Olivo Matto

L’olio è il frutto della terra e dell’operato dell’uomo

Luigi Caricato

L’olio è il frutto della terra e dell’operato dell’uomo

Non dimenticatelo mai. Oggi, più che ieri, è possibile apprezzare la qualità di un olio ricavato dalla spremitura delle olive proprio per le sempre più affinate capacità tecnologiche. Ne siamo proprio orgogliosi, al punto da mettere a disposizione perfino un blog interamente dedicato all’olio pur di ragionare intorno a tale alimento così centrale per la nostra salute. Bene ha fatto quest’oggi il Pontefice, a mettere in luce il valore e i valori dell’agricoltura. Quando siete davanti allo scaffale di un supermercato, non dimenticate le fatiche e i sacrifici di chi lavora per la vostra sana alimentazione.

Già, perché l’olio che si ricava dalle olive è un prodotto della terra; ed è per questo che l’agricoltura va sostenuta con forza e determinazione, mai trascurando il fatto che al momento dell’acquisto, non si può pensare sempre di farla franca, affidandosi a bottiglie sottocosto.

Dietro al piacere di un buon olio, dietro al lato edonistico di un olio extra vergine di oliva utilizzato a crudo o in cottura c’è, dietro, seppure invisibile, l’impegno per ottenere un prodotto genuino e di alta qualità e il duro lavoro del contadino nei campi. Non tradite chi lavora per il vostro benessere e star bene: acquistate solo oli che siano remunerativi per l’agricoltore.

Mi consolano di conseguenza le parole pronunciate oggi dal Pontefice nel corso dell’Angelus, prendendo spunto da san Paolo per alcune preziose riflessioni sul lavoro agricolo:

(…) La crisi economica in atto, di cui si è trattato anche in questi giorni nella riunione del cosiddetto G20, va presa in tutta la sua serietà: essa ha numerose cause e manda un forte richiamo ad una revisione profonda del modello di sviluppo economico globale (cfr Enc. Caritas in veritate, 21). E’ un sintomo acuto che si è aggiunto ad altri ben più gravi e già ben conosciuti, quali il perdurare dello squilibrio tra ricchezza e povertà, lo scandalo della fame, l’emergenza ecologica e, ormai anch’esso generale, il problema della disoccupazione. In questo quadro, appare decisivo un rilancio strategico dell’agricoltura. Infatti, il processo di industrializzazione talvolta ha messo in ombra il settore agricolo, che, pur traendo a sua volta beneficio dalle conoscenze e dalle tecniche moderne, ha comunque perso di importanza, con notevoli conseguenze anche sul piano culturale. Mi pare il momento per un richiamo a rivalutare l’agricoltura non in senso nostalgico, ma come risorsa indispensabile per il futuro.

(…) Occorre puntare, allora, in modo veramente concertato, su un nuovo equilibro tra agricoltura, industria e servizi, perché lo sviluppo sia sostenibile, a nessuno manchino il pane e il lavoro, e l’aria, l’acqua e le altre risorse primarie siano preservate come beni universali (cfr Enc. Caritas in veritate, 27). E’ fondamentale per questo coltivare e diffondere una chiara consapevolezza etica, all’altezza delle sfide più complesse del tempo presente; educarsi tutti ad un consumo più saggio e responsabile; promuovere la responsabilità personale insieme con la dimensione sociale delle attività rurali, fondate su valori perenni, quali l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione della fatica nel lavoro. Non pochi giovani hanno già scelto questa strada; anche diversi laureati tornano a dedicarsi all’impresa agricola, sentendo di rispondere così non solo ad un bisogno personale e familiare, ma anche ad un segno dei tempi, ad una sensibilità concreta per il bene comune.

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