Olivo Matto

Basta allarmismi, pretendiamo una informazione migliore

Luigi Caricato

Basta allarmismi, pretendiamo una informazione migliore

lupo

C’è un giornalismo, o pseudo tale, vocato all’allarmismo. Confesso che c’è da aver paura di fronte a uno scenario così sprovvedutamente aggressivo. In certi casi varrebbe la pena applicare la dicitura “Nuoce gravemente al lettore”. Alcuni, tra i nuovi talebani dell’informazione, puntano solo a suscitare clamore, molto banalmente per attrarre qualche lettore in più, non certo per la nobile causa di informare e aprire gli occhi ai lettori, mettendoli in guardia da eventuali rischi ai loro danni. Molti, tra i mestatori più accaniti, manco si curano delle conseguenze che possono derivare da una informazione urlata. Non si preoccupano nemmeno di verificare l’attendibilità di quanto pubblicato, e soprattutto di verificare la portata di quanto denunciato. A volte ingigantiscono la realtà al solo scopo di polemizzare pretestuosamente. Così, nel grande magma del settore agroalimentare, è il mondo dell’olio da olive – se avete notato, più di altri – a essere la vittima sacrificale preferita per consumare tale frenesia sensazionalistica. Forse questo accade perché si sfruttano le debolezze di un comparto poco compatto. Resta però da chiedersi a chi giovi tutto ciò. Anche perché è inammissibile che per una manciata di lettori in più si possa mettere a repentaglio l’onorabilità di aziende imprenditrici, la totalità delle quali sono serie e oneste. Il perverso meccanismo di chi punta alla spropositata denuncia quotidiana di magagne e frodi, va necessariamente interrotto. Ci vuole l’intervento di un’Autorità che impedisca lo stillicidio continuo di notizie allarmanti. Se vi sono casi da esaminare e risolvere, lo si faccia; se vi sono casi che richiedano un intervento repressivo, si intervenga pure, e anche in maniera dura e severa, con pene certe, ma senza infondere alla gente inutili sentimenti di paura e disagio. Forse il miglior modo per contrastare i continui e ripetuti atteggiamenti denigratori di certa stampa, è di non rendersi complici di chi si mostra afflitto da una vocazione a seminare dubbi su ciò che si mangia. Un conto è fare informazione per educare, che è il compito più difficile, altro conto è informare per spaventare, spesso anche a sproposito. Alla volte si esagera in maniera paradossale. Ditemi un po’ voi se è il caso di mettere in commercio un libro dall’infausto titolo Cibo criminale. Certo, cattura di più l’attenzione dei lettori, è vero, ma insisto nel chiedervi dove sia ormai – in tale clima di costante allarmismo, ciò che un tempo tutti riuscivano a comprendere e a definire con due sole e semplici parole – il buon senso.

Luigi Caricato

Nella foto: un'opera esposta alla mostra "Ri-generazioni", a cura di Città Infinite; Massarosa, La Brilla

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