Codice Oleario

Condanna a morte

E’ la solita storia, quasi fosse una caccia alle streghe di seicentesca memoria. L’olivo, simbolo di maestosità e longevità, è stato considerato dalla Regione Puglia l’untore! Il fenomeno Xylella fastidiosa, mal gestito da chi doveva aprire una unità di crisi e non lo ha fatto, ha creato molti imbarazzi. Perché i tecnici, tenuti all’oscuro, apprendono le novità solo dai giornali?

Giuseppe Vergari

Condanna a morte

In questi giorni, con l’emanazione della direttiva Ue che impone l’estirpazione di tutte le piante che presentano sintomi della malattia, si è riacceso il problema Xylella fastidiosa.
Tutti ne parlano, ma nessuno finora è ancora riuscito nè a dare risposte valide, nè a cercare eventuali risposte al problema.

Più volte mi sono posto delle domande, e in qualche caso ho anche cercato di porre le stesse ai nostri illustri scienziati che fin dall’anno scorso si sono occupati del problema.

Le mie domande sono sempre le stesse, rimaste in attesa, e, in qualche caso, senza senza mai ricevere alcuna risposta.

Vorrei così riproporre qui, magari in attesa che qualcuno possa dare una risposta, tali domande.

1. si parla di disseccamento rapido dell’olivo, complesso perché sembra che gli artefici siano diversi (il batterio Xylella fastidiosa, il rodilego o zeuzera pyrina, un gruppo di funghi che provocano l’occlusione dei vasi xilematici). Ancora oggi, a distanza di un anno, si parla ancora di complesso del dissecamento rapido dell’olivo. Ciò significa che a distanza di tanti mesi non sappiamo ancora di chi sia la colpa. La mia domanda, a cui in occasione di una visita in un campo di olivi infetti ho proposto al dottor Boscia, senza però avere risposta, è questa: “sono per caso stati fatti saggi di patogenicità per capire da che cosa è provocato il disseccamento dell’olivo è a chi sia dovuto?

2. Sono state fatte delle prove con interventi di potatura ripetuta al fine di contenere l’evolvere della malattia all’interno della pianta?

3. Sono stati fatti dei rilievi aereofotogrammetrici ad intervalli al fine di capire l’evolversi della malattia?

4. L’EPPO attraverso il database PQR, dove sono contenute tutte le caratteristiche delle malattie poste nell’allegato A1, ci dice che esistono circa 150 specie vegetali che fungono come piante ospite o ospite intermedio, questo significa che anche estirpando le piante di olivo non si è sicuri di aver debellato la malattia, cioè abbattendo gli olivi molto probabilmente la malattia rimane in loco, non solo ma ci sono i così detti vettori che trasferiscono la malattia dalle piante ospiti all’olivo. Sono state fatte delle indagini per individuare tutte queste piante ospiti insieme ai vettori? Quale è il piano che i nostri illustri scienziati vogliono mettere a punto per eradicare la malattia?

5. Considerato il territorio che non è ambiente particolarmente vocato ad altre colture, non c’è forse il rischio di creare con tale abbattimento totale delle zone di desertificazione?

6. Perché nelle note tecniche emanate dalla Regione si parla sempre di interventi agronomici a mio avviso che nulla possono fare sulla malattia, ma non si parla mai di interventi di contenimento della malattia sulle piante, tipo le potature ripetute, ecc.

7. Come mai per molto tempo il gruppo di ricerca che si è occupato della malattia ha sempre rifiutato collaborazioni esterne al gruppo, anche provenienti da riferimenti istituzionali locali come l’Università del Salento di Lecce; e, come mai, della Xylella che è un batterio, se né occupa un gruppo di virologi, pur essendo la malattia provocata da un batterio?

Di domande da porre ce ne sarebbero molte altre, anche se non si vogliono creare polemiche sterili e fini a se stesse, senza ottenere alcun risultato. Vorrei solo porre l’attenzione su una situazione che è stata gestita in maniera molto maldestra.
Non si vuole colpevolizzare nessuno. Si vuole solo porre l’accento su una situazione ormai sfuggita di mano.

La domanda che in molti ci poniamo, è questa. “e tutti noi, cosa facciamo?”
Aspettiamo qualche notizia su un quotidiano locale proveniente dall’Osservatorio delle malattie delle piante di Bari o dal gruppo di ricerca che si occupa della malattia sperando di trovare qualche risposta.

Penso che la colpa sia prima di tutti i tecnici, e di tutte le organizzazioni di categoria, rimasti alla finestra a guardare e ad aspettare. E’ vero che le diverse organizzazioni di categoria seguono un loro principio (che io non sono mai riuscito a capire), ma non condivido il lassismo dei tecnici, siano loro agronomi, periti agrari o agrotecnici.

Proprio i tecnici dovevano pretendere informazioni più precise e puntuali. Proprio loro dovevano pretendere di essere informati (non dalle semplici riunioni in Regione, dove quello che si diceva era già stato pubblicato il giorno prima sul giornale locale. Si dovevano pretendere informazioni certe e precise.

In tutte le emergenze si crea una unità di crisi costituita da tutti gli organi competenti da tutti coloro che sul territorio sanno come agire e come muoversi. Perché in questa emergenza non è stato costituito un tavolo in cui tecnici, scienziati e politici si potevano confrontare per cercare di trovare possibili soluzioni?

I tecnici agricoli sono i soli conoscitori del territorio. Sono coloro che fanno da tramite tra il mondo scientifico e la realtà agricola. In tutto questo, quale è stato il ruolo del tecnico? Come sono state utilizzate le conoscenze e le competenze di ogni singolo tecnico?

Alla fine di tutto questo, si è condannato a morte un individuo, un albero, che per millenni è riuscito a sopravvivere a tanti eventi, addirittura in alcuni casi è rinato anche dopo il fuoco, e tutte le volte è rimasto lì imperterrito a dimostrare la sua immortalità.

L’olivo che è il simbolo della maestosità, della longevità e dell’immortalità è stato condannato a morte da un decreto legge perché untore!

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L'articolo di Francesco Caricato: Che stiamo facendo? QUI (La Xylella? Non sapeva di essere così fastidiosa. L’Ue ora condanna gli alberi all’esecuzione. Ma cosa è stato fatto finora? E’la condivisione di idee, ciò che serve, ma gli ordini professionali e le risorse locali sono state tenute fuori dalla Regione Puglia. Un dettagliato resoconto fa luce su una vicenda gestita male sin da subito)

La foto di apertura è di Luigi Caricato

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