l’acquisizione di una conoscenza molto articolata attraverso il ricorso a un capzioso kit salva olio che mette guarda caso a confronto gli estremi: un olio eccellente con oli dai difetti evidenti.

Si può forse pensare di far acquisire al consumatore maggiore consapevolezza attraverso soluzioni così sbrigative e tese solo a suscitare clamore? Io ritengo proprio di no.

Chiunque può fare informazione, e oggi i mezzi per veicolare un messaggio non mancano, ma fare una buona comunicazione bene, rispettando il lettore e il consumatore, non è da tutti.

Soprattutto, non si può ottenere un risultato efficace finché si continua con simili operazioni di carattere puramente epidermico e sensazionalistico. In tutto ciò, a perdere di significato è il concetto stesso dell’educare.

Si banalizzano in modo brutale i principi educativi.

Non si tiene in nessuna considerazione il fatto che chi deve apprendere non deve e non può essere forzato, ma semmai condotto per mano, guidandolo a un livello di maturità superiore, sul piano conoscitivo, senza ricorrere a scorciatoie per soli fini commerciali.

Ora, ciascuno faccia pure quel che ritiene più opportuno, in piena libertà, trovo tuttavia in questa operazione l’ennesimo errore che non fa certo bene né al consumatore, né al prodotto, né tanto meno al settore.

Fare corretta informazione significa non suscitare sconcerto e turbamento in chi riceve un messaggio che io giudico grossolano. Un olio eccellente e tre difettati. È questa la grande idea vincente?

La qualità degli oli va comunicata, va chiarita, va raccontata, ma occorre esercitare ogni soluzione comunicativa sempre in modo corretto, prudente e riflessivo. Non si può ottenere nulla di buono senza una comunicazione di qualità.

Oltre all’olio di qualità deve essere altrettanto di qualità anche l’informazione.

L’idea del kit è buona, ma è sbagliato il metodo, sempre incentrato sui difetti, solo per far colpo (ti piace vincere facile! – ricordate lo spot?).

Peccato, è veramente un gran peccato questo errore.

In apertura, foto di Assoproli

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gabriella  pravato

gabriella pravato

07 aprile 2021 ore 08:53

Che tristezza! Nulla di nuovo sotto il sole. L’olio lo si racconta quasi sempre come una medicina contro il logorio della vita moderna o come un prodotto di scarsa qualità, spesso “cattivo” venduto a basso prezzo. Quando si comincerà a parlare di sapore? Quel sapore che è diverso a seconda delle cultivar e che è capace di cambiare totalmente un piatto.

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