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Il futuro dell’olivicoltura può concretamente scommettere sugli esoscheletri passivi?

È una grande scommessa che sta coinvolgendo la Regione Liguria. L’obiettivo è di fornire un adeguato supporto all’operatore, al fine di potenziare le capacità produttive, riducendo sia la fatica fisica, sia le sollecitazioni meccaniche potenzialmente stressanti per il sistema muscoloscheletrico. Il potenziamento del lavoro manuale porterebbe benefici concreti nella esecuzione e nei tempi di raccolta e potatura

Olio Officina

Il futuro dell’olivicoltura può concretamente scommettere sugli esoscheletri passivi?

L’obiettivo del Progetto di cooperazione “Lo sviluppo degli esoscheletri passivi nello svolgimento delle principali operazioni colturali dell’olivicoltura ligure” verrà presentato mercoledì 16 dicembre alle ore 17, in live streaming, sia su Facebook, sia su Youtube.

Il progetto, che ha come capofila il Centro Istruzione professionale e assistenza tecnica della Confederazione Italiana Agricoltori di Imperia e, come partner, l’Università di Genova, l’Azienda Agricola Valle Ostilia di San Bartolomeo al Mare e la Cooperativa Olivicoltori Sestresi, verrà realizzato nei prossimi due anni nell’ambito della misura M16.02 del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 della Regione Liguria, quella relativa alla voce “Supporto per progetti pilota e per lo sviluppo di nuovi prodotti, pratiche, processi e tecnologie”.

Può essere una rivoluzione nel settore olivicolo. Non è affatto da sottovalutare, considerando che il progetto si propone di trasferire la tecnologia esoscheletrica dalle applicazioni industriali al settore agricolo, svolgendo un approfondito studio del settore di contesto e, nel contempo, una riprogettazione appropriata per le specifiche dell’uso agricolo e i corrispondenti adattamenti.

Nello specifico, il progetto è basato sull’idea di studiare le attuali tecnologie esoscheletriche passive con il proposito di realizzare un prototipo specifico sulle necessità degli operatori olivicoli, partendo dal supporto alle attività di abbacchiatura che presentano elevati regimi di affaticamento muscolo-scheletrico dovuto alle posture necessarie allo svolgimento del lavoro.“Insieme ai partner e in particolare con il DIME, il Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti della Scuola Politecnica dell’Università degli Studi di Genova, e il DINOGMI, ovvero il Dipartimento di Neuroscienze, riabilitazione, oftalmologia, genetica e scienze materno-infantili, nonché con il coinvolgimento di attori esterni tra cui il CRF, il Centro Ricerche FIAT, il quale collaborerà in tutte le attività pre-progettuali e progettuali”, come  opportunamente ha precisato Stefano Roggerone, presidente della Cia di Imperia, nonché lui stesso olivicoltore.

“Vogliamo arrivare alla realizzazione di azioni di sviluppo pre-competitivo, per verificare la traslabilità dei risultati della ricerca industriale in tema di esoscheletri passivi in nuovi prodotti e processi adattati alle esigenze delle aziende olivicole liguri, al fine di ottimizzare le gestualità di lavoro, riducendo il loro impatto sul sistema muscolo-scheletrico e i conseguenti effetti negativi prodotti sulla salute degli operatori. Tali innovazioni – ha aggiunto Roggerone – non sono ancora state contestualizzate nelle realtà produttive liguri. Nell’olivicoltura, in particolare, vengono svolte operazioni particolarmente faticose e usuranti quali concimazione, potatura, raccolta, elevazione e trasporto delle cassette. Inoltre, in particolare nelle operazioni di potatura e raccolta delle olive, le gestualità lavorative vengono svolte in posizioni posturali generali e in condizioni di contesto svantaggiose, obbligate dalle condizioni del terreno con sollecitazioni ripetute e eccessive che sovraccaricano le strutture muscolo-scheletriche e articolari. Il potenziamento del lavoro manuale tramite l’implementazione di strumenti esoscheletrici porterebbe benefici concreti nella esecuzione di alcune operazioni (tempi di raccolta, potatura) tramite la riduzione dell’impegno fisico e della stanchezza. Quest’ultima, insieme alla diminuzione della produttività individuale, determina una diminuzione dell’attenzione con conseguente aumento drammatico del rischio di incidenti traumatici acuti sul lavoro che spesso esitano in condizioni di gravi disabilità permanenti (paraplegie, tetraplegie).

Inoltre una corretta distribuzione dei carichi di lavoro articolare e muscolare potrebbe ridurre significativamente l’insorgenza di patologie da sollecitazioni micro traumatiche ripetute a carico della colonna vertebrale e degli arti superiori che sono un problema diffusissimo nel settore agricolo e forestale”.

 Si ringrazia, per la notizia e l'immagine di apertura, Federico Crespi

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