Olivo Matto

La prima volta del Miooa

Luigi Caricato

La prima volta del MIOOA è stata una grande emozione. Quelli che non sono al corrente di questo acronimo, dovranno sapere che corrisponde al Milan International Olive Oil Award, concorso organizzato dalla rivista Olio Officina Magazine, alla sua prima edizione. Ora sono giunti i risultati, resi pubblici dopo le valutazioni di ben quattro distinte giurie. Per conoscerli potete cliccare QUI.

Fondamentale è stato l’apporto del panel di assaggiatori professionisti dell’Onaoo, storica realtà fondata nel 1983 a Imperia, prima scuola di assaggio al mondo. Oltre ai giudizi espressi dagli assaggiatori professionisti dell’Onaoo vi sono stati i riscontri di altre tre giurie: una con i rappresentanti del settore Horeca, comprendente buyer, ristoratori, chef, maître esommelier; una composta da giornalisti, sia espressione di testate specializzate, sia di giornali e tv generaliste; e una giuria, infine, composta da consumatori. Ci sarebbe dovuta essere anche una giuria di buyer della Gdo, ma questi, causa emergenza sanitaria, non hanno avuto il via libera da parte delle catene distributive, per ragioni di policy aziendale. Tutte e quattro le giurie hanno pertanto concorso ai risultati finali della prima edizione del MIOOA. Risultati che, rispetto a tutti gli altri concorsi di qualità, sono il frutto di una inedita chiave di lettura interpretativa della qualità degli extra vergini esaminati.

La valutazione della qualità, nel caso specifico del MIOOA, ha fatto perno sul concetto fondamentale, e imprescindibile, della “stabilità” degli oli stessi. I campioni di olio in concorso sono stati infatti raccolti a partire dal mese di maggio 2020, fino a luglio 2020. Una scelta inusuale per un concorso di qualità, anche perché, contrariamente ad altri concorsi, l’obiettivo del MIOOA è stato finalizzato non soltanto ad appurare la qualità sensoriale ed edonistica degli oli, ma anche, e soprattutto, la loro durata e stabilità nel tempo, un fattore, questo, molto importante, a testimonianza di un valore spesso sottovalutato.

Fare qualità oggi è più semplice rispetto al passato, con l’introduzione di nuove tecnologie e metodiche di produzione, ma rendere l’olio più stabile implica qualcosa in più, oltre che una buona materia prima di partenza anche la capacità di conservare bene il prodotto e, nondimeno, una grande professionalità da parte degli stessi operatori nel rendere i propri extra vergini buoni anche per la loro shelf-life. Teniamolo in grande considerazione questo imprescindibile valore: la stabilità. Sì, perché una qualità di breve durata che qualità è?

Questo editoriale riprende tal quale l'editoriale apparso sul numero 16 della rivista mensile Oliocentrico, edita da Olio Officina.

Commenta la notizia

Per commentare gli articoli è necessario essere registrati.
Se sei un utente registrato puoi accedere al tuo account cliccando qui
oppure puoi creare un nuovo account cliccando qui

Iscriviti alle
newsletter