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Non ha senso la cultura del cibo se è fondata sull'idea che il cibo buono è solo quello di casa nostra

Alfonso Pascale

La cultura del cibo se non è globale è priva di senso. Si tratta di conoscere la storia, le proprietà e le caratteristiche degli alimenti, dovunque questi siano prodotti. E nello stesso tempo dobbiamo apprendere le regole che, in ogni parte del mondo, vengono stabilite per nutrirci e godere del cibo in piena consapevolezza. Ma non ha senso la cultura del cibo se non si opera con determinazione per armonizzare le regole alimentari a livello globale. Non ha senso la cultura del cibo se è fondata sull'idea che il cibo buono è solo quello di casa nostra. Più si approfondisce la conoscenza del cibo, più si ha bisogno di regole. Cultura e mercato non sono in antitesi, ma si completano a vicenda. Di una sola cosa dobbiamo aver terrore: l'ignoranza.

Alfonso Pascale commentando sulla propria pagina facebook un articolo di Luigi Costato apparso sulla Rivista di diritto alimentare (n.2, aprile-giugno 2016) e rilanciato sul sito dell'Accademia dei Georgofili ("Cibo e regole condivise: contro i nazionalismi")

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