Codice Oleario

Le malattie dell’olivo

Occhio di pavone, cercosporiosi, lebbra, verticilliosi, brusca, carie, fumaggine, marciume. In tempi in cui tutti parlano della Xylella fastidiosa come fossero grandi esperti, siamo sicuri di conoscere tutte le patologie che riguardano tale pianta? Sono illuminanti in tal senso le informazioni fornite dai saggi di Coltura & Cultura

Olio Officina

Le malattie dell’olivo

Chi non conosce il progetto Coltura & Cultura deve colmare tale lacuna iscrivendosi alla newsletter o consultando il portale di grande successo. Per gli amanti dell’olivicoltura, nel 2009 è stato possibile avere tra le mani il volume L'ulivo e l'olio, ancora oggi disponibile direttamente sul portale. C’è solo da apprendere. Nella sezione “Coltivazione”, per esempio, c’è il capitolo riguardante le malattie, di cui sono autori Antonio Guario e Nino Iannotta.

Secondo tali esperti, “una moderna difesa fitosanitaria in olivicoltura non può prescindere da un sostanziale rispetto ambientale”, un principio dal quale non si può prescindere.
Per muoversi alla perfezione, è bene conoscere gli agenti patogeni. “Nell’ecosistema oliveto – spiegano Guario e Iannotta – convivono all’incirca 300 specie di parassiti, tra cui un centinaio tra funghi, batteri e altri organismi dannosi, oltre che più di una dozzina di virus. Fra questi parassiti, quelli che provocano un danno economicamente significativo alla produzione olivicola sono solo poche unità, alle quali è necessario destinare una specifica lotta”.

Per una panoramica generale, si segnalano, a beneficio dei lettori, alcune malattie: Occhio di pavone, cercosporiosi, lebbra, verticilliosi, brusca, carie, fumaggine, marciume. Le informazioni sono tratte dal volume L’ulivo e l’olio.

Occhio di pavone
Spilocaea oleaginea

È la più importante e diffusa malattia fungina dell’olivo e si manifesta in forme più o meno gravi in relazione alla suscettibilità varietale, alle condizioni vegetative delle piante e alle situazioni pedo-climatiche dell’oliveto. Le infezioni sono più frequenti negli impianti ad alta densità e nelle zone vallive dove si verifica una maggiore persistenza di umidità. Il fungo attacca essenzialmente le foglie e, in casi particolari, anche le drupe, i giovani rametti e i peduncoli.

La sintomatologia tipica è riscontrabile sulla pagina superiore delle foglie con evidenti macchie circolari, più o meno estese in relazione allo stadio vegetativo del fungo, di colore dal grigio chiaro al verde scuro circondato da un alone giallo. In relazione alla entità delle macchie e alla superficie da esse occupata, l’intera foglia tende a ingiallire completamente e a cadere anticipatamente, inducendo grave filloptosi sui rami o sull’intera pianta, con conseguente minore funzionalità vegetativa e produttiva.

L’acqua rappresenta l’elemento indispensabile per le infezioni e la diffusione della malattia, che si verificano attraverso i conidi, prodotti sulla superficie delle foglie attaccate e diffusi nell’ambiente attraverso la stessa acqua o il vento e anche tramite insetti presenti nell’ambiente olivicolo. Per determinare una nuova infezione è necessario che la superficie fogliare sia coperta da un velo d’acqua per parecchie ore. Ciò si verifica sia per le piogge prolungate, sia per la presenza di umidità relativa prossima alla saturazione o per nebbie persistenti. Le temperature ottimali per le infezioni sono tra i 18 e i 20 °C. Nella generalità dei casi tali condizioni ottimali si verificano essenzialmente nel periodo primaverile e in quello autunnale e, in aree olivicole più meridionali, anche durante il periodo invernale al verificarsi di temperature miti. Le infezioni primaverili hanno un periodo di incubazione più lungo (2-3 mesi) rispetto a quelle autunnali: infatti nel periodo estivo è possibile diagnosticare la presenza delle infezioni prima della loro manifestazione evidente sulle foglie con il metodo della “diagnosi precoce” (immersione delle foglie in una soluzione di idrato sodico o potassico al 5% per 2-3 minuti a temperatura di 50-60 °C). Le infezioni autunnali invece si evidenziano in breve tempo, 15-20 giorni, e sono caratterizzate da macchie più piccole che interessano anche le giovani foglie.

(...)  Il controllo della malattia va effettuato in relazione al grado di infezione normalmente riscontrata nell’oliveto oltre a una valutazione nel periodo di fine inverno.  (...)  Alcune operazioni colturali, come la potatura, possono contribuire a ridurre le infezioni in quanto si permette una maggiore aerazione della pianta con conseguente riduzione del tempo di bagnatura delle foglie.

Piombatura o cercosporiosi
Mycocentrospora cladosporioides

E' una malattia attacca l’olivo con differente intensità nelle diverse aree di coltivazione, anche se negli ultimi anni si rileva una maggiore pressione del fungo, tale da interessare aree sempre più estese, con danni di un certo rilievo.

Le infezioni interessano essenzialmente le foglie, ma sono note anche infezioni sui piccioli con formazione di macchie grigie, sui peduncoli delle drupe manifestando tratti necrotici e sulle drupe con formazione di chiazze di colore rosso-bruno simili a un inizio del processo di invaiatura. In alcuni casi si rincontrano anche infezioni su giovani rametti con presenza di aree fuligginose, grigie, di forma ed estensione variabili. Sulle foglie i sintomi dell’attacco si manifestano sulla pagina inferiore sotto forma di macchie irregolari di colore grigio piombo e possono essere confuse con una forma lieve di fumaggine. Sulla nuova vegetazione, le infezioni si evidenziano sulle foglie più basali a fine agosto-inizio settembre e, successivamente (ottobre-novembre), vanno a interessare, in maniera progressiva, le altre foglie più apicali del rametto e possono proseguire anche durante l’inverno, al verificarsi di temperature miti ed elevata umidità.

(...) Le foglie interessate dal fungo iniziano a ingiallirsi in modo progressivo partendo dalla zona primaria dell’infezione fino a interessare l’intera foglia. Gli studi su tale malattia hanno identificato nel periodo di fine primavera il verificarsi delle infezioni sulla vegetazione dell’annata e nel periodo estate-inizio autunno la manifestazione dei sintomi. Pertanto, eventuali interventi di controllo della malattia vanno effettuati con prodotti a base di rame durante il periodo estivo. In caso se ne rilevi la presenza sulle foglie più apicali, è necessario proseguire gli interventi anche nel periodo autunnale. Risultano comunque anche validi gli interventi primaverili effettuati contro l’occhio di pavone.

Lebbra o antracnosi
Colletotrichum gloeosporioides

E' una malattia abbastanza nota nelle aree olivicole sin dal Novecento e si riscontra essenzialmente nelle zone di coltivazione più meridionali. Le infezioni di questo fungo si verificano in modo differente nel corso degli anni, mostrando una regressione notevole per mutamenti climatici tendenti più al secco. Non mancano, comunque, annate in cui, per la presenza di piogge o di maggiore umidità nel periodo vegetativo, si registra un elevato grado di infezione e una diffusione su ampi territori olivicoli.

La lebbra si manifesta sulle drupe in autunno, quando cominciano a invaiare o sono gia mature, determinando il marciume delle stesse, con la caratteristica “mummificazione”. Il fungo si conserva sotto forma di periteci, di micelio o di conidi nei frutti marciti e in tutte le parti vegetali attaccate e si manifesta all’epoca dell’invaiatura. Penetra all’interno del tessuto attraverso aperture naturali e ferite.

Le infezioni interessano generalmente le drupe situate nella porzione bassa della chioma dove maggiore è il tasso di umidità e la ricaduta dell’inoculo proveniente dalle zone più alte. Le drupe infette presentano inizialmente delle tacche rotondeggianti livide che successivamente raggrinziscono fino a interessare l’intero pericarpo con riduzione del peso anche fino al 40%. Queste cascolano precocemente e nei casi più gravi si può perdere fino al 50% della produzione.

Sulla vegetazione gli attacchi sono particolarmente intensi in annate con primavere miti e piovose, interessando foglie, giovani rametti e altri organi verdi. Le foglie mostrano accentuati sintomi di clorosi sin dalla primavera come conseguenza di infezioni che si realizzano sulla nuova vegetazione in fine inverno-inizio primavera, diventando uniformemente clorotiche in piena estate.

(...)  Il contenimento di questa malattia passa attraverso forme di controllo agronomico (cultivar meno suscettibili, adeguata potatura) e interventi chimici con prodotti a base di rame, quando vengono spesso rilevate nelle annate precedenti infezioni del fungo e si verificano frequenti piogge e nebbie nel periodo di maggiore suscettibilità delle drupe (settembre-novembre).

Verticilliosi
Verticillium dahliae

La malattia è presente in molte regioni del Mediterraneo, ma recenti indagini hanno messo in evidenza la sua forte espansione in Italia (particolarmente grave appare la situazione in Calabria e Sicilia). Tale forte diffusione del parassita, che interessa maggiormente le giovani piantine ed è favorita dall’accertata suscettibilità di alcune cultivar molto diffuse, è dovuta a varie cause telluriche (terreno infetto trasportato dalle macchine oppure tramite ospiti intermedi come infestanti e orticole), ma anche alle procedure di propagazione in vivaio, spesso effettuate senza la necessaria attenzione nel prelevamento di marze da piante infette (magari senza sintomatologia evidente).

(...) La diffusione avviene ad opera dei conidi prodotti dagli stessi microsclerozi o da materiale infetto per mezzo dell’acqua di irrigazione o di insetti. In particolare quando, nelle prime fasi di impianto dell’oliveto, si pratica in consociazione all’oliveto la coltivazione di piante orticole, fortemente suscettibili al fungo (pomodoro, patata, peperone, melanzana ecc.), queste ultime costituiscono fonte d’infezione iniziale del terreno con conseguente passaggio nel tempo anche sulle piante di olivo. Dopo la penetrazione, il fungo incomincia a diffondersi nei vasi legnosi, invadendo essenzialmente i vasi a ridosso della zona cambiale occludendoli e, tramite la corrente linfatica, porzioni di ife vengono trasferite in più parti della pianta. A seguito di ciò, si può riscontrare una sintomatologia che inizialmente ha un decorso di lento ingiallimento e successivo disseccamento di alcune parti di pianta o di organi vegetativi, in quanto scarsamente alimentati dalla linfa. Le foglie diventano di colore verde opaco e si distaccano precocemente, mentre i rametti assumono una colorazione bruno-rossastra esternamente e marrone scuro nell’interno. In tali casi, piante adulte hanno anche la possibilità di sopravvivere, in quanto si riesce a ricostituire la chioma. In caso l’infezione abbia un decorso più rapido, i rami o le branche o l’intera pianta disseccano in breve tempo senza consentire il distacco delle foglie, che rimangono accartocciate e rinsecchite sulla pianta. Tali manifestazioni risultano più evidenti nei periodi di maggiore carenza idrica.

(...) Le strategie per il controllo di questa malattia sono difficili e si basano essenzialmente su misure preventive per evitare infezioni o diminuire l’eventuale inoculo già presente. Ciò riguarda in primo luogo i vivaisti, i quali devono prelevare le marze da piante certamente sane e utilizzare terricci non infetti, ma anche gli olivicoltori, che devono evitare consociazioni con solanacee e cucurbitacee, porre la massima attenzione nell’uso dei mezzi agricoli su terreni che possano risultare contaminati e ricorrere possibilmente all’irrigazione a goccia, invece che a scorrimento. Diventa, in tali casi, fondamentale realizzare i nuovi impianti, specialmente nei terreni contaminati, utilizzando materiale vivaistico certificato e controllato esente da tale fungo. In caso contrario è buona norma, prima di effettuare nuovi impianti, lasciare per alcuni anni il terreno non coltivato, ma pulito da erbe spontanee, o seminato con graminacee, specialmente se in precedenza siano state effettuate coltivazioni con colture sensibili alla malattia, o siano stati riscontrati casi di infezione. Nei casi di accertata presenza qualsiasi attrezzo utilizzato per l’asportazione dei rami secchi o per la potatura di piante infette deve essere sempre disinfettato prima di operare su piante sane. (...)

Brusca parassitaria
Stictis panizzei

La malattia interessa essenzialmente le foglie, determinando disseccamenti parziali di colore rosso mattone a margini sfumati che successivamente diventano bruno cenere limitati da bordi di colore marrone scuro. La malattia si riscontra in quasi tutte le aree olivicole e si evidenzia nelle annate in cui si verificano elevate umidità e alte temperature nel periodo autunnale. In ogni caso difficilmente interessa l’intero oliveto, ma solo piccole aree e con attacchi di lieve entità. Il fungo penetra nelle foglie in autunno attraverso gli stomi e invade i tessuti fogliari in breve tempo, determinando sotto l’epidermide della pagina inferiore le fruttificazioni agamiche, picnidi, poco evidenti per le loro dimensioni ridotte. I picnidi producono dei picnoconidi unicellulari che costituiscono le forme di diffusione della malattia.

(...) La brusca parassitaria non richiede specifici trattamenti chimici per il limitato grado d’infezione che determina. Pertanto, i trattamenti effettuati nei confronti di altre avversità fungine, con prodotti a base di rame, riescono a controllare le infezioni e la diffusione della malattia.

Carie o lupa

La malattia è presente in tutte le aree di coltivazione dell’olivo e in particolare nelle zone dove si pratica spesso la potatura effettuando tagli su grossi rami o su branche. La carie interessa essenzialmente il legno della pianta ed è determinata da un complesso di funghi; la specie più frequentemente riscontrata è Phellinus friesianus, a cui seguono altre come Fomes spp., Coriolus versicolor, Poria medulla-panis, Trametes hispida, Stereum hirsutum, Coriolus hirsutus e Irpex spp. Queste specie fungine degradano la cellulosa, la lignina e altre sostanze presenti nella cellulosa, provocando il disfacimento e la disgregazione del legno delle branche, del tronco e in particolare della sua parte inferiore, cioè il pedale, estendendosi a volte anche alle radici più grosse. La prima manifestazione è l’arresto dello sviluppo della corteccia che, successivamente, rimane depressa, staccandosi e lasciando a nudo la parte legnosa.

(...)  I funghi penetrano nelle branche o nel tronco molto lentamente e si approfondiscono procedendo attraverso i raggi midollari, invadendo il legno, il cambio ecc. e riescono a diffondersi sia verso il basso sia verso l’alto. Con la devitalizzazione della parte cambiale e dei vasi di trasporto della linfa grezza (alburno) si determina un arresto o una riduzione nell’alimentazione della chioma, che inizialmente manifesta sintomi di sofferenza e di ingiallimento e, successivamente, la caduta delle foglie e il disseccamento dei rami e delle branche. Ciò comporta la necessità di interventi di ricostituzione della parte epigea dell’albero o di alcune branche colpite se non addirittura la capitozzatura totale. Il controllo di questa malattia va impostato preventivamente, al momento dell’effettuazione dei grossi tagli con protezione degli stessi con mastici cicatrizzanti, previa disinfezione del taglio con prodotti chimici o con il fuoco. Tale operazione, che generalmente non viene mai operata sull’olivo, riveste notevole importanza per prevenire la carie, in quanto nell’olivo le ferite da taglio cicatrizzano lentamente consentendo la penetrazione di acqua e funghi.

Nei casi in cui la carie sia già presente sulla pianta è possibile, alla comparsa dei primi sintomi, individuare la sua presenza battendo sugli organi vegetativi che emettono suoni diversi a seconda che siano sani o invasi dai funghi. Le operazioni di eliminazione delle parti degradate detta “slupatura” e i vari sistemi di ripulitura delle parti cariate costituiscono l’unico mezzo valido per risanare gli alberi. In molti casi tali operazioni determinano profonde incisioni nel tronco alterando l’aspetto normale delle piante. Oggi questi interventi vengono eseguiti con celerità anche mediante motosega che, però, non consente di effettuare una pulitura più accurata. Pertanto, alla fine delle operazioni di slupatura è possibile riscontrare legno ancora infetto dai funghi. Inoltre, il legno messo a nudo e non intaccato potrebbe ulteriormente essere infettato, per cui, anche in questo caso è necessario proteggere queste ferite con prodotti disinfettanti, con mastice protettivo o, meglio, con il fuoco che, oltre a cicatrizzare, elimina completamente eventuali residui del fungo.

Fumaggine

Con il termine fumaggine si intende la manifestazione di “annerimento” riscontrata sulla superficie della vegetazione e prodotta da ammassi nerastri di funghi saprofiti. È, infatti, costituita da un complesso di funghi epifiti (Capnodium, Alternaria, Cladosporium ecc.), con miceli scuri che formano colonie nerastre, dapprima di aspetto polverulento, poi di forma feltrosa su tronco, branche, rami e, soprattutto, foglie. I funghi vivono all’esterno dei tessuti vegetali a spese di sostanze zuccherine (melata) prodotte sia dalla pianta sia dagli insetti.

La teoria più accreditata è comunque quella che considera il fattore predisponente riconducibile essenzialmente alla presenza di melata, secreta dalle cocciniglie e in particolar modo dalla cocciniglia mezzo grano di pepe (Saissetia oleae). Nei numerosi rilievi, infatti, è sempre stata riscontrata una diretta associazione tra la presenza della cocciniglia e quella della fumaggine. Tali insetti spruzzano, in forma di minute goccioline, le escrezioni con alta concentrazione di sostanze nutritive contenute nella linfa assunta con l’alimentazione. Tali goccioline si depositano sulla superficie di tutta la vegetazione (foglie, frutti, rami, branche ecc.) producendo un luccichio sotto i raggi del sole, per cui il fenomeno è visibile anche a distanza. Sono noti anche casi di fumaggine a seguito di attacchi del cotonello dell’olivo (Euphyllura olivina), che ricopre la pianta di abbondate materiale ceroso di aspetto cotonoso che viene facilmente colonizzato dai funghi. In presenza di rugiade frequenti e persistenti, che portano l’umidità relativa prossima al 100%, sulla melata si insediano diversi funghi saprofiti, presenti comunemente in ogni ambiente agricolo e, nell’arco di circa un mese, si forma un feltro nero su parte o su tutta la vegetazione. La maggiore manifestazione di fumaggine si riscontra da settembre a febbraio quale periodo più umido, mentre nei periodi più secchi o di minore attività della cocciniglia si assiste a un disseccamento della massa fungina con conseguente distacco delle parti colpite. Alla ripresa vegetativa, la nuova vegetazione generalmente non viene attaccata dai funghi, per cui la pianta assume nuovamente un aspetto verdeggiante, ma se non viene eliminata la causa (cocciniglia), in settembre si “annerisce” nuovamente. Il danno indiretto è costituito dal fatto che lo strato feltroso di colore scuro, compatto, che ricopre tutti gli organi vegetali della pianta determina un ostacolo all’attività fotosintetica con conseguente deperimento generale della pianta e una ridotta produzione di fiori e frutti. In molti casi è possibile un deprezzamento del prodotto, in particolare modo per le olive da mensa, che si presentano annerite e appiccicose, ma anche per quelle da olio che hanno necessità di essere lavate prima della molitura.

(...)  Il controllo della fumaggine solo con prodotti rameici o con altri anticrittogamici non costituisce la soluzione del problema.

Marciume delle drupe
Camarosporium dalmaticum

È una malattia causata indirettamente a seguito di altri eventi fitopatologici, infatti il fungo viene veicolato dal cecidomide Prolasioptera berlesiana o penetra nella drupa attraverso ferite provocate dalla mosca. Risulta accertato, comunque, che il micelio del fungo è simbionte delle larve del cecidomide in quanto base trofica del loro sviluppo. Dopo la penetrazione il micelio del patogeno si sviluppa nella polpa delle drupe, determinandone una macchia circolare bruna del diametro di 3-6 mm, infossata con margini ben delimitati e con al centro numerosi puntini neri, picnidi, che costituiscono gli organi di diffusione della malattia. Il danno è costituito da questa caratteristica tacca bruna, infossata e suberificata, che deturpa completamente la drupa e nel caso di olive da mensa la rende non commercializzabile. La lotta va impostata essenzialmente su olive da mensa abbinando ai trattamenti contro la mosca prodotti a base di rame per prevenire l’introduzione del fungo nelle ferite.

Rogna
Pseudomonas savastanoi pv. savastanoi

La rogna o tubercolosi, nota e diffusa malattia in tutti gli areali di coltivazione dell’olivo, è causata da un batterio che fa parte della popolazione microbica epifita che vive costantemente sulla vegetazione senza provocare alcun danno e che, quando trova le condizioni favorevoli, aggredisce la pianta producendo tumori essenzialmente su rametti e piccole branche oltre che su altri organi vegetativi. Fonte di maggiore diffusione dell’inoculo sono gli stessi tubercoli, in particolar modo quelli non ancora completamente lignificati, nei quali il batterio vive riproducendosi abbondantemente. Con la pioggia, i batteri si riversano sulla superfice dei tumori e vengono disseminati attraverso gocce d’acqua su altri siti della pianta o su altre piante. Non potendo introdursi direttamente nei tessuti dell’ospite, il patogeno, veicolato dall’acqua, si introduce attraverso soluzioni di continuità causate da vari fattori, tra cui eventi meteorici (freddo e grandine) e colturali (potatura, raccolta con bacchiatura).

(...)  Il contenimento di questa malattia deve essere impostato essenzialmente attivando azioni preventive agronomiche, come l’impiego di cultivar meno suscettibili ed equilibrate pratiche colturali; azioni fitoiatriche con disinfezione da adottare subito dopo le operazioni di potatura e in occasione di eventi meteorici avversi (freddo, grandine) che colpiscono nei momenti di attività vegetativa, operazioni di rimozione e bruciatura delle parti infette. Particolare cura va posta nei vivai, dove molta attenzione deve essere rivolta alla scelta del materiale di propagazione e nella disinfezione degli attrezzi. Dopo eventi imprevedibili come la grandine, o operazioni di raccolta con bacchiatura, è consigliabile effettuare, nel più breve tempo possibile, trattamenti con composti rameici, che per la loro azione batteriostatica riducono l’accesso del batterio nelle ferite.

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