Codice Oleario

La Sicilia dell’olio vuole l’Igp

Lo si sapeva ormai da tempo, ma ora si è compiuto un passo ulteriore. Lo scorso giovedi 3 ottobre è stato presentato l’atteso Disciplinare di produzione. Ora la grande prova è conseguire il riconoscimento. Si vocifera che per la prossima campagna olearia si possa già certificare

Maria Carla Squeo

La Sicilia dell’olio vuole l’Igp

Il dato è tratto, o quasi. Un punto fermo di certo c’è. A Palermo, presso il Palazzo dei Normanni, lo scorso 3 ottobre è stato presentato il Disciplinare di produzione. Le attese sono tante, non abbiamo chiesto se ai produttori l’ipotesi di una Igp Siclia sia da loro gradita, lo chiederemo a breve.

Intanto il primo passo è stato compiuto. Si è trattato di un lavoro mirato a sortire effetti positivi nel comparto oleario, così almeno si spera. Il Disciplinare dell’olio extra vergine di oliva Igp Sicilia è anzi, per chi lo ha proposto e vagheggiato da tempo, un decisivo passo in avanti. Così, dopo le parole i fatti. Ora si tratta di dare corso alle prossime tappe, in vista del possibile riconoscimento dell’attestazione di origine regionale.

Forse ci si poteva pensare prima. Prima cioè di procedere con le varie Dop, visto che in tutti questi anni non tutti, tra i consumatori, conoscono le Dop nelle varie identità territoriali in cui si manifestano. Sono denominazioni talvolta poco conosciute perfino agli stessi siciliani. Giacché è evidente che non tutti possano oltretutto sapere, soprattutto all’estero, quale sia, e dov’è collocata, l’area denominata Valdemone, tanto per fare un esempio. Monte Etna, sì, ma Valdemone, dov’è? Vi pare?

La necessità di istituire un fasciolo per perorare la cusa dell’Indicazione geografica protetta era nell’aria da tempo, in particolare quando si è scoperto che non tutte le Dop sono riuscite a ottenetere nel corso degli anni risultati commerciali apprezzabili. In certi casi è mancata anche il prodotto certificato, spesso carente, tale da non poter investire. Ora, però, forse ci siamo.

Nel corso dell’incontro, ma anche in altre occasioni cui io stessa ero presente – per esempio all’ateneo di Padova, presso la facoltà di Agraria, quando intervenne il dirigente della Regione Siciliana Leonardo Catagnano – si è più volte parlato di lavorare alla nobile causa dell’Igp Sicilia, un lavoro effettuato in sinergia tra i vari attori coinvolti – sia all’interno della filiera, sia nell’ambito delle stesse istituzioni pubbliche regionali, coinvolgendo, in tale impegno comune teso a fare sistema, anche le associazioni di categoria. Tentativi di cui vedremo presto le risposte.

Intanto, se la pratica andrà avanto senza interruzioni o intoppi – così almeno dicono – per gli extra vergini dell’olivagione 2014 forse sarà possibile confezionare già i primi oli a marchio Igp Sicilia. Così, almeno, si spera.

Il disciplinare di produzione c’è – è possibile consultarlo QUI. Le regole cui attenersi sono ormai fissate. La soddisfazione dell’assessore regionale alle Risorse agricole, Dario Cartabellotta, c’è tutta, e ci sta, è ben meritata. L’olio – ha assicurato Cartabellotta – dovrà essere non soltanto essere imbottigliato in loco, come è giusto che sia, ma dovrà anche necessariamente provenire da olive coltivate e molite solo e in via esclusiva nell’isola.

Alla conferenza di presentazione del Disciplinare di produzione c’era Lucio Monte,  direttore generale dell’Irvos, l’Istituto regionale vini e oli di Sicilia, ma anche Maurizio Lunetta, presidente dell’Associazione per la tutela dell’olio extra vergine di oliva  di Sicilia, che è poi l’organismo promotore del marchio Igp Sicilia.

Il controllo sulla conformità delle produzioni sarà effettuato a cura dell’Irvos, che è l’ ente di certificazione preposto e riconosciuto dal Ministero delle Politiche agricole e forestali.

Cio sarà l’attesa svolta? Con il marchio Igp Sicilia si sta tentando di dare qualche chance in più agli oli siciliani, soprattutto a quelli di aree meno celebrate e più marginali, con minore successo di riscontri nei mercati, ma si tenta anche di creare maggiori volumi di prodotto, tutti riconducibili alla Sicilia. Vedremo cosa accadrà.

Il disciplinare dell’olio extravergine di oliva Igp Sicilia si delinea in un totale di dieci articoli. L’importanza che viene data alle cultivar autoctone è notevole. C’è l’articolo 2 che è dedicato interamente alle varietà di olive da cui è possibile ricavare l’olio a marchio Igp Sicilia, e sono, in ordine alfabetico, le cultivar Aitana, Biancolilla, Bottone di Gallo, Brandofino, Calatina, Cavalieri, Cerasuola, Crastu, Erbano, Giarraffa, Lumiaru, Marmorigna, Minuta, Moresca, Nasitana, Nerba, Nocellara del Belice, Nocellara Etnea, Nocellara Messinese, Ogliarola messinese, Olivo di Mandanici, Piricuddara, Santagatese, Tonda Iblea, Vaddarica, Verdello, Verdese, Zaituna.

La raccolta delle olive deve avvenire nel periodo compreso tra il primo settembre e il trenta gennaio, mentre per ciò che concerne la produzione unitaria massima consentita, questa non può superare i cento quintali di olive per ettaro. Per altri dettagli, è bene consultare il Disciplinare, scaricabile QUI.

C’è aria di fiducia. Secondo quanto sostengono in Regione, l’olivicoltura siciliana fa perno su circa 20 milioni di alberi, collocati su una superficie complessiva di circa 185 mila ettari. La produzione di olive si attesta mediamente su circa 3 milioni di quintali, per un totale di circa 50 mila tonnellate di olio estratto. Una voce importante, per l’economia agricola della regione. Il fatturato è pari a circa 220 milioni di euro alla produzione e di 500 milioni di euro al consumo. Staremo a vedere.

Foto di Frantoio Cutrera

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