Olivo Matto

L’olio italiano ancora al centro del mondo

Luigi Caricato

L’olio italiano ancora al centro del  mondo

Una domanda che mi pongono di frequente è se l’olio extra vergine di oliva italiano possa aspirare a un prestigio analogo a quello che incontra il vino nostrano nel mondo. Io rispondo spiazzando ogni volta gli interlocutori. L’olio italiano è stato di gran lunga più apprezzato rispetto al vino. Anche se il momento è difficile, l’olio da olive tricolore resta ancora un solido punto di riferimento, soprattutto all’estero. L’unica pecca, semmai, è che se ne produce poco di olio. Non siamo più autosufficienti da tantissimi anni. La produzione non soddisfa le esigenze di consumo interno, come pure, evidentemente, le esigenze destinate all’export. L’altra pecca – ancora più grave – è che non si stia investendo più nell’olivicoltura. Sono state volgarmente sprecate, nel corso degli anni, enormi quantità di danaro pubblico indebitamente sottratte agli olivicoltori veri. A trarre vantaggio di questa nostra deficienza in termini di investimenti sono stati altri Paesi più dinamici, con una filiera più coesa e propositiva. Ora siamo ormai secondi al mondo, dopo la Spagna. Godiamo in compenso di una alta professionalità che finora il resto del mondo continua a invidiarci. Almeno finché resisteremo alla sottrazione indebita di risorse. Finché avremo la passione ancora dalla nostra parte. E’ una passione che resiste, nonostante tutto. Per il futuro, chissà. Io resto moderatemente ottimista. L’importante è crederci. E avere meno sciacalli in azione.

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