Olio Officina Festival

L’uomo con l’albero di olivo

Quest’anno, alla settima edizione di Olio Officina Festival, abbiamo esordito con un bel film, ricordando il compianto Paolo Coppini, che di questa pellicola ne è stato l’autore del soggetto, oltre a essere stato il protagonista principale, insieme con l’olivo. Il documentario racconta il valore dell’incontro con altre culture, lontane geograficamente, ma che si avvicinano grazie a simboli universali come la pianta d’olivo, a rappresentare la pace, l’unione e il viaggio

Nicola Morabito

L’uomo con l’albero di olivo

OOF 2018, GIOVEDÌ 1 FEBBRAIO, SALA LEONARDO

Da un soggetto di Paolo Coppini, di Coppini Arte Olearia, e per la regia di Gianpaolo Bigoli la proiezione de L’uomo con l’albero di olivo si è svolta nel segno del ricordo dell’ideatore del documentario scomparso recentemente.

Protagonista è una pianta d’olivo che percorre la distanza da un piccolo paese dell’Emilia fino alle falde del Monte Everest in Nepal trasportata nello zaino di Paolo Coppini che è stato un produttore di olio di oliva e che ha voluto portare un olivo sulla vetta del mondo dedicando un pensiero agli uomini di questo pianeta attraverso una pianta che ha 6000 anni di età, che affronta gli ostacoli e non muore mai.

Il documentario, girato nel 2009, descrive il valore dell’incontro con altre culture lontane geograficamente ma che si avvicinano grazie a simboli universali come la pianta d’olivo che rappresenta la pace, l’unione e il viaggio.

Durante il cammino nella valle del Khumbu, cammino che a sua volta è simbolo di ricerca interiore, la compagnia dell’olivo si imbatte in chi vive nella spiritualità, i monaci buddisti, e in chi forse è alla ricerca di una dimensione interiore, gli altri trekker provenienti da tutto il mondo; sono incontri profondi che vanno ad accrescere il valore dei gesti come alzarsi, camminare per tante ore a piedi in quota, fermarsi, allestire i campi, salire e poi, attraverso passi sopra i 5.000 metri di quota, scendere.

Con il passare dei giorni di cammino la desolazione si trasforma in divertimento, la lentezza diventa un valore con il nome di costanza, il ritmo del cammino risulta via via sempre più naturale, il cambiare del clima una risorsa per gli occhi e la sensazione non è più quella di trasportare una pianta d’olivo, bensì di essere da questa pianta trasportati.

L’entusiasmo quasi infantile del gruppo nel superare quota 5000 metri rende la misura di quanto questo cammino rappresenti un ritorno alla purezza di quando i nostri sensi erano acutissimi, in grado di cogliere anche i simboli che oggi non riusciamo più a decifrare; il fatto di portare nel proprio zaino un simbolo che ha una storia antichissima non può che rendere più scorrevole il viaggio dei sensi.

Il film entra in un flusso di amore per tutta l’umanità che ben si esprime sia quando il gruppo si trova sulla vetta del Kala Patthar (5.500 metri) con l’immensa mole del Monte Everest (8848 metri) di fronte a sé, sia nei momenti più umili, quando la fatica rende questo amore ancora più forte.
Sta nascendo una Nouvelle Vague dell’olio, una cultura indipendente sull’olio, e lo sforzo compiuto da Paolo Coppini, con L’uomo con l’albero d’olivo, ne è stato senz’altro uno degli artefici.

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