Olivo Matto

Il tanto osannato Km 0 non ci rende persone migliori

Luigi Caricato

L'editoriale che abbiamo pubblicato qui riprende tal quale l'articolo di apertura che Luigi Caricato ha scritto sul numero 14 di Oliocentrico. Quindi, a distanza di alcune settimane, possiamo dire, rispetto a quel che leggerete, che per alcuni, o per molti di voi, l'estate sta finendo e c'è già chi è rientrato al lavoro. In ogni caso, buona lettura, e buon resto d'estate.

Ci siamo, l’estate è arrivata per davvero. Nel senso che le vacanze anche in questo infausto 2020 le stiamo comunque vivendo, seppure in modo diverso, limitando i viaggi e restando nei confini del proprio Paese. Chi l’avrebbe mai detto che una società avanzata possa essere messa sotto scacco da un virus. Il progresso, per quanto galoppante sia, a volte è costretto a battute d’arresto e a frenate improvvise, e questo ci deve far riflettere. Non dobbiamo dimenticare che in alcune aree del mondo le problematiche sanitarie sono così frequenti che tra malattie, fame e indigenza le morti sono una condizione di precarietà ordinaria e non eccezionale come per noi. Siamo anche noi responsabili delle condizioni di estrema povertà e indigenza in cui vivono tanti Paesi. Ora che lo stato di precarietà riguarda anche noi, Covid-19 ci apre a una riflessione doverosa. Dobbiamo essere tutti sullo stesso piano, non ci sono possono essere umanità separate. Le popolazioni più povere non possono vivere senza poter godere delle nostre medesime opportunità. Chiunque abiti questo pianeta deve trarre vantaggio dai progressi scientifici. Per questo mi sono indignato per l’indelicato messaggio del governatore della Campania De Luca. Affermare che “l’olio tunisino è come la nafta” non è un pensiero che ci rende migliori. Promuovere il made in Italy non significa gettare merda sugli altri Paesi. Il tanto osannato Km 0 è uno slogan che non ci rende persone migliori. Il Coronavirus non ci ha mai reso migliori, come taluni nel periodo dell’emergenza volevano farci credere. Il virus ci ha messo soltanto in seria difficoltà, tutto qui. Questa emergenza improvvisa ma non certo imprevista, ci ha aperto gli occhi al dramma di tante perdite di vite e a tanta sofferenza, ma quel che eravamo siamo e resteremo. Il Covid-19 segna il passaggio da un prima a un dopo, ma questo non significa che siamo cambiati interiormente. Non saremo più quel che eravamo un tempo, anche perché uno scossone simile sconvolge radicalmente le economie dei singoli e di ciascun Paese. Non coltivate però alcuna illusione. Le persone peggiori resteranno sempre tali, e anche con il virus esprimeranno i propri egoismi. Buona estate a tutti.  Seminate e coltivate il futuro, in questo tempo di ricostruzione. Il numero 14 del mensile Oliocentrico comprende eccezionalmente i mesi di luglio e agosto. Non perché abbiamo bisogno di ricaricarci, ma perché stiamo lavorando a un nuovo progetto per l’autunno, e abbiamo necessità di acquisire tutto il tempo per concretizzare la nostra visione di futuro. Seguiteci. Buona lettura.

 

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ARMANDO GIUDICI

ARMANDO GIUDICI

23 agosto 2020 ore 13:25

Condivido appieno il contenuto dell’articolo. Complimenti Luigi. Non è da tutti esprimere i concetti da te utilizzati per criticare il messaggio del Governatore della Campania che indica chiaramente quella che al giorno d’oggi è una realtà indiscutibile, l’enorme diffusione della IGNORANZA. Quest’ultima intesa come una somma enorme di pregiudizi generati soprattutto dalla mancanza di un corretto sistema educativo mondiale e dalla cattiva gestione della realtà da parte dei mezzi di comunicazione. Oggi tutto il mondo si preoccupa della possibilità di gestire l’epidemia del Coronavirus che ha già generato oltre 800.000 decessi. Ma nessuno ricorda che la Seconda Guerra Mondiale generò 52 milioni di morti? Eppure nonostante questo enorme risultato figlio della convinzione che la guerra fosse l’unica soluzione per creare un mondo di nazioni più collaborative ci ritroviamo ad oltre 70 anni da quella guerra a viverne, sopportarne, conoscerne tantissime altre più piccole ma le cui motivazioni sono sempre le stesse: la potenza, l’economia e la tecnologia mal utilizzata per dare forza alle due precedenti.
Il mio idolo, Albert Einstein, già negli anni ’20 si adoperò per superare i nazionalismi e sostenere la libertà in ogni sua forma. Gli ideali che hanno illuminato il suo cammino sono stati: la verità, la bontà e la bellezza. Ha sempre considerato spregevoli quelli che sono gli obiettivi comuni oggetto degli sforzi umani: proprietà, successo pubblico, lusso.
La vita è una per ognuno di noi che però viviamo in una comunità mondiale (che va oltre la razza, la nazione, la religione, etc.) e perciò l’unica possibilità che abbiamo è quella di vivere al meglio la nostra vita in piena sintonia con il mondo. Non siamo solo noi ed il mondo è la scenografia che ci gira intorno per due motivi: che non possiamo governare la scenografia e che ognuno degli altri singoli potrebbe pensarla allo stesso modo creando irrisolvibili problemi. Noi siamo noi solo perché ci sono gli altri noi.
Scusami per le così tante parole ma quello a cui hai accennato è da sempre il mio argomento di massima concentrazione.

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