Codice Oleario

Sulla Xylella non c’è confronto

Una lettera aperta a Pietro Perrino intorno alla vicenda Xylella fastidiosa. Esprimendo stima per ciò che ha fatto per la biodiversità vegetale e le banche di germoplasma, sarebbe stato apprezzabile un confronto sul tema, cui finora, seppure invitato, non ha mai dato alcun cenno di risposta. Nella ferma convinzione che il confronto aperto sia sempre utile, gli sottoponiamo pubblicamente alcune domande

Pierfederico La Notte

Sulla Xylella non c’è confronto

Il dottor Pietro Perrino è una delle voci che hanno animato il dibattito, spesso molto aspro, intorno alla questione Xylella fastidiosa in Puglia. Ospite d’onore, su sua stessa richiesta, alla Task force regionale, ha ripetutamente attribuito il fenomeno principalmente all’impiego di diserbanti, ed in particolare al famigerato gliphosate della Monsanto. (QUI e QUI). Questa ipotesi ha raccolto consensi e/o fornito supporto a vari gruppi (ad es. il Popolo degli Ulivi) che, paventando improbabili e fantasiosi complotti, si pongono in aperto contrasto con i ricercatori di Bari (IPSP-CNR, Università, CRSFA Basile Caramia e IAM) e i risultati da loro prodotti, riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale.

Il dottor Perrino è sicuramente una voce importante nel campo della biodiversità, tema di cui si è occupato per anni pubblicando su importanti riviste; recentemente, conclusa la sua attività accademica, si è interessato di diserbanti e Codiro; molto attivo in internet il suo principale contributo sul tema di cui si ha conoscenza è un pezzo giornalistico comparso sul notiziario online “il Foglietto”, molto spesso citato da chi, in aperto contrasto con la comunità scientifica, nega il ruolo di Xylella nel disseccamento degli ulivi (QUI). 

Io, occupandomi di biodiversità soprattutto della vite, lo conosco, seppur superficialmente, da parecchi anni. Stimandolo per ciò che ha fatto per la biodiversità vegetale e le banche di germoplasma, avrei apprezzato un confronto sul tema, che ho più volte, inutilmente, cercato. Nonostante finora non abbia ricevuto alcuna risposta, nella convinzione che il confronto aperto sia sempre utile, voglio sottoporgli pubblicamente alcune domande.

Considerato che, come già menzionato, attribuisce principalmente all’uso di pesticidi il problema pugliese, chiedo allora all’esperto dottor Perrino:

1) come spiega l’occorrenza di disseccamento rapido in tantissimi oliveti condotti/certificati con il metodo biologico da anni ed anni in Salento (come da foto in apertura)?

2) Come spiega i disseccamenti di piante di molte altre specie ornamentali ed arbustive in Salento (molte in aree naturali non coltivate o in giardini curatissimi con prati all’inglese o addirittura in vaso)? Anche in questo caso diserbanti e pesticidi?

3) A parte le opinioni e le ipotesi, ha un qualche dato di analisi di residui di gliphosate in terreni di oliveti asintomatici nonché affetti da disseccamento in Salento?

4) E’ a conoscenza che il gliphosate ed altri diserbanti vengono massicciamente utilizzati in ogni regione olivicola mediterranea ed in particolare ad es. negli impianti superintensivi spagnoli senza ombra di disseccamenti a natura epidemica?

5) E’ a conoscenza del fatto che nella Provincia di Lecce, sono utilizzati molto meno fitofarmaci rispetto ad altre provincie pugliesi nonché a numerose altre regioni italiane (dati ISTAT QUI ed altri QUI)?

6) E’ a conoscenza di una qualche diversa suscettibilità varietale di olivo ai danni da gliphosate? E conseguentemente come spiega la diversa tolleranza di alcune varietà come ad es. il Leccino?

7) Come spiega il progressivo rapido movimento ed avanzamento dei disseccamenti soprattutto verso nord? Distribuzione mirata, segreta e progressiva di diserbanti sul territorio verso le Provincie di Brindisi e Taranto?

8) Ritiene possibile individuare nei funghi lignicoli (in testa Verticillium dahliae ed altri agenti di mal dell’esca) gli agenti eziologici della malattia? Come spiegherebbe la loro presenza in ogni regione olivicola mediterranea senza ombra di disseccamenti a diffusione epidemica? Ritiene compatibile le normali modalità di diffusione naturale dei funghi lignicoli con la velocità di movimento dei disseccamenti sul territorio?

9) Cosa propone concretamente il dottor Perrino per convivere con la xylella nelle aree infette e poi come fare ad arrestare la progressione del fenomeno del disseccamento nelle aree ancora indenni della puglia?

All’indomani della pubblicazione del primo lavoro sulla tolleranza di una varietà a xylella, il dottor Pietro Perrino, aspramente critico, scrive: 'La scelta varietale delle piante d'olivo non deve essere fatta sulla base di un solo fattore, come la maggiore tolleranza a un patogeno (la Xyllella fastidiosa subspecie pauca ceppo CoDiRO), ma deve essere fatta sulla base di diversi fattori (economici, ambientali, sociali, ecc.), come la qualità dell'olio, la produzione per ettaro, la tolleranza ad altri patogeni (per esempio funghi di ogni genere), resistenza alla siccità, resistenza ad altre avversità ambientali e così via. Solo quando la scelta varietale è fatta in questo modo si riesce ad evitare squilibri nell'ecosistema, inclusa la perdita di biodiversità, che come sappiamo implica una maggiore diffusione delle malattie. Pertanto, pensare di risolvere il problema del CoDiRO con la sostituzione dell'Ogliarola con il Leccino è un'altra follia, come quella dell'abbattimento delle piante affette da CoDiRO' (Prof. Pietro Perrino)

Quello che a molti appare una possibile speranza per una sensata strategia di convivenza col batterio nell’oramai infetto Salento sembra invece provocare una reazione incomprensibilmente stizzita. In una situazione di normalità la scelta varietale segue logicamente i fattori indicati dal dottor Perrino, ma nel Salento oggi la situazione è emergenziale e molte scelte sono obbligate. Il Leccino, tra le pochissime cultivar osservabili in campo nelle aree epicentro dell’infezione, è quella che ha subito manifestato la migliore tolleranza in campo (poi suffragata da studi scientifici) e solo per questo è stata la prima oggetto di studio; diversi lavori sperimentali di screening e valutazione della suscettibilità di moltissime varietà autoctone pugliesi, italiane e mediterranee sono in corso e si spera domani di poter trovare molte altre varietà utili a salvare l’olivicoltura Salentina e Pugliese. Credo sia legittimo il diritto di qualche olivicoltore di provare, ad esempio, a salvare piante monumentali anche millenarie con il sovrainnesto di varietà tolleranti; seppur a livello ancora sperimentale qualche positiva esperienza in tal senso lascia ben sperare.

Chiudo infine con una domanda a me stesso, quasi retorica, che emerge spontanea leggendo il resoconto del colloquio tra il dottor Perrino e tre esperti del Panel dell’Accademia dei Lincei, rientrato nel report sul caso Xylella fastidiosa (QUI a pag. 44): “Perrino segnala che il consumo dell’erbicida citato (glifosate) è molto alto a Lecce rispetto ad altre province e che gli sono noti dati del suo effetto negativo sui microrganismi utili e positivo su quelli dannosi. Ammette che dati sperimentali sul ruolo di queste cause o concause non esistono o non sono accessibili. Sostiene che chi adotta buone pratiche agrotecniche e, ancora meglio, utilizza agricoltura biologica, non ha problemi di disseccamento rapido, una posizione da verificare

Come mai il dottor Pietro Perrino non è riuscito a trovare qualche collega ricercatore, esperto in analisi di suoli, analisi di residui di fitofarmaci, agroecologo, etc. disposto a seguire le sue ipotesi mettendo in piedi un semplicissimo esperimento comparativo (neppure tanto costoso) su oliveti sintomatici/asintomatici/ convenzionali/biologici alla ricerca delle prove di quanto afferma?

Fino ad ora ho ascoltato solo ipotesi e parole, tante parole e tantissime critiche infondate a chi invece sta trasformando ipotesi di ricerca in dati, conoscenze, lavori e pubblicazioni, che, fino a PROVA contraria e a differenza delle parole, ci aiutano ad aumentare la nostra capacità di conoscere e gestire il fenomeno.

Attendo pazientemente qualche risposta, anche per iscritto ed in privato va bene lo stesso.

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