Olivo Matto

L’olio ricavato dalle olive? Guarisce corpo e anima

Luigi Caricato

L’olio ricavato dalle olive? Guarisce corpo e anima

Il frutto della frangitura delle olive fa bene alla salute del corpo e dell’anima. Non solo in quanto alimento, ma anche – più propriamente – come olio dell’unzione, come fluido miracoloso. Sono tante infatti le testimonianze a favore dell’olio di oliva quale liquido guaritore e salvifico. La storia è piena di aneddoti.

In ciascuno dei Paesi produttori – Spagna, Italia, Grecia, e in tutta l’area del Mediterraneo – non mancano notizie intorno a guarigioni prodigiose, soprattutto nel passato. La religione ha ufficializzato in più occasione tali segni del soprannaturale, rendendoli più credibili o comunque verosimili.

Anche se le leggende abbondano di racconti, ai limiti dell’inverosimile, su alcune guarigioni sembra che non vi possano essere dubbi. Questo lato taumaturgico dell’olio l’ho sviluppato qualche anno fa in forma di romanzo.

Il libro si intitola L’olio della conversione, e l’ho pubblicato per l’editrice Besa nel 2005, e disponibile nel 2006 anche in edizione scolastica. Chi ha piacere di leggerlo vi troverà la storia di un mistico del Seicento, tale Giuseppe da Copertino.

Il frate, appartenente all’ordine conventuale dei francescani, ha vissuto da ragazzo una terribile malattia che lo ha inchiodato al letto. Dato per spacciato, il medico che lo aveva in cura lo ha unto d’olio quale ultima soluzione, utilizzando quello ricavato dalle lampade votive accese in onore della Madonna delle Grazie presso il santuario di Galatone.

E’ stata un’unzione miracolosa, in grado di sconfiggere una grave forma tumorale. Tale miracolo oltre a ridare la vita al giovane, gli ha aperto la strada verso la santità. Giuseppe da Copertino è noto infatti, anche al pubblico laico per le sue levitazioni ed estasi.

Ecco, a beneficio dei lettori di “Olio Officina”, la nota di Giuseppe Pontiggia, riportata nel risvolto di copertina.

“Luigi Caricato ha avvicinato Giuseppe da Copertino negli aspetti più potenti ed espressivi, sottraendosi alla tentazione di ricavarne un ritratto edificante e pietistico. Ne emerge un profilo avvincente e appassionato, attenendosi da un lato al filo conduttore di una cronologia precisa e puntuale, sostenuta da una capillare documentazione storica, dall’altro riservando spazi di libera creatività, dove i dati della cronaca vengono trasformati da un racconto coinvolgente e di emozionante attrazione. Per ottenere tale risultato, Caricato ha mobilitato una prosa divisa tra il realistico e il visionario, realizzando un sapiente montaggio dei diversi momenti narrativi attraverso un lessico e una aggettivazione spesso audaci e inventive. Il risultato è un’opera avvincente che interessa in eguale misura sia chi è attratto dalla figura di uno dei santi più memorabili della tradizione italiana, sia il lettore sensibile alla originalità di nuovi percorsi letterari ed espressivi.” (Giuseppe Pontiggia)

Ed ecco infine la nota di Daniela Marcheschi, riportata nel risvolto di copertina dell’edizione scolastica del romanzo.

“Per il suo esordio Luigi Caricato ha intrapreso la strada di narrare la vita di Giuseppe Desa da Copertino, il celebre santo vissuto nel Seicento. Una scelta «inattuale» la sua, e una sfida che è stata non a caso seguita dall’occhio benevolo di un maestro come Giuseppe Pontiggia.

Caricato riesce ad evitare sia l’agiografia sia il romanzo storico tradizionale, anche grazie alle didascalie di ogni capitolo, che costituiscono un vero e proprio racconto nel racconto ed arricchiscono in senso polifonico il testo. A questo si aggiunga il continuo gioco di alternanza dei tempi verbali, che rendono più dinamica la narrazione e ne animano di continuo le prospettive.

Con una scrittura concisa e sorvegliata, l’Autore porta prima di tutto in luce le sofferte esperienze di vita dell’uomo Giuseppe, la sua singolare fame di Dio e le lotte estenuanti che per essa si trovò a sostenere.

Da ciò scaturisce un’opera che, fra ricostruzione storica e fine scavo psicologico, si segnala per momenti di speciale pathos narrativo ed insolita tensione dello stile”. (Daniela Marcheschi)

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