Olivo Matto

Chiamiamola pure esterofilia. O forse servilismo

Luigi Caricato

Alcuni tra coloro che ora denigrano l’Italia olearia hanno gioco facile da noi. Chi ha mosso tutta questa onda di fango sull’Italia olearia ha ricevuto e continua a ricevere gli inchini di alcuni italiani. La onorevole Colomba Mongiello (si fa per dire, meglio limitarsi al titolo di parlamentare, più neutro) ha tessuto le lodi di Tom Mueller ieri nel corso della conferenza stampa alla camera dei Deputati, quasi ne fosse intimamente innamorata. Molti, tra coloro che si occupano (o fingono di occuparsi di olio), hanno riservato il tappeto rosso come si fa con le star. Niente da ridire, sia ben chiaro. Ciascuno sceglie i prori miti. Non è un problema eleggere Tom Mueller a nume tutelare, ma almeno l’idea di assumersi la responsabilità delle proprie parole e azioni, mi sembra doveroso. Rendersi conto di ciò che comporta osannare alcune figure e guardare in prospettiva le conseguenze, non sarebbe male. Intanto, ciò che è certo, sono le ricadute negative che comportano le diffamanti accuse lanciate dal New York Times ai danni del comparto oleario italiano.

In fondo, anche se si tratta di accuse menzognere, ce le meritiamo comunque. Non è un caso che in Italia c’è chi, addirittura, ha pure premiato Mueller. Mi riferisco a Marco Oreggia, per esempio, che nel 2012 ha assegnato il premio Cristina Tiliacos. La stessa scuola di assaggio Onaoo lo ha eletto a docente dei propri corsi negli Stati Uniti. Altri, esperti o presunti tali, hanno dovuto accogliere Mueller nei loro eventi per sentirsi gratificati nel proprio lavoro, attendendo l'imprimatur dallo straniero, meglio se americano. Ah, l'America! L’Italia, insomma, è questa. E’ fatta da un popolo di inguaribili esterofili, che ingenuamente si innamorano perfino dei propri detrattori. E’ un Paese fatto così, capace di rinnegare il proprio passato glorioso, quando per esempio con Lorenzo dei Medici eravamo il paese della libertà e della rinascenza. Oggi è diverso: in molti hanno bisogno di essere culturalmente colonizzati e dominati, anche perché l’italiano contemporaneo non sa più muoversi in piena autonomia, non ha orgoglio nè tempra, e attende paziente l’approvazione e il riconoscimento (poco importa se positivo o negativo) di qualche soggetto esterno. Ed è proprio per questo che alcuni avvertono il forte bisogno di incensare i vari Mueller e sentirsi così riconosciuti da costoro, elevati a soggetti autorizzati ad agire nel proprio campo, finalmente riconosciuti importanti. Al diavolo dunque i nostri tanti (forse troppi) organismi di controllo, ridicolizzati dalle vignette in sequenza del New York Times. Si richieda allora il certificato etico, dai tanti e vari santoni in circolazione, meglio se americani. L’Italia, in fondo, è un Paese fatto così. Non lo si può cambiare.

Il compiaciuto servilismo manifestato ieri dalla Mongiello, seduta stretta stretta al fianco di Mueller, mi sembra così eloquente da chiedermi come mai io, cittadino di questo Stato, mi meriti una parlamentare di così bassa levatura intellettuale, al punto da portare l'artefice (diretto o indiretto che sia) di questa grande offesa arrecata all'Italia olearia, accogliendolo perfino nella sede istituzionale della Camera dei Deputati. Chiamiamola pure esterofilia. O forse meglio servilismo.

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