Olio Officina Festival

Le piante hanno un’anima

Ripercorriamo la settima edizione di Olio Officina Festival riprendendo parte dei temi che si sono affrontati, tra i qali spicca l’intervento della professoressa Rosalia Cavalieri sulla sensibilità, il linguaggio e l'intelligenza delle piante. Il cervello? Si trova nelle radici, e sviluppa la propria intelligenza in modo collettivo ottenendo risultati paragonabili a quelli di un cervello animale

Nicola Morabito

Le piante hanno un’anima

GIOVEDÌ 1 FEBBRAIO SALA LEONARDO, OOF IO SONO UN ALBERO – ANCHE LE PIANTE HANNO UN’ANIMA

Rosalia Cavalieri, professoressa di Filosofia e teoria dei linguaggi dell’Università di Messina, ha ripreso i temi dell’articolo “Vegetale a chi? Sensibilità, linguaggio e intelligenza delle piante.” proposto su oof almanacco, con un intervento ricco di contenuti e di spunti di riflessione durante la prima giornata di Olio Officina Festival.

A partire dalla tradizione filosofica occidentale risalente almeno ad Aristotele (De anima, I-II 4003b), abbiamo sempre negato agli esseri vegetali l’intelligenza di quelli animali a causa della mancanza di movimento delle piante. Gli stessi uomini si definiscono “vegetali” allorché manchi in loro un certo interesse per l’esistenza, la volontà di socializzare e la capacità di apprendere dall’esperienza. Tuttavia come sarebbero potute sopravvivere le piante senza queste capacità?

La staticità dei vegetali non ne ha limitato la sopravvivenza, ma ha fatto in modo che le piante trovassero soluzioni alternative a quelle degli altri esseri dimostrandosi cognitivamente al pari loro: le piante ricevono informazioni, le elaborano e le comunicano sfatando così i luoghi comuni che le riguardano.

Le varie parti delle piante hanno un’architettura in cui ogni parte (foglie, rami, radici, chioma) risulta tanto indipendente quanto connessa con le altre e sono in grado, pur non avendo muscoli e con movimenti lentissimi, di muoversi in cerca del sole e per difendersi e questi movimenti sono già stati descritti da Charles Darwin in un saggio del 1880 The power of movement in plants.

La loro varietà è garantita dallo scambio tra il nettare e l’impollinatore, i loro semi viaggiano, e quindi compiono un movimento, e nelle piante si registrano reazioni a tantissimi stimoli: hanno foto recettori con cui captano la luce adatta alla fotosintesi, fiutano messaggi odorosi, reagiscono al contatto grazie ad organi recettori.

Le informazioni raccolte dagli esseri vegetali vengono poi distribuite tra le varie parti che li costituiscono e nell’ambiente circostante, come nell’esempio delle querce che cambiano odore, o meglio inviano tannini alla loro rete vascolare, qualora si presentino insetti parassiti o comunicano tra loro tramite i funghi o in quello dei messaggi inviati con la liberazione di pollini e odori per attrarre gli impollinatori poi ricambiati con il nettare.

Il cervello si trova nelle radici delle piante e sviluppa la propria intelligenza in modo collettivo ottenendo risultati paragonabili a quelli di un cervello animale inferiore secondo una ipotesi formulata già da Darwin. In buona sostanza il suggerimento consiste nel cambiare il modo di guardare ai vegetali senza sottovalutarli, considerandoli come esseri che “vivono e agiscono come uno sciame, un insieme di individui simili che coopera in modo efficiente al raggiungimento di obiettivi condivisi.”

Iscriviti alle
newsletter