Codice Oleario

Là dove la televisione fallisce

Dobbiamo convincere il Ministero delle Politiche Agricole a fare una campagna positiva sull'olio da olive: e' buono e fa bene alla salute. Serve una campagna a breve e a lungo termine di educazione al gusto dei consumatori. Un commento alla trasmissione "Presa Diretta" di Mario Renna

Olio Officina

Là dove la televisione fallisce

Riportiamo, a beneficio dei lettori, il commento di Mario Renna, postato in coda all'articolo di Luigi Caricato, dal titolo "Delusione in presa diretta", in merito alla trasmissione televisiva condotta da Riccardo Iacona, nella puntata dedicata all'olio extra vergine di oliva. Ci siamo premurati di riproporlo qui, per dare maggiore risalto, proprio per quanto evidenziato, con grande cognizione di causa, dal lettore.

Grazie dott. Caricato per il lavoro "in positivo" che lei da anni porta avanti per la valorizzazione degli oli da olive. Proposte positive ce ne sarebbero tante. Prima però qualche puntualizzazione. Ha ragione Ricchi. I consulenti tecnici del programma erano inadeguati. Sono un tecnologo oleario e assaggiatore in pensione e mi sono vergognato a vedere proposto da un servizio televisivo pubblico come analisi all"avanguardia una lampadina UV per smascherare gli oli extravergini finti. Si usava 50 anni fa. Oggi c'è la gas cromatografia, HPLC, assorbimento atomico, analisi del DNA, NIR, Panel Test,etc.etc etc. Inoltre un chimico eroe/traditore che per definire un olio di oliva lampante scomoda addirittura una definizione di qualche secolo fa (olio per le lampade). Per classificare un olio lampante e' sufficiente riscontrare la presenza di un difetto organolettico ben evidente al Panel test. Perché dire che con l’olio lampante c'è di mezzo la salute dei consumatori? Tutto serve per fare ascolti? Perché Iacona dopo aver dato la notizia del sequestro di 8.000 tonnellate di olio extravergine di oliva non ha informato i telespettatori della fine che ha fatto tutto quell'olio? Forse perché avrebbe dovuto informare che quel sequestro era "preventivo" in attesa di analisi? Ed avrebbe dovuto informare che le analisi effettuate dai laboratori pubblici di controllo hanno decretato che le 8.000 tonnellate di olio (italiani, greci e spagnoli) erano di buona qualità e sono stati dissequestrati e restituiti alla ditta. Ma questo sarebbe stato troppo tranquillizzante e non avrebbe fatto scalpore. Meglio denigrare tutto il settore ed anche gli organismi di controllo come ha fatto il giornale americano NYT.

Non capisco come si può risollevare il settore dell'olio di oliva con questi programmi televisivi.
Il vero problema riconosciuto da tutti è il prezzo troppo basso dell'olio e quindi poco remunerativo per la maggior parte dei produttori olivicoli italiani e non solo. Pessimo servizio quello di confrontare la produzione di olio toscano, dove la remunerazione del poco olio prodotto non è poi così malvagia, con la produzione quasi industriale degli olivicoltori spagnoli che hanno confermato un prezzo di vendita di circa 2 euro. Non si può subito dopo affermare che l'olio venduto a 3 euro non può essere olio di oliva. Probabilmente non sarà un olio di buona qualità e magari sarà venduto in offerta.

Nessun riferimento alle quantità prodotte e consumate in Italia, oltre alle quantità di olio prodotte in Spagna, le quantità importate ed esportate dall'Italia. Il servizio televisivo doveva porre la domanda fondamentale : come mai c’è questa enorme differenza di prezzo alla produzione tra l’olio extravergine italiano (4-10 euro) e l’olio andaluso (2-3 euro)? Può essere riconducibile solo al costo di raccolta? Un ragionamento a parte andava fatto sugli impianti olivicoli intensivi e super intensivi portoghesi e spagnoli. Come mai in Italia non è stata mai fatto dai vari Governi un “Piano olivicolo nazionale”?

Il servizio televisivo avrebbe dovuto insistere sulla differenza di qualità organolettica tra l'ottimo olio extravergine toscano ottenuto con basse rese e costi elevati da olive verdi e il pessimo olio andaluso ottenuto con alte rese produttive da olive molto mature. L’enorme quantità di olio andaluso ottenuto da olive molto mature è extravergine oppure potrebbe essere classificato come olio lampante? Per salvaguardare gli oli italiani di qualità da olive verdi servirebbe introdurre una nuova categoria commerciale? Per esempio “olio extrissimo” oppure “olio extravergine di qualità” ? Che fine ha fatto il progetto del MIPAF per l’olio di qualità italiano? Per difendere i consumatori è meglio la DOP oppure il generico olio extravergine “Made in Italy”? Questi dovevano essere i temi del servizio televisivo.

Arriviamo alle proposte positive.
Dobbiamo convincere il Ministero delle Politiche Agricole a fare una campagna positiva sull'olio da olive : e' buono e fa bene alla salute.
Serve una campagna a breve e a lungo termine di educazione al gusto dei consumatori. Bisogna promuovere una "cultura" dell'olio extravergine di oliva simile alla cultura presente nel settore dei vini. Il consumatore, avendo acquisito le informazioni di base organolettiche, deve poter fare le scelte di acquisto in modo più consapevole. Solo così, chiaramente non la totalità dei consumatori, saranno più disponibili a pagare di più un buon olio extravergine di oliva. Così anche gli imbottigliatori farebbero a gara a selezionare e proporre i migliori oli extravergini. Sarebbe bello se anche i famosi chef dei tanti programmi televisivi di cucina sì cimentassero a diffondere questa cultura della qualità degli oli extravergini di oliva e sottolineassero quale gusto (fruttato, amaro, piccante, etc.) ha l’olio che stanno utilizzando per valorizzare il loro piatto. Qualche chef potrebbe anche arrivare a proporre per ogni ricetta (piatto speciale) un olio extra vergine speciale.

L'immagine di apertura è tratta dal sito internet della trasmissione Rai Presa Diretta

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