Olivo Matto

Elogio della semplicità: la frisella

Luigi Caricato

Elogio della semplicità: la frisella

Ancora non capisco come mai la frisella non sia diventata un mito collettivo, non dico mondiale, ma almeno nazionale. Come la pizza, per esempio. Sto forse esagerando nell’attribuire un’importanza a un alimento sfacciatamente semplice e sano? Si parte da una materia prima come il grano duro, ma si può ricorrere anche all’orzo, oppure a una saggia ed equilibrata combinazione di grano duro e orzo. E’ un pane cotto al forno che viene tagliato a metà, in orizzontale, e fatto biscottare riponendolo nuovamente in forno. Ha la faccia rugosa e ha una struttura porosa e compatta. Ci vuole poco: pomodoro, sale e olio: olio extra vergine di oliva dal fruttato medio o intenso, possibilmente.

Mi chiedo: perché non viene utilizzata nei luoghi di ristoro in cui difettano alcuni elementi essenziali come il personale, le idee e le materie prime?

Capita spesso di mangiare cose orrende e poco salutari, in giro. Una sana e gustosa frisella con il pomodoro (ma si può aggiungere di tutto: cipolla, origano, rucola, peperoncino, menta…) salverebbe la salute e il piacere gustativo.

Perché non optate per tale soluzione? Le friselle, altrimenti dette friseḍḍhe,devono essere tuttavia quelle vere, originali: non quelle che si trovano di frequente al supermercato, spesso un insulto al buon gusto e alla tradizione.

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