Codice Oleario

Oliveti ad alta densità

Expertise. Una giornata nelle Marche tutta incentrata sull’intensificazione colturale in olivicoltura, con una particolare attenzione alla valorizzazione del germoplasma autoctono e alle tecniche colturali sostenibili da un punto di vista ambientale ed economico. Non esiste un modello unico valido per tutti gli ambienti e le condizioni socio-colturali, ma è il caso di darsi una mossa

Enrico Maria Lodolini

Oliveti ad alta densità

Il Dipartimento di Scienza Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche in collaborazione con l’Associazione Interregionale Olivicola del Medio Adriatico (AIOMA) ha organizzato una visita guidata a due oliveti ad alta densità nelle Marche. L’evento, patrocinato dalla Società di Ortoflorofrutticoltura Italina (SOI) e rivolto agli addetti del settore, ha rappresentato un’occasione di confronto sulle tematiche inerenti l’intensificazione colturale in olivicoltura con particolare attenzione alla valorizzazione del germoplasma autoctono e a tecniche colturali sostenibili dal punto di vista ambientale ed economico.

Il processo d’intensificazione colturale in olivicoltura costituisce allo stesso tempo un argomento di forte interesse e discussione nel nostro Paese; tra chi sostiene fortemente questo modello ritenendo di svecchiare tutta l’olivicoltura italiana ormai obsoleta e chi pensa che l’alta densità non sia applicabile in nessun caso. Premesso che non esiste un modello unico valido per tutti gli ambienti e condizioni socio-colturali, l’olivicoltura ad alta densità può rappresentare una delle opzioni a disposizione degli imprenditori agricoli.

L’evoluzione verso tale modello presuppone però un cambiamento di tipo colturale (cosa che avvenne diversi anni fa per la frutticoltura) perché l’alta densità non è soltanto un maggior numero di alberi per unità di superficie, ma un insieme di scelte e strategie di gestione differente. Tale modello richiede sicuramente un maggior livello tecnico di integrazione dei fattori coinvolti nella produzione ma ha come principale vantaggio la possibilità di incrementare notevolmente il livello di meccanizzazione delle principali operazioni colturali e contenere fortemente i costi di produzione, pur mantenendo elevati standard qualitativi degli oli prodotti. Rimangono tuttavia da studiare alcuni aspetti legati all’adattabilità dell’alta densità alle specifiche condizioni climatiche, all’utilizzo di varietà autoctone e al controllo della crescita e della produzione mediante un’appropriata tecnica colturale.

Da qualche anno, il gruppo di Arboricoltura del Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali dell’Università Politecnica delle Marche ha intrapreso un percorso di ricerca per studiare tali aspetti e diverse sperimentazioni sono in corso in due oliveti ad alta densità (4x2 m, 1250 alberi/ha) nelle Marche.

La visita effettuata lo scorso 24 ottobre ha permesso di visitare i due oliveti e le prove sperimentali in corso e discutere i risultati di questi primi anni di ricerca. Nutrita la presenza di partecipanti all’incontro: imprenditori olivicoli della zona, agronomi, tecnici e studenti che hanno assistito in modo interattivo a tutte le fasi della visita.

L’incontro è stato aperto presso l’oliveto ad alta densità (2 ettari circa) piantato nel maggio 2012 presso il Centro di Ricerca e Servizi Az. Agr. Didattico-Sperimentale “P. Rosati” dell’Università Politecnica delle Marche ad Agugliano (AN).

Veduta dell’oliveto sperimentale ad alta densità c/o Centro di Ricerca e Servizi Az. Agr. Didattico-Sperimentale “P. Rosati” dell’Università Politecnica delle Marche ad Agugliano (ottobre 2014)

Il professor Davide Neri ha sottolineato l’importanza di studiare approfonditamente l’alta densità dell’olivo identificando specifiche tecniche colturali a seconda delle cultivar impiegate e delle condizioni pedo-climatiche. In particolare l’utilizzo di densità elevate con olivi di piccole dimensioni rende meno autonome le singole piante e abbrevia il ciclo vitale produttivo. Di conseguenza occorre prendere adeguate contromisure per evitare un eccessivo e precoce invecchiamento, governando il fabbisogno nutrizionale e di acqua con irrigazione localizzata e frazionando gli apporti nutritivi con appositi protocolli.

L’obiettivo è che l’olivo sia in grado di ramificare intensamente in primavera e che nel corso dell’estate sia in grado di fare un’elevata induzione a fiore. Successivamente, in autunno si deve procedere a indurire la pianta per farla diventare più resistente al freddo. E’ stata poi la volta del Prof. Rodolfo Santilocchi che ha illustrato le strategie di gestione del suolo mediante inerbimento e le motivazioni alla base delle scelte specifiche per contenere lo sviluppo radicale degli olivi e sostenere il passaggio delle macchine agricole riducendo il rischio di erosione. Per questo motivo si è proceduto a scegliere la Festuca arundinacea che è molto competitiva e presenta una elevata capacità di coprire il suolo. La gestione degli sfalci nell’interfila e del suolo nel sottofila diventa quindi elemento fondamentale per raggiungere un buona crescita dell’olivo e si integra con la gestione frazionata dei nutrienti.

Da parte mia ho invece presentato obiettivi e metodologie di studio delle specifiche sperimentazioni in atto presso l’oliveto: confronto tra varietà autoctone marchigiane, a diffusione nazionale e internazionale, confronto tra diverse tipologie di materiale vegetale all’impianto (dimensioni e metodi di propagazione delle piante di olivo), descrizione dell’architettura della chioma nelle diverse cultivar per evidenziare l’adattabilità al modello ad alta densità, lo studio del controllo della crescita aerea e radicale attraverso il controllo della nutrizione, irrigazione e potatura aerea e radicale, calibrate in base alle specifiche fasi fenologiche dell’olivo, la messa a punto di tecniche di gestione del suolo a basso impatto ambientale (inerbimento tra le file e confronto tra diversi materiali pacciamanti sintetici e organici per il controllo delle erbe spontanee del sottofila) e la valutazione e caratterizzazione qualitativa degli oli prodotti.

Particolari delle diverse sperimentazioni presso l’oliveto sperimentale ad alta densità del Centro di Ricerca e Servizi Az. Agr. Didattico-Sperimentale “P. Rosati” dell’Università Politecnica delle Marche ad Agugliano (AN). Alto sx: confronto cultivar autoctone e internazionali; alto dx: pacciamature organiche nel sottofila; basso sx: impianto su baulatura; basso dx: confronto materiali per impiantistica

Tonino Cioccolanti ha poi illustrato le opzioni possibili nell’ambito dell’impiantistica del modello di olivicoltura ad alta densità con particolare attenzione alla tipologia dei materiali utilizzabili, vantaggi e svantaggi e costi d’impianto. Un’impiantistica semplificata ed economica ma al tempo stesso precisa e puntuale nel risolvere i problemi di gestione dell’oliveto che deve essere preparato a essere raccolto con macchina scavallatrice.

Successivamente Alessandro Tarragoni ha presentato alcuni dei risultati ottenuti nelle sperimentazioni durante i primi anni dall’impianto con particolare attenzione alla caratterizzazione dei modelli architetturali, di crescita della chioma e del ramo e di precocità di entrata in produzione delle cultivar autoctone marchigiane a confronto con le varietà a diffusione nazionale o internazionale. Secondo quando mostrato agli intervenuti, alcune varietà locali presentano in questa fase iniziale caratteristiche molto idonee all’allevamento ad alta densità (buona crescita, portamento assurgente, dimensioni contenute della chioma, elevata ramificazione, precocità di entrata in produzione) e comunque confrontabili con varietà attualmente in uso a livello internazionale.

La seconda tappa della visita guidata ha fatto sosta presso l’Az. Agricola biologica Maggiorana a Fermo (1 ettaro circa di oliveto privato piantato nel maggio 2011).

L’oliveto ad alta densità dell’Az. Agricola biologica Maggiorana a Fermo (ottobre 2014)


Qui, oltre a valutare l’attitudine di crescita e produttiva delle singole varietà (autoctone e non) e discutere le strategie di tecnica colturali adottate, si è potuto assistere a una prova dimostrativa di raccolta delle olive con macchina scavallatrice trainata (Alma della ditta Olmi, s.n.c.).

Un momento della dimostrazione di raccolta in continuo con macchina scavallatrice trainata presso l’Azienda Agricola biologica Maggiorana a Fermo (ottobre 2014)


Complessivamente sono state due le file raccolte a titolo di dimostrazione, con buoni risultati per quanto riguarda l’efficienza di raccolta della macchina (anche considerando la pendenza dell’oliveto e le non ottimali condizioni di umidità del terreno), la produzione di frutti delle cultivar raccolte (stimabile in circa 3,5 t/ha dopo 40 mesi dall’impianto) e i ridotti danni apportati ad alcune branchette degli olivi. Le strategie di gestione della difesa in post-raccolta (eliminazione delle branchette danneggiate e trattamenti fitosanitari a base di rame per disinfettare le ferite) e della potatura della chioma nella prossima primavera (contenimento della crescita nella porzione medio-alta della chioma, eliminazione di branchette troppo vigorose cresciute nel senso dell’interfilare e eventuale inserimento del topping meccanico) sono state discusse con i partecipanti.

In conclusione, la visita guidata ai due oliveti ad alta densità nelle Marche, ha rappresentato un importante momento di confronto tecnico e di discussione sulle potenzialità dell’applicazione di questo modello produttivo a varietà autoctone marchigiane per la valorizzazione delle produzioni locali. Lo studio dell’attitudine di crescita e di fruttificazione delle diverse varietà, l’integrazione dei fattori di produzione e l’identificazione di specifiche strategie di tecnica colturale in base ai diversi ambienti rappresentano la chiave di lettura per un corretto processo di intensificazione colturale in olivicoltura e per consentirne la sostenibilità dal punto di vista economico e ambientale.

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