Olivo Matto

Anche l’aceto ha i suoi assaggiatori

Luigi Caricato

Anche l’aceto ha i suoi assaggiatori

La bontà di un aceto non si riscontra solo in laboratorio, valutandone le caratteristiche strettamente chimiche e fisiche, ma anche tenendo presente il profilo sensoriale. Vista, olfatto, gusto e sensazioni tattili. L’aceto non può sfuggire a simili valutazioni. I primi significativi passi per l’analisi sensoriale degli aceti è stata compiuta, ma c’è molto ancora da fare.

L’unica organizzazione di assaggiatori di aceto che io conosca è l’Aib, ed è un peccato che si occupi soli di aceti balsamici. Ci sono altri riferimenti che voi conscete?

Di sicuro c’è il Centro studi e formazione assaggiatori, con sede a Brescia, brillantemente presieduto da Luigi Odello.

Il centro, attivo su più fronti di indagine, è da tempo impegnato anche nella identificazione dei parametri di qualità degli aceti. L’obiettivo è arrivare a una codifica dei vari descrittori e stabilire un lessico condiviso da tutti i degustatori, giungendo a un metodo ufficiale di assaggio, valido per tutti gli aceti.

Anche il comune consumatore dovrà convincersi dell’importanza dell’assaggio. Sì, perché è proprio attraverso l’approccio diretto con l’aceto che si potranno notare eventuali anomalie. Già, perché anche l’aceto può presentare difetti all’assaggio. E’ tutto un mondo ancora da scoprire.

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Commenta la notizia

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.