Olivo Matto

La mia storia personale mi impone di dire “No!”

Luigi Caricato

La mia storia personale mi impone di dire “No!”

Oggi Elia Fiorillo, il presidente del Ceq, il Consorzio extravergine di qualità, si è pronunciato su un tema caldo che sta dilaniando il mondo oleario italiano, creando fratture insanabili tra i vari attori dela filiera, e soprattutto dando vita a tanti disastri, in termini di aggravi burocratici per le aziende e presto, purtroppo, anche a tanta confusione tra i consumartori già disorientati per conto proprio. Tale clima di ostilità continua, oltre che deleterio è perfino stupido. Alcuni, per ragioni di puro egoismo, stanno creando tante false attese tra gli olivicoltori, senza curarsi minimamente delle conseguenze che tali promesse generano. Voi mi direte: come, anziché svelenire i difficili rapporti tra le parti, Luigi Caricato preferisce gettare benzina sul fuoco? No, miei cari. Di fronte all’insensatezza, la mia storia personale, la mia intelligenza, il mio buon senso, la mia dignità di essere senziente, mi impone di esprimere liberamente il mio pensiero al riguardo, che è di inequivoca condanna. C’è un gruppo di soggetti in Italia che detiene il controllo della politica e detta legge con brutale e volgare arroganza, distruggendo un comparto oleario pur dal passato glorioso, ma infiacchito da decenni di raccapriccianti depredamenti. Io non ci sto, e prendo le distanze. Non ho influenze sui politici italiani, e non vogliono neppure averne, perché sono una persona pulita e voglio mantenermi integro. Facciano pure ciò che ritengono opportuno, ma io – sappiate – non posso essere complice di situazioni assurde e grottesche, oltre che pasticciate, che presto affosseranno il settore. Continuerò a fare il mio costante lavoro di informazione e corretta comunicazione, con onestà e limpidezza. Intanto, vi lascio alle dichiarazioni di Elia Fiorillo, sicuramente morbide e decisamente più moderate delle mie, come è giusto che sia. Riflessioni – sappiate – più che condivisibili e che invitano a una seria e urgente riflessione.

Ed ecco, nel dettaglio, le considerazioni del presidente del Ceq, il Consorzio extravergine di qualità, Elia Fiorillo, in merito al tema degli alchil esteri ed all’articolo 43, comma 1 bis, del decreto sviluppo, convertito in legge il 7 agosto scorso.

Il rischio grosso che l’olivicoltura italiana sta correndo è che si divida su di uno strumento che doveva unire.. In effetti la legge prevede che “gli oli di oliva extravergini che sono etichettati con la dicitura «Italia» o «italiano», o che comunque evocano un’origine italiana, sono considerati conformi alla categoria dichiarata quando presentano un contenuto in metil esteri degli acidi grassi ed etil esteri degli acidi grassi minore o uguale a 30 mg/Kg.”

Se quel valore 30 diventa, come già sta avvenendo, per alcuni il feticcio da abbattere e per altri da adorare, non andiamo da nessuna parte. Ancora una volta noi italiani dimostriamo di essere pasticcioni, più attenti ad operazioni demagogiche che possono diventare un boomerang proprio per i soggetti, produttori in primis, che si vogliono tutelare.

Più di dieci anni fa il Consorzio extra vergine di qualità, per provare a combattere il fenomeno malavitoso degli oli deodorati, bandì un concorso per l’individuazione di un metodo scientifico che potesse smascherare i truffatori. Va ricordato che nel Consorzio, allora come oggi, è rappresentata tutta la filiera, dalla grande industria di trasformazione ai produttori. Non ci fu alcun vincitore all’iniziativa del Consorzio. I metodi proposti o erano fantasiosi o inattendibili. Per fortuna sono arrivati recentemente gli alchil esteri, che va detto sono ancora in sperimentazione e non sono il Vangelo, che su quel fronte possono fare chiarezza. Ma attenzione ad esagerare.

Il rischio che si sta correndo è quello di penalizzare, in base a come è stato malamente impostato l’art. 43 del decreto sviluppo, produzioni italiane di grande pregio. Ma non solo. Quella soglia di trenta può diventare un pretesto per gli speculatori per comprare a basso prezzo produzioni di qualità italiane e, magari, imbottigliarle all’estero. Sicuramente un parere degli esperti e degli organismi deputati al controllo, prima della stesura del decreto, sarebbe stata “cosa buona e giusta”. Ma così non è stato ed il rischio di confusione è molto alto.

Cosa diversa, invece, è ipotizzare per l’alta qualità italiana – il decreto dovrebbe essere varato prossimamente – un disciplinare che potrebbe prevedere un valore anche più restrittivo, come per esempio 20 di alchil esteri. In questo caso si premia il top. Insomma, non si ragiona su tutti gli oli extravergini italiani, che sono tanti e molto vari, ma appunto solo su una fascia ben delimitata, senza penalizzare chi per condizioni climatiche e varietali si avvicina troppo al limite. L’augurio è che si possa riscrivere la norma rendendola applicabile.

Elia Fiorillo

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