Codice Oleario

L’olivagione 2016 in Piemonte

Tra un mese gli olivicoltori piemontesi sono pronti per la raccolta delle olive. Non è stata una annata facile, visto che le condizioni climatiche hanno ridotto in certi casi del 30 per cento la produzione. Anche la mosca dell’olivo sta influenzando gli andamenti stagionali. Oltre a una nuova problematica, minacciosa, cui si sta cercando di porre rimedio: la presenza della cimice asiatica Halyomorpha halys

Antonino De Maria

L’olivagione 2016 in Piemonte

Ormai tutto è pronto per la raccolta degli olivi in Piemonte, tra meno di un mese gli olivicoltori saranno impegnati a stendere reti e staccare le olive. L’annata non è stata facile, caratterizzata da abbondanti piogge durante il periodo di fioritura e seguita da una estate particolarmente siccitosa. In alcune aziende agricole con terreni molto sabbiosi la siccità ha influenzato molto la cascola estiva e ci si ritrova con anche il 30% in meno rispetto allo scorso anno. Ci sono state anche alcune importanti grandinate che hanno danneggiato le piante, in particolare in alcune aree del Saluzzese ci sono stati ingenti danni nel mese di maggio che hanno scalfito i frutti senza tuttavia creare problemi alle piante.

C’è stata una splendida fioritura e alla fine le produzioni sono comunque notevoli; la giovanilità delle piante e le temperature particolarmente miti dell’inverno limitano queste problematiche e fanno credere in una produzione totale in linea con gli scorsi anni. Inoltre la maggiore presenza di caldo e sole estivo fa sperare in una elevata resa in olio, il vero punto debole delle produzioni piemontesi e valdostane. In alcune annate la media è stata inferiore all’otto percento.

Anche la mosca dell’olivo è stata particolarmente presente, il monitoraggio è iniziato presto, a partire da metà giugno e le prime catture sono state registrate già da fine giugno nelle aziende del Pinerolese. Tuttavia il picco massimo di presenza si è registrato a fine agosto in quasi tutte le aziende; la maggiore presenza si è verificata nelle aziende site sulle sponde del lago Maggiore dove vi sono state due importanti momenti di massima cattura, sia inizio luglio che nella seconda metà di agosto. Sul sito antoninodemaria.it vi è stata una costante pubblicazione delle catture settimanali con il coinvolgimento di molti produttori piemontesi si è riuscito a monitorare al meglio lo sviluppo dell’insetto e intervenire per tempo.

Una nuova problematica viene tenuta in forte considerazione in questo momento; si tratta della numerosa presenza su olivo della cimice asiatica Halyomorpha halys (Heteroptera: Pentatomidae) che è una cimice originaria dell’Asia orientale dove si comporta come fitofago occasionale su svariate colture. La specie è stata riscontrata per la prima volta in Italia in Emilia Romagna nel 2012 e l’anno successivo è stata segnalata la sua presenza anche in Piemonte. In questi anni la cimice è diventata una delle principali avversità su diverse colture ed in particolare su pesco, pero e melo. Anche gli agrofarmaci abitualmente impiegati nella lotta integrata non sempre riescono a tenere sotto controllo tale fitofago.

Nella seconda decade di agosto 2016, per la prima volta sono state osservate numerose cimici asiatiche sugli olivi piemontesi in aziende del Lago Maggiore, Pinerolo e Viverone. Per verificare il possibile danno alle drupe e una possibile influenza delle punture trofiche sulle caratteristiche organolettiche dell’olio si è deciso di effettuare una prova in condizioni controllate. Pertanto sono stati collocati su rami fruttiferi di olivo cultivar Pendolino 5 isolatori in rete, all’interno dei quali sono state introdotte cinque cimici (3 femmine e 2 maschi). Altri 5 rami sono stati racchiusi in isolatori senza cimici all’interno per ottenere delle olive sicuramente sane. Alla raccolta sarà effettuata un’analisi visiva del danno sulle drupe e un’analisi organolettica sull’olio da esse ottenuto e si potranno osservare le eventuali differenze qualitative tra drupe colpite dalla cimice e drupe sane. La prova è in corso presso l’impianto sperimentale dall’Istituto Agrario di Verzuolo e viene condotta in collaborazione con docenti e ricercatori della Facoltà di Agraria. A conclusione della prova verranno diffusi i dati.

Le foto sono di Antonino De Maria

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