Olivo Matto

Imitare i buoni esempi

Luigi Caricato

Lunedì 3 giugno si è concluso con successo il tour nei ristoranti organizzato dal Consorzio dell'olio Dop Ligure, al fine di valorizzare l'impiego degli oli extra vergini di oliva territoriali e di qualità, quelli, per intenderci, provvisti di attestazione di origine Dop certificata e controllata.

C'ero anch'io, impegnato in prima persona in qualità di oleologo, e c'erano, con me, nelle quattro tappe - a Milano, Torino, Bologna e a Treiso, nelle Langhe -  i quattro rispettivi chef - Filippo La Mantia, Giuseppe Lisciotto, Emanuele Petrosino e Maurilio Garola - i quali hanno lavorato tale preziosa materia prima e resa disponibile attraverso una impeccabile formulazione di un ricettario ogni volta sorprendente per le proposte sempre accurate e puntuali. Obiettivo riuscito.

È stato un grande successo, dunque, anche se i risultati si raccoglieranno non subito ma a distanza, perché in questi casi il processo culturale non è mai immediato. L'acquisizione di un sapere, e soprattutto il cambio di mentalità non è mai rapido.

Il pubblico che ha partecipato ai pranzi con l'olio extra vergine di oliva delle tre sottozone della Dop Riviera Ligure, materia prima protagonista di primo piano, era composto perlopiù da ristoratori e addetti del settore, oltre che da giornalisti specializzati. Vedremo i risultati, ma intanto l'idea, il concept, e la strutturazione delle quattro tappe sono stati un bell'esempio da imitare. Merito del Consorzio dell'olio Dop Riviera Ligure, che ci ha creduto e perfezionato l'iniziativa giunta quest'anno alla sua seconda edizione, della Fondazione Qualivita e, in questa edizione, della rivista Italia a tavola.

Chiudo queste mie riflessioni con una emozione forte che ho provato andando per la prima volta nelle Langhe, a Treiso, e che voglio condividere ora con chi mi legge. Avete presente le tante parole spese per il paesaggio, la sua bellezza e le tante opportunità che ne derivano? Ebbene, quello delle Langhe, un paesaggio prevalentemente vitato, era non solo splendido, ma anche straordinariamente bello e fascinoso, soprattutto lindo, tenuto bene, coltivato con maestria, cura e amore. Una rarità, se mi permettete. Era un paesaggio da salotto, da contemplare e da vivere. Un paesaggio vissuto, reale, compiutamente operativo e non di facciata. Tanti i viticoltori impegnati in lavorazioni tra le vigne. Si percepiva tanta bellezza in tutta la sua immediatezza e spontaneità. E non era tutta opera della natura, ma dell'uomo. Il paesaggio racconta l'uomo e la sua identità nella comunità in cui vive e lavora, e quando ci sono begli esempi da imitare, non resta altro che prendere a modello questi esempi. Quando i territori sono così virtuosi, non resta altro che imitare, fare altrettanto, curare il paesaggio come fosse qualcosa cui si tiene tantissimo, come la propria vita.

Iscriviti alle
newsletter