Codice Oleario

Olivi e olio nel medioevo italiano

Un volume che non può mancare tra gli scaffali di chi apprezza l’olio non solo come alimento ma come segno di cultura. Edito da Clueb, con il fattivo sostegno dell’azienda Turri di Cavaion Veronese, ne sono autori e curatori Andrea Brugnoli e Gian Maria Varanini

Luigi Caricato

Olivi e olio nel medioevo italiano

Dopo anni di incertezze e tentennamenti, il mondo dell’agroalimentare può ritrovarsi finalmente compatto e unito nel nome della cultura. Mai, come nell’ultimo periodo, le attenzioni si sono estese in modo sistematico su nuovi fronti d’indagine.

Dapprima c’è stato il riconoscimento della cosiddetta “cultura materiale”, da affiancare opportunamente a quella alta; ora, invece, è proprio la cultura alta ad aver compiuto i primi e decisivi passi per un avvicinamento concreto verso una dimensione della realtà più comune e popolare. Non c’è dunque separazione, ma integrazione. Quasi un percorso parallelo tra i due patrimoni di saperi, tanto che si cerca di individuare ogni elemento utile del passato per rafforzare le tradizioni legate al cibo e, più in particolare, al vino e all’olio.

Così, accanto alle molte manifestazioni di impiantto tradizionale, che si svolgono in giro per l’Italia, con classiche presentazioni di prodotto e degustazioni a seguire, si vanno ora ad aggiungere nuovi approcci, ben più robusti nei contenuti e nella forma. Così, nel moltiplicarsi delle attenzioni, nel Garda, terra antica e generosa di ulivi, è stato presentato un importante volume a cura di Andrea Brugnoli e Gian Maria Varanini, Olivi e olio nel medioevo italiano (Clueb, Bologna 2006; pp. 444, euro 28) con il decisivo sostegno finanziario dell’azienda olearia dei Fratelli Turri di Cavaion Veronese.

Insomma, se la cultura alta chiama, coloro che la cultura materiale invece la fanno, attraverso le produzioni che immettono in commercio, di certo non disdegnano le richiesta di aiuto, nel nome del sapere. Già, perché in Italia oltre a non essere finanziata la ricerca scientifica, si è latitanti anche nell’incentivare lo studio del passato. Non dimentichiamo che non esiste ancora una storia agraria e dell’agroalimentare nostrana in senso compiuto, dalle origini dei tempi ad oggi. E’ tempo di colmare ogni lacuna; ora, per fortuna, qualcosa si sta muovendo in tale direzione.

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