Codice Oleario

Quale olivicoltura per l’Italia

Cosa si è detto nel corso dell’audizione in Commissione Agricoltura della camera dei Deputati? Riportiamo La memoria del coordinatore nazionale del Gruppo di Lavoro Olivo e Olio della Società Orticola Italiana. Un utile documento su cui riflettere

Salvatore Camposeo

Quale olivicoltura per l’Italia


Le due risoluzioni presentate nel corso dell’audizione in Commissione Agricoltura della camera dei Deputati il primo aprile 2015, contengono molti punti di riflessione e di condivisione che andrebbero integrati. Pertanto, si ritiene opportuno presentare un quadro più organico delle azioni mirate alla formulazione di un Piano Olivicolo Nazionale, indicandone le linee di indirizzo.

Poco più di quattro mesi fa, il mondo scientifico italiano era riunito a Bari in occasione del III Convegno Nazionale (26-28 novembre 2014), organizzato dall’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dal Gruppo di Lavoro Olivo e Olio della SOI e dall’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio.

Obiettivo del Convegno nazionale è stato quello di definire le strategie per migliorare la
sostenibilità della filiera delle diverse olivicolture italiane. Al Convegno hanno partecipato oltre 130 tra ricercatori, tecnici ed imprenditori, provenienti da tutta Italia. In particolare, sono stati coinvolti: 18 sedi universitarie, 5 Istituti del CNR e 6 del CRA. Sono stati presentati 97 lavori. Il Convegno ha abbracciato tutte le tematiche fondamentali della filiera olivicola sia olearia che da mensa.

Le conclusioni del Convegno hanno evidenziato come l’innovazione sia un bisogno assoluto, l’Italia sia in forte ritardo e da quil’urgenza di un Piano Olivicolo Nazionale (P.O.N.) che:

- rafforzi il Made in Italy, attraverso gli strumenti della biodiversità e della qualità;

- incrementi la produzione nazionale, attraverso la razionalizzazione della coltivazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti e lo studio di nuovi sistemi colturali;

- stimoli il consumo ‘informato’, attraverso una capillare e sistematica diffusione della cultura dell’olio extra vergine di oliva e delle olive da mensa;

- tuteli l’olivicoltura a valenza extra agricola (paesaggistica, difesa del territorio, storica) non razionalizzabile né tantomeno rinnovabile;

- sostenga ed incrementi la ricerca scientifica e lo sviluppo tecnologico delle filiere olivicole.

Il Piano Olivicolo Nazionale deve comprendere entrambe le filiere olivicole: quella da olio e quella da mensa.

LINEE DI INDIRIZZO

a) Rafforzare il Made in Italy

Unico Paese al mondo, L’Italia possiede un enorme, tipico panorama varietale comprendente oltre 500 cultivar. Inoltre, ad oggi sono autorizzate più di 45 DOP tra olio ed olive da mensa, ma la maggior parte è solo nominale. Si ritiene, tuttavia, che tale biodiversità sia un potente fattore di differenziazione del prodotto nazionale. Peraltro è dimostrato che l’olio e le olive da mensa italiani posseggono un alto contenuto di molecole bioattive (polifenoli, tocoferoli).

Azioni da intraprendere:

1. conservare questa identità

2. ottimizzare i processi estrattivi con l’obiettivo del massimo valore salutistico

3. incrementare numero e capacità lavorativa frantoi (> tempestività > qualità)

4. definire i parametri di qualità e di alta qualità

5. lotta alla contraffazione e all’italian sounding

b) Incrementare l’offerta nazionale contenendo i costi di produzione

L’aumento della domanda negli ultimi 25 anni è stato assorbito dalla Spagna e da altri Paesi mediterranei (Africa e Asia) grazie agli impianti intensivi. L’Italia non ha approfittato: ci sono limitazioni strutturali (orografia, frammentazione, tradizione). Gli alti costi di produzione, e quindi la marginalità economica, rappresentano la causa dell’abbandono. L’Italia è il principale Paese importatore al mondo di olio di oliva e di olive da mensa. Servono circa 200 mila ettari meccanizzabili! Come soddisfare questa domanda interna e anche quella estera crescente:

1. razionalizzare l’olivicoltura tradizionale, attraverso l’applicazione delle buone pratiche
agricole, che stentano ancora a diffondersi nel modo agricolo!

2. nuovi impianti intensivi e ad alta densità, per la quale si sta studiando una ‘via italiana’, con la certezza che le diverse olivicolture dovranno coesistere ed integrarsi


c) Stimolare il consumo ‘informato’

Ad oggi il mercato dell’olio e delle olive da mensa soffre di ‘conoscenza asimmetrica’: il produttore sa che qualità sta vendendo, mentre al consumatore la qualità ‘sfuma’. L’olio ha un claim che il vino non ha! Azioni sono:

1. promuovere sistematicamente la cultura dell’olio e delle olive da mensa

2. comunicarne il claim nutraceutico


d) Tutelare l’olivicoltura a valenza extra agricola

L’olivicoltura paesaggistica, di difesa del territorio, storica non è razionalizzabile né tantomeno rinnovabile. Tale olivicoltura, che da decenni ha perso il suo valore agronomico, spesso è in abbandono e rischia di ridursi (un oliveto abbandonato è destinato a soccombere): effetto di perdere anche il suo valore paesaggistico, storico e di difesa del territorio. Pertanto si ritiene fondamentale:

1. dare ‘valore’ all’albero monumentale

2. fornire reddito al conduttore dell’oliveto paesaggistico, in modo che esca dalla marginalità economica

3. effettuare una zonizzazione olivicola a livello regionale, al fine di individuare le aree a
diversa valenza e di diversificare gli interventi.


e) Sostenere la Ricerca scientifica e allo Sviluppo tecnologico (R&S)

Il futuro dell’Italia globalizzata è la conoscenza scientifica e tecnologica. L’Italia vanta primati mondiali della ricerca e dell’industria meccanica. Tuttavia è fondamentale studiare:

1. nuovi sistemi colturali, ad alta meccanizzazione per l’abbattimento dei costi di produzione

2. tecniche colturali sostenibili da un punto di vista agronomico, economico ed ecologico

3. interazioni genotipo x ambiente, al fine di una corretta scelta varietale (cv sbagliate nei
posti sbagliati) e contemporaneamente di valorizzare la biodiversità olivicola italiana


Per questo sarebbe necessario:

1. assegnare alla R&S un ruolo prioritario, allo stesso livello della politiche macroeconomiche

2. finanziare progetti di ricerca a medio-lungo termine (8-10 anni)

3. potenziare il numero dei ricercatori (+70%)

4. incrementare le dotazioni e le infrastrutture scientifiche (+50%)

Per raggiungere questi obiettivi si rendono necessari chiari e urgenti interventi normativi, quali modificare la legislazione 1945-51, normare l’alta qualità, istituire i piani regionali di zonizzazione olivicola, e l’attivazione di sinergie e di strategie condivise.

L’obiettivo dovrebbe essere: valorizzare quello che abbiamo e che gli altri non hanno.

La foto di apertura è di Abitare i Paduli

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