Codice Oleario

Elaiografia Istriana

L'atlante delle principali varietà di olivi coltivate in Istria, un libro di cui è autore Carlo Hugues, pubblicato per la prima volta nel 1902, e ora disponibile grazie all'editore Ceres di Zagabria

L. C.

Elaiografia Istriana

C’è un volume che sarebbe bene comparisse nelle case di chi ama l’olivo e l’olio. Si intitola Elaiografia Istriana, ed è l’impareggiabile lavoro di catalogazione eseguito da Carlo Hugues agli inizi del Novecento. L’editore Ceres di Zagabria ha avuto la bella idea di ripubblicare nel 1999 tale opera, volume ancora disponibile in commercio per chi desideri approfondire la conoscenza di una materia tanto fascinosa quanto ricca di spunti, anche a distanza di oltre un secolo da quando il lavoro è stato realizzato. Si tratta di uno studio tecnico comparato, di un vero e proprio atlante delle principali varietà di olivi coltivate in Istria. Un libro di grande formato, bello pure da vedere in ragione delle illustrazioni di Giulio De Franceschi. E’ oltretutto un’edizione bilingue, per cui diventa un buon motivo in più per intraprendere un viaggio conoscitivo in una terra d’olivi che andrebbe anche visitata e percorsa a piedi, palmo a palmo, di persona, in una camminata rigenerante tra gli olivi.

La recensione è tratta dal blog Olivo Matto, di Luigi Caricato.

Titolo: Maslinarstvo Istre. Elaiografia Istriana

Lingua: croato, italiano

Autore: Carlo Hugues

Illustrazioni: Giulio De Franceschi

Anno di pubblicazione: 1999

Editore: Ceres, Zagabria

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carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

17 settembre 2014 ore 18:10

Come spesso accade, i critici d'arte, specialmente se conosciuti e resi famosi dal piccolo schermo, sono portati a estremizzare i loro giudizi perdendo di vista la comunicazione visiva che un determinato simbolo può esprimere. Personalmente trovo la scelta dell'Albero della Vita un bellissimo esempio comunicativo, specialmente contestualizzando il periodo che l'agro-alimentare vive in questi ultimi anni. Avere la possibilità di un impatto così forte e penetrante, consente al visitatore che probabilmente l'uomo dovrebbe riflettere sui valori della terra, dell'artigianalità e della territorialità che si stanno perdendo....

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

30 luglio 2014 ore 09:08

Caro Francesco,
lasciamo perdere le polemiche e cerchiamo tutti insieme di proporre un adeguato "Piano Operativo" sulla base di quanto ad oggi conosciamo della Xylella. Concordo con te nel chiedere di circostanziare meglio l'area tampone o cuscinetto e magari avere su di essa maggiori informazioni possibili sui campi sperimentali che sono stati selezionati. Ma distogliere le energie dalla operatività significherebbe procrastinare gli interventi con ulteriori danni da diffusione della malattia. A settembre sotto gli occhi, probabilmente, assisteremo alla nuova comparsa dei sintomi sulle piante di olivo oggi apparentemente sane, ed ancora una volta diremo: stiamo perdendo tempo!!! Allora invitiamo le istituzioni preposte a predisporre un "Piano Operativo" coinvolgendo le migliori risorse umane del territorio cercando di impostare qualcosa di concreto.
Se fossi un olivicoltore europeo ma anche nord africano, sarei molto preoccupato di questa epidemia, lo sarei ancora di più se fossi un produttore pugliese a nord del salento..... Riflettiamo bene ... di ricerca fine a se stessa si può anche morire....

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

24 luglio 2014 ore 19:32

Ho letto con molta attenzione le “Linee Guida” diramate dalla Regione Puglia e a mio avviso, il lavoro svolto dai tecnici e dagli esperti incaricati dalla Regione, mi sembra in buona sostanza ben fatto e meritevole di essere preso in considerazione. Sicuramente in alcuni punti andrebbe perfezionato e ampliato con maggiori informazioni, senza trascurare che gli studi ed i monitoraggi sul territorio devono continuare ad essere fatti.
Tuttavia è tempo di voltare pagina, incentrare subito l'attenzione su un “Protocollo Operativo” sulla base delle linee guida, chiaro ed univoco e condiviso dalle amministrazioni locali (Sindaci dei comuni interessati).
Per esempio, le linee guida andrebbero perfezionate indicando, su base catastale, i fogli di mappa interessati alle diverse zone (focolai puntiformi, zone tampone, zona di quarantena, ecc). Successivamente in base alla tipologia stabilire su ciascuna zona cosa obbligatoriamente fare. L’obbligo dovrebbe essere sancito da una chiara ordinanza sindacale.
Qui si apre un altro importante aspetto: riuscire a bene comunicare gli interventi previsti dal Protocollo Operativo ai Sindaci interessati. Non servono incontri provinciali con decine e decine di amministratori perché sfocerebbero in inutili polemiche e sterili dibattiti. Io punterei su più incontri contestuali (per evitare di perdere tempo), accorpando per zona al massimo 3-4 Sindaci. In questo caso, credo che un ruolo qualificato ed autorevole possa essere svolto dall’Ordine dei Dottori Agronomi e Dottori Forestali della provincia di Lecce, ovviamente ben coordinati dall’Osservatorio fitopatologico della Regione Puglia. Questa soluzione “comunicativa” avrebbe due vantaggi: la competenza e la distribuzione territoriale dei colleghi che verranno selezionati e daranno la disponibilità a svolgere questo compito, inoltre molti colleghi Agronomi hanno rapporti di conoscenza e stima con le amministrazioni locali. Qualcuno potrebbe dire ma perché un Dottore Agronomo dovrebbe impegnarsi (probabilmente gratuitamente) per svolgere questo compito comunicativo? Ricordo ai colleghi che deontologicamente siamo tutti chiamati, qualora ci siano le condizioni, a svolgere il ruolo di tutela sugli aspetti ambientali e di ruralità del territorio e chi più di noi ha le competenze per farlo?
In passato, nelle varie riunioni organizzate dalla Regione Puglia è stato chiesto ai Dottori Agronomi di astenersi da comunicazioni fuorvianti e spesso prive di fondamento in modo che l’Osservatorio fitopatologico potesse lavorare tranquillo allo studio ed al monitoraggio di questa “calamità ambientale”, è questo ad oggi mi risulta si sia rispettato.
Oggi mi auguro un’inversione di tendenza da parte della Regione Puglia, e che la stessa possa chiedere e coordinare il nostro contributo facendo esplicita richiesta al Presidente dell’Ordine di Lecce che ha sempre manifestato il desiderio di contribuire in tale direzione. Il gruppo tecnico dovrà essere selezionato in funzione delle competenze specifiche e della disponibilità offerte e comunque dovrà essere opportunamente formato e coordinato dagli uffici regionali preposti.
Per quella che è la mia visione, forse questo è l’unico modo per orientare la politica a sostegno del territorio e credimi Luigi, oggi più che mai ci vuole una buona politica …
Le Organizzazioni di Produttori, le Associazioni, le Istituzioni tutte, continuino il loro impegno a reperire fondi da destinare alle imprese ed agli operatori coinvolti nell’attuazione del “Programma Operativo” ma il presidio e la prevenzione sul territorio forse è bene sia delegata ad altri.
Un caro saluto

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

17 luglio 2014 ore 09:52

Caro Luigi, sono d'accordo sulla disamina da te fatta per ciascuna delle tre principali guide agli oli extra vergini da olive. Come puoi immaginare io le acquisto tutte per lavoro e per passione, ma la mia guida preferita rimane quella di Slow Food per il motivo che esalta i principi della biodiversità, della territorialità e della sostenibilità, valori ai quali credo molto. Tra l'altro mi risulta essere quella più acquistata dai consumatori e sono altrettanto convinto che le guide in genere, sono un ottimo strumento per orientare all'acquisto e se vogliamo, svolgono anche quel importante ruolo di educare e informare nella direzione di una sana ruralità ed artigianalità dei prodotti agro-alimentari.
Tuttavia ho la necessità di esternare questo mio pensiero. Se è vero che l’Italia debba puntare verso la qualità e l’artigianalità dei suoi oli per vincere la concorrenza comunitaria ed extracomunitaria, e se è vero che oggi molte aziende puntano su questo obiettivo e non ultimo il salento che da diversi anni è protagonista sulla scena nazionale in fatto di qualità espressa, io credo che occorrerebbe di pari passo elevare la qualità delle giurie esaminatrici al fine di uniformare o meglio allineare, per quanto possibile, il giudizio su un determinato olio.
Trovo assurdo, per esempio, che un olio finalista all'Ercole Olivario riceva un riconoscimento solo parziale in una determinata guida, oppure peggio ancora un determinato olio in una guida venga considerato come “leggero” ed in un altra come “intenso”... Questo poi mi lascia ancora più perplesso se considero che il capo-panel, nelle due giurie, corrisponde alla medesima persona.
Per fortuna in genere, un consumatore acquista una sola guida e quindi non si accorge di queste discrasie ma forse è arrivato il momento di rivedere un po’ di cose nel perfezionare il valore di una determinata guida, magari rivedere le procedure o i regolamenti al fine di tenere conto dei riconoscimenti e delle valutazioni ottenute nei più prestigiosi concorsi oleari. Valutare l’intensità del fruttato di un olio in maniera "assoluta" evitando di attribuire “per forza” le tre categorie (leggero, medio, intenso) in funzione degli oli partecipanti. Che male ci sarebbe se un anno una o più categorie non fossero presenti?
Per quanto detto, a mio avviso, le guide dovrebbero tenere conto dei giudizi ottenuti dai principali concorsi oleari a vantaggio di una comunicazione al consumatore più rispondente all’effettivo valore di un determinato prodotto. Immaginate l’imbarazzo di un azienda che durante una esposizione in fiera si trova ad avere un “riconoscimento di premio” con scritto categoria “fruttato medio” e poi nella guida si riscontra per lo stesso olio un profilo organolettico di “fruttato leggero” …. Come spiegarlo al consumatore?
Mi piacerebbe ci fosse un dibattito intorno a questo tema e quindi mi auguro l’intervento tuo e di altri colleghi ed operatori del settore.
Un caro saluto Nino Buttazzo

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

23 maggio 2014 ore 19:11

Da sempre, ovunque e con diverse sfumature dialettali (alias tipicità locali) si narra: "Quannu la urpe nu rria all'ua, tice ca è mmara" (quando la volpe non raggiunge l'uva, afferma che è ancora acerba). Non me ne voglia sig. Felice MODICA, la virtù delle DOP risiede nell'esporsi "dichiaratamente"; ovviamente risultano poco utili a chi, forse come nel suo esempio, cura il prodotto dalla produzione all'offerta diretta e col più alto valore aggiunto (ristorazione), riuscendo anche a "raccontare il prodotto" al cliente/consumatore. Sono anche convinto che gli organismi preposti, spesso, appesantiscono ed esasperano i Piani di Controllo, ma non si possono accettare critiche senza alcun criterio di discernimento. Carmelo Buttazzo

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

22 maggio 2014 ore 09:30

Più che un commento una riflessione.
Dalla DOP Garda alla DOP Terra d'Otranto 1000 Km di biodiversità certificata, 42 DOP/igp dell'olio ... con pienezza di condivisione.
Forse l'Italia da un punto di vista ideologico e di integrazione sociale non è del tutto fatta ma ... i valori delle DOP/igp, basati essenzialmente sulla tipicità locale, possono contribuire ad unirci intorno alla valorizzazione delle "diversità"? Io credo di si e questo piace molto a chi è innamorato del nostro Paese.
Il visitatore straniero, è risaputo, percepisce e si meraviglia della grande biodiversità racchiusa nel nostro "piccolo Paese" che non riscontra altrove. Allora forse è il momento di credere ancora di più nelle DOP/igp e noi tutti, ciascuno per il suo, abbiamo il dovere di impegnarci di più su questa importante certificazione.

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

30 aprile 2014 ore 09:58

Essenzialità delle indicazioni in etichetta, (uguale) comunicazione al consumatore ... è vero dobbiamo imparare dai neofiti dell'olio. D'altra parte sono convinto che le logiche e le strategie commerciali di chi ha governato il settore olivicolo-oleario in Italia, debbano "svecchiarsi" un po' nelle idee e nelle strategie da mettere in campo. Ritornare a stabilire un dialogo più diretto ed efficace rivolto ai consumatori, è a mio avviso la chiave giusta di lettura. L'etichetta è un valido strumento (con tutti i limiti imposti dalla legge vigente) ma non è il solo .... Se mi è concesso un consiglio, dovremmo ascoltare con attenzione coloro che non conoscono bene l'olio e le sue caratteristiche e "cercare di capire" come attrarre in loro l'interesse ad un acquisto consapevole. A volte non servono paroloni, formule chimiche, effetti di prevenzione salutistica, eccetera eccetera ... ma la semplicità di comunicare che un olio buono ha un profumo di oliva fresca o semplici indicazioni circa l'uso dell'olio in relazione alla sua qualità. Li dove mi è capitato di espletare questo tipo di approccio i risultati sono stati sempre molto soddisfacenti. Ricordo una volta un signore che era convinto che il suo olio era eccezionale, genuino, buono e andò via ... poi ritornò nello stand da me per comprare una bottiglia dicendomi: "lo compro per mia figlia che sta svezzando in questo periodo mia nipote". carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

carmelo buttazzo

16 aprile 2014 ore 11:05

Bella trovata!!!
Io preferisco una buona salsa di pomodoro, pilastro della dieta med-Italiana, preparata con un soffritto a base di olio extra vergine di oliva ed una cottura lenta di almeno due ore. Io li catturo così i carotenoidi del pomodori, in una nota trans-migrazione nell'olio (R. Sacchi ed Al. 2012) che successivamente rende assolutamente altamente biodisponibile il potere antiossidante del licopene e di tutte quelle sostanze liposolubili ad esso collegate. W le sinergie molecolari della nostra dieta mediterranea tradizionale.
Carmelo Buttazzo (agronomo)

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