Olivo Matto

L’olio a Km 0? No, l’olio di tutti e per tutti

Luigi Caricato

L’olio a Km 0? No, l’olio di tutti e per tutti

Chi mi conosce sa bene che non amo gli slogan. Chi mi conosce sa bene che detesto le frasi fatte, quelle buone per ingannare gli ingenui. Vi ricordate le affermazioni perentorie sotto il fascismo? Ebbene, oggi come ieri, c’è sempre qualcuno propenso a vendere sogni e a inventarsi formule salvifiche, buone soltanto per i creduloni. Per stare in materia di olio, posso dirvi che io sono contro l’olio a Km 0, anche perché l’olio è un bene universale e va reso disponibile a tutti, puntando a valorizzare anche le produzioni di altri Paesi, senza per questo sottrarre remunerazione ai coltivatori di ciascun Paese. E’ necessario soltanto agire per il bene comune, per il bene di tutti, rispettando ogni singolo soggetto. Ecco, allora -in relazione all’Assemblea Coldiretti – la mia ferma opposizione a una cultura ideologica che rischia di mandare la società italiana alle deriva. Viva dunque l’olio di tutti, di tutte le provenienze. Viva l’olio destinato a tutti i popoli, senza preclusioni. Intanto, per arricchire le vostre menti, vi riporto il pensiero magistrale di un amico speciale, le cui riflessioni sono per me continua fonte di nuove acquisizioni. Si tratta del pensiero, lucido ed essenziale, di Alfonso Pascale.

UN MONDO ALLA ROVESCIA

Anche quest’anno la Coldiretti ha fatto affluire 15 mila agricoltori al Palalottomatica per ripetere il rito che inaugurò Paolo Bonomi, il suo fondatore, fin dagli anni Cinquanta del secolo scorso.

Bonomi giudicava e mandava i ministri al podio, talvolta invitandoli a discolparsi, talaltra lodandoli, ma facendoli sempre passare sotto le forche caudine dello stesso applauso popolare.

“Che facciamo – chiedeva il presidente alla folla – vogliamo dare la sufficienza a questo signore? Magari un sei meno, o un sei meno meno?” E il personaggio esaminato, di sua natura impettito, masticava l’amaro di una così plebea confidenza, assieme al dolce di una promozione ottenuta per il rotto della cuffia.

Si incarnava in quei saturnali della democrazia l’immagine di un “mondo alla rovescia” caro alla fantasia dei contadini che lo avevano filtrato dalle antiche feste italiche e medievali. La società, che li mortificava ogni giorno con i prezzi, riconosceva – per un attimo – i re contadini.

Così la mattina del 5 luglio è capitato al ministro Passera esclamare: “Solo se si ha la credibilità della Coldiretti si può dare un titolo del genere alla propria assemblea L’Italia che fa l’Italia”. E al segno del presidente Marini è scattata l’ovazione della folla.

Per un attimo quegli agricoltori si sono scordati della crisi e si sono sentiti tutti dei piccoli Monti.

Grazie alla Coldiretti che rinnova i saturnali del caldo andiamo in vacanza più buoni per ritrovarci in autunno con una situazione ancor più aggravata.

Ma tutti sono impegnati a tutelare i nostri agricoltori da quelli di altre parti del mondo che pretendono – sporchi e cattivi! – di venderci i loro prodotti.

Alfonso Pascale

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