Codice Oleario

Grande caos intorno all’olio

Come giudicare l’operato del Corpo forestale dello stato? Che effetto fanno le notizie sui continui scandali che coinvolgono alcune aziende del comparto? L’immagine che emerge oggi dell’Italia non è tra le più edificanti. Le stesse istituzioni non appaiono più in grado di gestire la realtà come dovrebbero, forse perché troppo esposte a pressioni politiche e a visioni segnatamente ideologiche

Luigi Caricato

Grande caos intorno all’olio

Se c’è da individuare una parola utile per sintetizzare quanto accaduto in merito all’ennesimo scandalo sull’olio, questa parola è “mediocrità”. Se ne potrebbe anche aggiungere un’altra, altrettanto efficace e pertinente: “inadeguatezza”.

Il danno messo in atto con la serie progressiva di notizie clamorose diffuse ad arte e con ogni mezzo al solo scopo di destabilizzare il comparto oleario, non sta giovando all’immagine del Paese, ma in compenso sta dando luogo ai frutti tanto attesi e sperati da taluni soggetti: scompaginare la filiera e sovvertirla.

Lo scopo principale di tali azioni ad alto impatto mediatico, è di comunicare all’universo mondo che il settore oleario è inquinato e intimamente marcio. Chi legge, ascolta o vede, ne resta impressionato, poiché non dubita né immagina che dietro questo rincorrersi di notizie ci sia una battaglia cruenta di puro stampo ideologico.

Così, se l’obiettivo, da parte di taluni soggetti istituzionali coinvolti in queste performance scandalistiche, è di suscitare clamore ad ogni costo, l’obiettivo lo si può ritenere senz’altro raggiunto. Con grande successo, perché non si parla d’altro. Poco importa se tali atti dimostrativi, corollati da una ben congegnata esasperazione mediatica, determinino sentimenti di odio e ostilità tra i vari attori della filiera.

La mia sensazione è che si stia agendo senza farsi scrupolo di nulla, intervenendo a gamba tesa e giocando duro come solo i duri sanno fare, spettacolarizzando il proprio operato senza curarsi di mostrare alcuna riservatezza su aspetti sensibili proprio in un momento in cui le indagini sono ancora in corso e non concluse.

Ciò che importa, è far percepire che c’è qualcosa di losco dietro, rendendo convincente la propria tesi proprio nell’atto stesso di comunicarla in maniera fantasmagorica, abbozzando una tutt’altro che improvvisata sceneggiatura da film televisivo, in modo da rendere più efficace il messaggio trasmesso. Il ricorso a decine di uomini armati e con l’elicottero che sorvola e controlla la scena è così plastica da rendere l’idea di una rappresentazione a metà tra dramma e commedia all’italiana.

Spettacolarizzare situazioni così delicate, rendendo un’azione ispettiva di controllo di per sé seria, come dovrebbero essere serie tutte le indagini, in qualcosa che entra nella sfera dello show, significa di fatto depotenziare tale azione, rendendola verosimile anziché vera.

Ora, indipendentemente da ciò che emergerà in seguito alle azioni intraprese, resta il fatto che le istituzioni in queste vicende delle ultime settimane non hanno fatto una bella figura. A partire da un ministro, quello delle Politiche agricole, Maurizio Martina, che con la sua dichiarazione senza carne né pesce resa alla stampa, più che vestire il ruolo di ministro della Repubblica italiana, sembra aver indossato i panni di Medioman, il personaggio caricaturale che faceva il verso a un concorrente della seconda edizione del Grande Fratello, quale simbolo dell’uomo medio che dice qualcosa che assomiglia più al pensiero dell’uomo della strada, da bar dello sport, che non a un pensiero che sia altezza della carica di chi svolge appunto il ruolo di ministro.

Quanto è emerso nello show messo in atto dal Corpo forestale dello stato – nell’estremo tentativo, evidentemente, di sopravvivere al proprio scioglimento, mettendo in mostra la propria efficacia operativa – avrebbe meritato un atteggiamento diverso, da parte del ministro Martina, visto, oltretutto, che in un paese civile che si rispetti alcune regole elementari di riservatezza vanno pur osservate.

Finora, ciò che è certo, è che le indagini sono in corso e non sappiamo se porteranno o meno alla conferma di quanto annunciato in grande evidenza e dato come fosse tutto già concluso e definito. L’immagine che emerge, esaminando a distanza questi continui assalti ideologici da parte di alcuni soggetti istituzionali, è di un paese in cui la civiltà giuridica, ritenuta da sempre un valore sacro in Italia, sia stata invece brutalmente calpestata, proprio a opera delle stesse istituzioni.

L’aspetto più inquietante della brutta vicenda, è l’uso (e abuso) che si è fatto del test del DNA per cercare di risalire alle cultivar da cui l’olio è ricavato. Il ricorso a tale strumento di indagine, senza nemmeno attendere la sua validazione, ne forza i tempi di introduzione, vanificando, purtroppo, e banalizzando, l’impegno di quanti, nel mondo della ricerca, sono impegnati da tempo in tale direzione, onde verificare la piena efficacia del metodo.

Così, piaccia o meno, è questa purtroppo l’immagine dell’Italia che emerge oggi, afflitta com’è da una progressiva quanto inarrestabile decadenza delle stesse istituzioni, che, forse, in un periodo di grande disorientamento qual è quello attuale, non appaiono più in grado di gestire la realtà come dovrebbero, e forse, chissà, proprio perché troppo esposte a pressioni politiche e a visioni segnatamente ideologiche ottengono l’effetto di insinuare il dubbio su tutto e tutti.

Per ora, dopo questo ennesimo (e brutto) spettacolo, non resta che attendere lo sviluppo delle indagini, in modo da capire la realtà dei fatti per quella che veramente è, e non per quella che viene raccontata, in maniera del tutto opinabile, dalle note stampa trasmesse per mano delle stesse istituzioni.

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La foto è tratta dal sito del Corpo Forestale dello Stato

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